Il peggior motore mai costruito: si rompe dopo 38.000 km

Il peggior motore mai costruito: si rompe dopo 38.000 km

Per qualcuno si tratta del peggore motore mai costruito in assoluto: di sicuro, è un propulsore destinato a fare discutere.

Trentottomila chilometri. Per un motore moderno non sono niente, sono appena l’inizio. E invece è lì che qualcosa ha ceduto, senza preavviso chiaro, su un quattro cilindri turbo firmato General Motors. Il codice è LSY, due litri, 228 cavalli, montato su modelli diffusi come Buick Envision, ma anche Chevrolet Blazer e Cadillac XT4. Sulla carta, niente di strano. 

Come fa a rompersi così presto 

Il problema non è esploso in modo spettacolare. Nessuna biella fuori posto, nessuna fusione evidente. Il motore smontato mostra un’altra storia, più silenziosa, ma più insidiosa. Depositi carboniosi ovunque, soprattutto attorno ai pistoni. Le fasce elastiche bloccate, segno tipico di olio che passa dove non dovrebbe. 

motore da buttare dopo 38.000 km

Come fa a rompersi così presto (www.webnews.it)

La distribuzione lascia tracce, con usura anomala sulla guida della catena. Non è un dettaglio secondario, perché quando la lubrificazione non è uniforme, i primi segnali arrivano proprio da lì. Il resto sembra quasi normale, ed è questo che spiazza. Non c’è un punto unico di rottura, c’è un deterioramento diffuso. 

Perché succede prima del previsto 

Qui il discorso si fa meno lineare. Il motore in questione non arriva da un’auto perfetta, era stato coinvolto in un incidente, e mancavano alcune componenti. Questo complica la lettura, perché non tutto è verificabile fino in fondo. 

Ma alcuni segnali sono troppo chiari per essere ignorati. Accumulo di carbonio nei condotti di aspirazione, consumo d’olio fuori scala, fasce che perdono elasticità. È un insieme di fattori, non uno solo. Qualità del carburante, qualità dell’olio, intervalli di manutenzione, ma anche stile di guida. 

C’è un aspetto che torna spesso in questi casi. Motori moderni, molto spinti, progettati per lavorare con tolleranze strette. Se l’olio non raggiunge la temperatura giusta, se il motore viene usato sempre a freddo o in modo troppo “tranquillo”, i residui si accumulano. Lentamente, senza dare segnali immediati. 

E poi c’è il tema della progettazione. Il LSY nasce per essere efficiente, compatto, adatto a più modelli. Questo significa compromessi. Non è detto che siano errori, ma quando qualcosa non torna, il margine per assorbire problemi si riduce. 

Questo motore spaventa davvero anche l’automobilista più esperto

Qui il punto cambia prospettiva. Non è solo una storia da officina o da video online. È il tipo di problema che può capitare a chi usa l’auto per andare al lavoro, per muoversi ogni giorno, senza pensarci troppo. 

Un motore che consuma olio in modo anomalo non lo fa subito in modo evidente. All’inizio sono piccoli rabbocchi, poi diventano frequenti. Se non si controlla, si arriva al danno. E quando succede, il costo non è marginale. Smontare, pulire, sostituire componenti interni, a volte conviene cambiare tutto. 

Il fatto che questo motore sia montato su più modelli amplia il discorso. Non significa che tutte le unità abbiano lo stesso destino, ma introduce un dubbio. Quanto è legato al singolo caso e quanto invece è una tendenza più ampia? 

La posizione di General Motors

General Motors non ha parlato di difetti strutturali su larga scala, e al momento non ci sono campagne ufficiali che puntano in quella direzione. Però si intravede un cambio di passo. La prossima generazione della Envision potrebbe cambiare motorizzazione, forse ibrida, e la produzione verrà spostata negli Stati Uniti nei prossimi anni. 

Segnali indiretti, che non spiegano tutto ma qualcosa dicono. Nel frattempo, resta un motore che sulla carta doveva essere affidabile, e che invece, in alcuni casi, mostra limiti prima del previsto. 

Non è detto che sia il peggiore mai costruito, come qualcuno lo definisce. Ma è uno di quei casi che fanno rumore perché arrivano troppo presto. E quando un motore si ferma a 38.000 chilometri, la domanda non è solo cosa si è rotto, ma perché si è rotto così presto. 

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