Anti Digital Divide: onore a chi ci ha provato

Giacomo Dotta,

Un comunicato chiude l’avventura di un gruppo di persone che ha messo la propria passione al servizio di una lotta che oggi, a distanza di anni dall’inizio della loro visionaria battaglia, è diventata di pubblico dominio e di riconosciuta urgenza. Chiude infatti il proprio percorso l’associazione Anti Digital Divide (ADD), un’esperienza che i lettori di Webnews hanno imparato a conoscere fin dai primi appelli per la banda larga elargiti ormai ben 8 anni or sono.

Ebbene si, dopo 8 anni di lotte, di impegno, di passione, di entusiasmo e perché no, anche di piccoli e grandi risultati… l’avventura è finita. Nel corso di questi anni abbiamo svolto attività di divulgazione di un problema che andava molto al di là dei compiti di una associazione libera e no profit di utenti, un’attività di divulgazione che proveniva e tutt’ora proviene dal “basso”.

Grazie ai nostri utenti abbiamo mappato le aree disagiate, abbiamo fatto i “veggenti” indicando le possibili condizioni future, non discostandoci di molto. Ci siamo esposti. Siamo stati tosti, preparati e “puri”… a nostro rischio e pericolo!

Ora, in questo periodo dove un po’ tutti, si riempiono la bocca parlando di digital divide… noi ci sciogliamo.

L’associazione è stata la prima a parlare di Servizio Universale e di banda minima garantita; è stata la prima a mappare il digital divide italiano per rendere evidente il problema. Si è trovata ad avere il proprio nome replicato dagli abbozzati esperimenti “Anti Digital Divide” di Telecom Italia, e di Telecom Italia è stata una piccola spina nel fianco fin dai primi incontri nei quali si tentava di far capire quanto l’incumbent fosse un ostacolo per la diffusione di una rete efficiente nel paese. ADD, soprattutto, è stata la prima a chiedere la separazione funzionale tra rete e servizi ed a puntare il dito contro l’AGCOM per la debole vigilanza portata avanti nei confronti del settore.

L’Italia si trova oggi ad inseguire i problemi che l’associazione ADD ha urlato al paese per 8 anni. Ora, quando la situazione è oltremodo critica e l’Agenda Digitale fa capolino senza manifestare ancora la propria natura (né le proprie soluzioni), ADD si defila:

Oggi ormai, il semplice “lo avevamo detto” non basta, non risolve i problemi! Le “teste calde” se ne vanno… ma i vari ministri delle telecomunicazioni, i parlamenti e le commissioni che sono passati hanno una grossa responsabilità.

Ed è un saluto amaro quello dell’associazione, il saluto di chi ha combattuto nell’impossibilità di raggiungere l’obiettivo perché troppo d’impiccio per grandi interessi e perché troppo complesso per il livello medio della cultura digitale a cui attingere risorse.

Comunque, sono stati anni interessanti, di crescita personale e intellettuale che, almeno, hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica il problema del divario digitale. Ideali concreti e raggiungibili che i “soliti” nomi, continuando a maturare guadagni e posizioni, hanno affossato. Le grandi amicizie che sono nate tra noi rimarranno sicuramente nel tempo; preziose come si son dimostrate fin da subito e sempre più forti! Collaborazioni inimmaginabili con AIIP e Assoprovider. Un appoggio gratuito come quello di Beppe Grillo ed i MeetUp. Grande entusiasmo e voglia di migliorare il nostro paese…

Avremmo voluto sciogliere l’associazione poiché l’obiettivo era stato raggiunto. Ci lasciamo, invece, con l’amara lacrima del “non ci siamo riusciti!”

Ma adesso tocca a ognuno di VOI!

Perché il digital divide rimane. Perché sulla banda larga l’Italia è ancor sempre in clamoroso ritardo. Perché le soluzioni ancora latitano. E perché il problema, urgente 8 anni or sono e rimasto inascoltato per la volontà di qualcuno, è oggi un elemento cronico dell’inefficienza del paese. I problemi che l’ADD denunciava, oggi pesano sul PIL e sulle opportunità di tutti gli italiani che nella rete vedono una opportunità.