Google porta la pubblicità dentro le risposte AI: cosa cambia nella Ricerca con Gemini

Google porta la pubblicità dentro le risposte AI: cosa cambia nella Ricerca con Gemini

Google porta la pubblicità dentro le risposte AI della Ricerca. L’annuncio è arrivato mercoledì 20 maggio 2026, al Google I/O 2026 di Mountain View, dove l’azienda ha presentato nuovi formati pubblicitari pensati per la Ricerca con Gemini.

L’idea è chiara: inserire gli annunci non più soltanto sopra o accanto ai risultati, come accade da anni, ma dentro le risposte generate dall’intelligenza artificiale. Un cambio di passo non da poco. Google assicura che i contenuti a pagamento saranno segnalati con l’etichetta Sponsored, ma quando la pubblicità entra nel flusso di una risposta conversazionale il confine rischia di diventare meno immediato da riconoscere.

AI-powered shopping ads: Gemini spiega perché comprare un prodotto

Il primo formato si chiama AI-powered shopping ads e porta gli annunci commerciali nelle risposte di Gemini quando l’utente cerca un prodotto da acquistare. Nell’esempio mostrato da Google, una richiesta come “una macchina per caffè espresso compatta a capsule” può far comparire una selezione di articoli sponsorizzati, accompagnati da una breve spiegazione scritta dall’AI. Non solo immagine, prezzo e negozio, quindi. Anche qualche riga per dire perché quel prodotto potrebbe fare al caso dell’utente.

È qui che cambia il tono della pubblicità su Google Search. L’annuncio non resta più isolato, riconoscibile al primo sguardo come nei vecchi risultati testuali. Entra nella risposta, ne prende il linguaggio, prova a sembrare un consiglio utile. Google, nei messaggi rivolti agli inserzionisti, parla di annunci più pertinenti e legati alla ricerca dell’utente. Resta però una domanda concreta: quanto potrà essere neutrale una spiegazione generata da Gemini quando riguarda un prodotto promosso da chi paga per comparire?

Chatbot negli annunci: quando l’inserzione risponde al posto dell’azienda

Il secondo formato spinge ancora di più sull’interazione: sono gli annunci con chatbot integrato. In pratica, alcune inserzioni potranno mostrare un pulsante del tipo “Fai una domanda” e aprire una conversazione con Gemini, costruita sui contenuti messi a disposizione dal sito dell’inserzionista. L’utente potrà chiedere informazioni su caratteristiche, disponibilità, servizi o modalità d’uso, ricevendo risposte automatiche direttamente nella Ricerca.

Dal punto di vista commerciale, la promessa è semplice: accorciare la strada tra curiosità e acquisto. Per l’utente, però, l’esperienza diventa più sfumata. A rispondere non è l’azienda in modo diretto, e non è nemmeno un assistente indipendente. È un sistema AI collegato a una inserzione sponsorizzata. Google ha spiegato che questi formati saranno indicati come pubblicitari. Nella pratica di tutti i giorni, però — magari da smartphone, di corsa, tra una ricerca e l’altra — l’etichetta potrebbe pesare meno di quanto sembri sulla carta.

AI Mode e risultati sponsorizzati: il confine sempre più sottile con le risposte organiche

Le novità toccano anche AI Mode, la modalità più conversazionale della Ricerca Google. Qui l’azienda sta provando i Conversational Discovery ads, annunci mostrati sotto una risposta AI a una domanda precisa, con immagine e descrizione, e gli Highlighted Answers, risultati sponsorizzati inseriti dentro liste di raccomandazioni generate dall’intelligenza artificiale. Se un utente chiede, per esempio, quali siano le migliori app per imparare una lingua prima di partire, una piattaforma come Duolingo potrebbe comparire tra i suggerimenti con l’etichetta Sponsored.

Il nodo non è la presenza della pubblicità, che da anni regge il modello economico della Ricerca Google. La novità è il modo in cui viene assorbita nella risposta, accanto a contenuti che l’utente tende a leggere come scelti dall’AI perché utili e pertinenti. Con l’espansione di Gemini e di AI Mode, Google prova a portare il suo mercato pubblicitario dentro la nuova forma della ricerca. È un cambiamento tecnico, certo. Ma anche un passaggio che riguarda la fiducia degli utenti e il modo in cui distinguono un consiglio da un annuncio.

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