Il 30 giugno 2026 è stata effettuata l’ultima telefonata mai instradata sulla rete telefonica fissa finlandese. Da mercoledì 1° luglio le linee sono definitivamente silenziose: l’operatore Elisa ha ritirato la propria infrastruttura di telefonia fissa, sia per i clienti privati sia per le aziende, chiudendo un capitolo iniziato nell’Ottocento.
La Finlandia vanta infatti una delle storie più lunghe d’Europa in questo campo: la rete telefonica fissa è attiva dal 1880, e il paese fu tra i primi ad adottarla con entusiasmo. Già negli anni Sessanta la Finlandia occupava il settimo posto in Europa per numero di abbonamenti fissi, un primato che sembrava insormontabile all’epoca. Il picco di diffusione nelle case finlandesi arrivò poi nei primi anni Novanta, prima che l’avvento della telefonia mobile cambiasse per sempre le abitudini di comunicazione.
Addio alla telefonia fissa: l’Europa cambia rotta
Non è un caso che proprio la Finlandia sia stata protagonista di questa transizione: il paese ha dato i natali a Nokia, che per un lungo periodo è stata leader mondiale nella telefonia mobile, contribuendo in modo diretto al progressivo abbandono del telefono fisso da parte dei finlandesi. Un declino costante, che negli ultimi decenni ha eroso gradualmente il numero di utenze fino a rendere la rete fissa un servizio marginale e sempre più costoso da mantenere per gli operatori.

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Elisa non è stata la prima a compiere questo passo: la concorrente Telia aveva già dismesso il proprio servizio di telefonia fissa nel 2019, mentre DNA ha interrotto il supporto alle linee fisse a inizio 2026. Con l’uscita di scena di Elisa, che era rimasta l’ultimo grande operatore attivo su questo fronte, la Finlandia diventa così uno dei primi paesi europei a chiudere completamente l’infrastruttura storica della telefonia fissa.
In Italia la situazione resta diversa: la rete fissa, gestita principalmente da TIM tramite la propria infrastruttura storica, continua a essere operativa e nessun operatore ha ancora annunciato una data di dismissione definitiva, anche se il numero di linee fisse tradizionali è in calo costante da anni, complice la diffusione di soluzioni VoIP che viaggiano sulla connessione internet piuttosto che sul doppino in rame. Il percorso che ha portato la Finlandia allo spegnimento totale, insomma, è simile a quello osservato in molti altri paesi europei, solo più avanti nel tempo.
Cosa accadrà in Italia
Resta da vedere quanti altri operatori nazionali seguiranno lo stesso percorso nei prossimi anni, e se la dismissione delle reti in rame porterà a un’accelerazione ulteriore della migrazione verso la fibra ottica e le soluzioni di comunicazione basate interamente su internet.

Cosa accadrà in Italia-webnews.it
In Italia il percorso verso la fine della rete in rame segue una logica diversa. Non si tratta della decisione unilaterale di un operatore che ritira l’intero servizio in un’unica data, ma di un piano regolato da AGCom e gestito da FiberCop (la società partecipata da TIM, KKR e Cassa Depositi e Prestiti che dal 2024 controlla la rete fissa di accesso), che spegne le centrali una alla volta, condizionando ogni spegnimento al completamento della copertura in fibra nella zona interessata.
Il piano prevede la dismissione di oltre 6.700 centrali interamente in rame sulle circa 10.500 esistenti entro il 2028, con l’obiettivo europeo che fissa al 2030 la migrazione dell’ultima quota di utenti. Il ritmo, però, resta lento: secondo uno studio I-Com, di questo passo lo switch off completo potrebbe arrivare non prima del 2036, dieci anni oltre il target Ue. In pratica, mentre la Finlandia archivia la rete fissa storica in un colpo solo, in Italia la stessa transizione procede centrale per centrale, e i clienti coinvolti vengono avvisati con un preavviso in bolletta prima del passaggio obbligato a fibra o connessione radio fissa.