Il Sole cambia dall’interno: la riorganizzazione magnetica che riscrive i cicli solari

Il Sole cambia dall’interno. Non in modo improvviso, né con segnali visibili a occhio nudo, ma attraverso una lenta riorganizzazione del campo magnetico interno.
Il Sole cambia dall’interno. Non in modo improvviso, né con segnali visibili a occhio nudo, ma attraverso una lenta riorganizzazione del campo magnetico interno.
Il Sole cambia dall’interno: la riorganizzazione magnetica che riscrive i cicli solari

A indicarlo è uno studio dell’Università di Birmingham, basato su quasi quarant’anni di dati raccolti tra il 1987 e il 2025 e pubblicato sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. I ricercatori hanno individuato variazioni sotto la fotosfera, la parte visibile della nostra stella, con possibili ricadute sui modelli dei cicli solari e sulle previsioni di meteorologia spaziale. “Abbiamo trovato prove di cambiamenti sistematici nel ciclo di attività solare”, ha spiegato Bill Chaplin, astrofisico di Birmingham e primo autore dello studio.

Quarant’anni di onde solari: cosa hanno rivelato i dati BiSON

Al centro della ricerca c’è il Birmingham Solar Oscillations Network, meglio noto come BiSON: sei spettrografi sparsi in diverse zone del pianeta, così da seguire il Sole quasi senza interruzioni, anche quando in un osservatorio è notte o il cielo è coperto. Attivo dal 1976, BiSON è la rete di eliosismologia più longeva al mondo. Non si limita a guardare la luce della stella: ne “ascolta” le vibrazioni interne, un po’ come i sismografi fanno con la Terra.

Le onde sonore che attraversano il plasma solare, le oscillazioni di modo-p, cambiano frequenza quando incontrano variazioni nella struttura e nell’attività magnetica. Da scarti piccolissimi, ma ripetuti nel tempo, gli astrofisici hanno ricostruito una tendenza rimasta nascosta per decenni. I dati sono stati divisi in bande a bassa, media e alta frequenza, ciascuna legata a profondità diverse. Un lavoro lungo, poco spettacolare. Ma decisivo.

Il campo magnetico migra verso la superficie: la scoperta sotto la fotosfera

Secondo l’analisi, l’attività magnetica del Sole si starebbe spostando sempre più vicino alla superficie a ogni ciclo, fino a coinvolgere uno strato entro circa 1.000 chilometri dalla fotosfera visibile. Non è un particolare da poco. La fotosfera è la parte del Sole che vediamo, ma appena sotto si muove buona parte dei processi che alimentano macchie solari, brillamenti ed espulsioni di materia. “L’attività magnetica si sta concentrando sempre più vicino alla superficie ad ogni ciclo”, ha sintetizzato Chaplin.

La novità è che questo spostamento non emerge contando soltanto le macchie solari, il metodo classico usato per misurare la forza dei cicli. Quelle osservazioni restano importanti, certo. Ma mostrano solo la superficie del fenomeno. Le oscillazioni solari, invece, suggeriscono che sotto stia cambiando qualcosa di più profondo. Sarbani Basu, astronoma dell’Università di Yale e coautrice dello studio, ha spiegato che la tendenza “non può essere spiegata semplicemente con campi magnetici più deboli”, ma rimanda a una diversa distribuzione dell’energia magnetica appena sotto la superficie.

Dal Ciclo 22 al Ciclo 25: perché i vecchi modelli non bastano più

Il periodo studiato copre i cicli solari dal 22 al 25, dal 1987 al 2025. Anni in cui l’attività della nostra stella non ha sempre seguito le previsioni. Il Ciclo 24, in particolare, è stato molto più debole dei precedenti e ha segnato una rottura rispetto al cosiddetto “massimo moderno”, la fase di attività relativamente alta osservata nel Novecento. Il Ciclo 25, quello in corso, ha poi raggiunto un picco superiore al ciclo precedente, ma senza tornare ai livelli registrati prima del calo.

Ed è qui che i modelli mostrano il fianco: guardare solo la superficie non basta. Le variazioni nelle oscillazioni a bassa frequenza, già notate nella fase discendente del Ciclo 23, sembrano essere proseguite anche dopo. Ancora più importante, secondo gli autori, è il cambiamento nelle oscillazioni ad alta frequenza, emerso con chiarezza solo grazie ai dati più recenti del Ciclo 25. “È la prima scoperta di questo tipo”, ha detto Chaplin. Senza una serie di osservazioni lunga come quella di BiSON, sarebbe stato quasi impossibile separare il segnale dal normale “rumore” della stella.

Brillamenti, satelliti e reti elettriche: le ricadute sulla meteorologia spaziale

Capire come cambia il campo magnetico solare non riguarda solo gli astrofisici. Da quella dinamica dipendono fenomeni come i brillamenti solari e le espulsioni di massa coronale, capaci di disturbare satelliti, segnali GPS, comunicazioni radio e, nei casi più forti, anche le reti elettriche a terra.

La meteorologia spaziale si basa su previsioni che devono stimare quando e con quale intensità il Sole può inviare particelle cariche verso la Terra. Se però la struttura magnetica interna sta cambiando, i modelli fondati soprattutto su segnali di superficie potrebbero non essere più sufficienti. Questo non significa che ci sia un pericolo immediato, e lo studio non lo sostiene.

Indica piuttosto la necessità di aggiornare gli strumenti di previsione, includendo dati eliosismologici profondi e serie storiche molto lunghe. I ricercatori seguiranno il resto del Ciclo 25 e poi il Ciclo 26, atteso intorno al 2030, per capire se la riorganizzazione osservata sia una tendenza stabile o solo una fase di passaggio. Per ora il messaggio resta prudente, ma chiaro: il Sole non sta cambiando soltanto in superficie. Sta cambiando anche dall’interno.

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