Google Toolbar 3: è polemica sull'AutoLink

Perchè Google dovrebbe poter fare ciò che a Microsoft è stato impedito di fare già nel 2001? Su questo punto nodale è sorta una voce contraria alla Google Toolbar ed in particolare alla funzionalità AutoLink con la quale Google 'ruba' utenti ai siti web
Google Toolbar 3: è polemica sull'AutoLink
Perchè Google dovrebbe poter fare ciò che a Microsoft è stato impedito di fare già nel 2001? Su questo punto nodale è sorta una voce contraria alla Google Toolbar ed in particolare alla funzionalità AutoLink con la quale Google 'ruba' utenti ai siti web

A poche ore dal rilascio da parte di Google della versione beta della nuova Toolbar 3, già lievita il coro delle proteste riguardante le novità inserite nel tool. La principale pietra dello scandalo è rappresentata dalla funzionalità AutoLink, con la quale Google rileva particolari riferimenti all’interno della pagina trasformandoli in link (esempio: i numeri ISBN rinviano alla pagina Amazon.com ove è possibile effettuare l’acquisto del libro relativo al riferimento).

Il coro contrario alla Google Toolbar 3 (la cui scintilla parte dai blog prima di raggiungere alcune testate di rilievo) pone l’accento sul fatto che Google usa i contenuti altrui per produrre dei link in grado di produrre vantaggio proprio, ed il tutto è dunque visto come una sorte di frode. In particolare Google fa suo un pubblico in realtà interessato al sito all’interno del quale si sta navigando, e tale appropriazione (indebita?) potrebbe causare problemi di una certa rilevanza.

Una ulteriore importante questione viene portata all’attenzione di quanti avevano accolto la Toolbar con eccessiva superficialità: le contestazioni di oggi non sono nuove, ma già in precedenza il gruppo Microsoft era stato bloccato sugli stesso nodi e sull’onda di un’ampio movimento di protesta. Perchè Google dovrebbe poter fare ciò che a Microsoft è stato impedito di portare a compimento in precedenza? Tale vicenda fa riferimento alla questione degli Smart Tag con i quali Microsoft tentò di creare link automatici in base ai contenuti delle pagine navigate. Dietro al tentativo Microsoft, datato 2001, emerse il nome di Jeff Reynar. Oggi lo stesso Reynar risulta essere dipendente Google.

Il motore di ricerca si difende sottolineando come la funzionalità AutoLink è utilizzabile dall’utente della Toolbar solo in seguito ad un apposito click (prerequisito tramite il quale è possibile assicurare la volontà dell’utente nell’uso della funzionalità). Nei casi precedenti tale facoltà non era concessa, dunque solo con il nuovo AutoLink l’utente ha a disposizione la completa libertà di scelta.

Il principio in discussione è lo stesso rilevato a proposito della gestione dell’errore 404: chi ha facoltà di “suggerire” all’utente il comportamento da tenere durante la navigazione? La questione è infatti aperta anche in proposito della gestione del 404: se il browser indirizza al servizio MSN Search, la toolbar offre un bypass che modifica il redirect verso la nuova destinazione Google. La polemica sorta, dunque, non offre una soluzione ma ha almeno il merito di evidenziare un problema strutturale irrisolto.

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