Cosa succede davvero quando fai una ricerca su Google: un dietro le quinte che non immagineresti mai

Dalla query alla pagina dei risultati in meno di un secondo: come Google interpreta l'intento, consulta miliardi di pagine indicizzate e personalizza ogni risposta in base a chi sei.
Dalla query alla pagina dei risultati in meno di un secondo: come Google interpreta l'intento, consulta miliardi di pagine indicizzate e personalizza ogni risposta in base a chi sei.
Cosa succede davvero quando fai una ricerca su Google: un dietro le quinte che non immagineresti mai

4Digiti qualcosa nella barra di ricerca, premi invio e in una frazione di secondo hai davanti una pagina di risultati. Sembra magia, o almeno qualcosa di talmente automatico da non meritare un secondo pensiero. Ma quello che accade in quell’istante è il risultato di un processo straordinariamente complesso, distribuito su infrastrutture globali e affinato in vent’anni di sviluppo continuo. Capire come funziona davvero Google Search non è solo utile per chi lavora nel digitale: cambia il modo in cui si usa ogni giorno uno degli strumenti più potenti che esistano.

Tutto inizia dal testo che scrivi

Il primo passaggio è banale solo in apparenza: scrivi una query. Ma già mentre digiti, Google comincia a lavorare. Il sistema analizza la tua cronologia di navigazione — se sei loggato — i trend di ricerca del momento e le ricerche più popolari in tempo reale per suggerirti completamenti. Non è solo autocompletamento: è un primo tentativo di capire dove stai andando prima ancora che tu finisca la frase.

Quando premi invio, il browser invia la richiesta ai server di Google insieme a una serie di dati contestuali: la posizione geografica approssimativa, la lingua impostata sul dispositivo e il tipo di dispositivo — mobile, tablet o desktop. Questi parametri entrano subito nel calcolo, perché la stessa query da un telefono a Milano e da un computer a Tokyo può produrre risultati diversi.

Laptop aperto sulla Serp di Google generata dopo la ricerca

Se sei loggato con il tuo account Google, i risultati che vedi non sono gli stessi che vedrebbe un’altra persona con la stessa query – ©Pexels

L’intelligenza artificiale capisce cosa vuoi davvero

Qui entra in gioco la parte meno visibile e più sofisticata dell’intero processo: Google non cerca le parole che hai scritto, cerca l’intenzione che c’è dietro. Il sistema — basato su modelli di intelligenza artificiale tra cui BERT e MUM — analizza il significato semantico della query, non la sua superficie lessicale. “Ripple” può essere una frutta tropicale, un’azienda tecnologica o una criptovaluta: il contesto decide quale delle tre Google mostrerà per prima. “Roma oggi” può essere una domanda su meteo, notizie, eventi o traffico: l’algoritmo valuta le probabilità statistiche basandosi su miliardi di ricerche simili effettuate in passato.

Questo processo tiene conto anche di sinonimi, ricerche correlate e contesto accumulato all’interno della stessa sessione. Se hai appena cercato informazioni su un film e poi scrivi solo il nome del regista, Google può collegare le due query.

L’indice: un archivio da centinaia di miliardi di pagine

Google non va su internet a cercare la risposta nel momento in cui fai la ricerca. Consulta un proprio database interno chiamato indice, costruito e aggiornato continuamente da programmi automatici noti come crawler — i Googlebot. Questi sistemi visitano miliardi di pagine web ogni giorno, ne salvano copie e le analizzano estraendo informazioni sul contenuto, sulla struttura, sui link in entrata e in uscita. L’indice che ne risulta è una delle strutture dati più grandi mai costruite, e viene interrogato in parallelo su migliaia di server contemporaneamente nel momento in cui parte la tua richiesta.

 

Il ranking: scegliere i migliori tra miliardi di candidati

Trovare le pagine rilevanti è solo metà del lavoro. La parte più critica è decidere in quale ordine mostrarle. Google utilizza centinaia di fattori di ranking, tra cui la rilevanza del contenuto rispetto alla query, la qualità del sito misurata attraverso segnali di autorevolezza e affidabilità, la velocità di caricamento della pagina, l’ottimizzazione mobile e l’autorevolezza dei link che puntano verso quella pagina da altri siti. Nessun singolo fattore è determinante in assoluto: il ranking è il risultato di una ponderazione dinamica che cambia in base al tipo di ricerca. Una query medica richiede un peso maggiore per l’autorevolezza della fonte; una query locale privilegia la prossimità geografica; una query informativa premia la completezza del contenuto.

Infografica che illustra gli 8 passaggi del funzionamento di Google Search, dalla query dell'utente alla visualizzazione della SERP in meno di un secondo

Infografica che illustra gli 8 passaggi del funzionamento di Google Search, dalla query dell’utente alla visualizzazione della SERP in meno di un secondo

La personalizzazione: la tua SERP non è uguale alla mia

Se sei loggato con il tuo account Google, i risultati che vedi non sono gli stessi che vedrebbe un’altra persona con la stessa query. Il sistema integra cronologia delle ricerche, preferenze implicite ricavate dal comportamento passato e attività su altri prodotti Google per calibrare la pagina dei risultati. Due persone che cercano la stessa cosa in città diverse, con storie di navigazione diverse, vedranno quasi certamente ordini e composizioni di risultati differenti. Questo meccanismo è il motivo per cui fare SEO su Google non significa ottenere la stessa posizione per tutti gli utenti, ma lavorare sulla rilevanza media in un sistema che non è mai completamente uniforme.

La SERP: molto più di dieci link blu

La pagina dei risultati che appare al termine di tutto questo processo può contenere elementi molto diversi tra loro, a seconda della natura della query: link classici con titolo e descrizione, mappe per ricerche locali, immagini, video, knowledge panel con informazioni estratte da fonti autorevoli, featured snippet — le risposte dirette che compaiono in cima alla pagina prima dei link organici — e annunci sponsorati che seguono una logica d’asta separata. Infine, Google raccoglie dati sul comportamento dell’utente sulla SERP — quali risultati clicca, quanto tempo resta su una pagina, se torna subito indietro — e usa queste informazioni per affinare ulteriormente il sistema.

L’intero processo, dalla query al caricamento della pagina dei risultati, avviene in una frazione di secondo. Abbastanza in fretta da sembrare istantaneo, abbastanza complesso da richiedere una delle infrastrutture tecnologiche più sofisticate che esistano sul pianeta.

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