Profondo 392 metri e lungo 26,7 km: questo tunnel sottomarino riduce i viaggi da 10 ore a 35 minuti

Profondo 392 metri e lungo 26,7 km: questo tunnel sottomarino riduce i viaggi da 10 ore a 35 minuti

C’è un progetto che, più di altri, racconta fino a dove può spingersi oggi l’ingegneria infrastrutturale europea.

Non è un ponte spettacolare né una nuova autostrada in superficie, ma qualcosa che scende nel cuore della roccia, sotto il mare: si chiama Rogfast e sta prendendo forma in Norvegia. Quando sarà completato, diventerà il tunnel stradale sottomarino più lungo e profondo mai realizzato.

Non è solo una questione di record. È un intervento destinato a cambiare radicalmente il modo di spostarsi lungo la costa occidentale del Paese, uno dei territori più complessi d’Europa per geografia e condizioni climatiche.

Il Rogfast non è una galleria qualsiasi. Parliamo di un’infrastruttura lunga circa 26,7 chilometri, scavata fino a quasi 392 metri sotto il livello del mare. Numeri che, già da soli, bastano a dare l’idea della portata del progetto.

Il tracciato collegherà le aree di Randaberg e Bokn, attraversando due grandi fiordi – il Boknafjord e il Kvitsøyfjord – oggi superati soprattutto via traghetto. Il tunnel sarà composto da due canne separate, con due corsie per senso di marcia, pensate per sostenere un traffico stimato fino a 10.000 veicoli al giorno.

È una struttura progettata per durare decenni e per inserirsi in un sistema più ampio: l’autostrada costiera E39, una delle arterie più strategiche della Norvegia.

Addio traghetti, fino a 11 ore risparmiate

Il vero impatto del Rogfast non si misura solo in metri o chilometri, ma nel tempo che farà risparmiare. Oggi, spostarsi lungo la E39 significa affrontare percorsi lunghi, frammentati e spesso interrotti dai traghetti, con attese che dipendono dal meteo e dagli orari.

Con l’apertura prevista intorno al 2033, questa dipendenza verrà drasticamente ridotta. Interi tratti diventeranno continui, senza interruzioni, e il risparmio complessivo lungo la costa occidentale potrebbe arrivare fino a undici ore.

Non è difficile capire cosa significhi: meno tempi morti per i trasporti, maggiore prevedibilità per chi lavora, spostamenti più semplici per residenti e turisti. Un cambiamento concreto nella vita quotidiana, prima ancora che un primato ingegneristico.

Il progetto Rogfast è anche un’operazione economica complessa. Il governo norvegese coprirà circa il 40% dei costi,

Come si finanzia un’opera da record (www.webnews.it)

Il progetto Rogfast è anche un’operazione economica complessa. Il governo norvegese coprirà circa il 40% dei costi, mentre il resto sarà sostenuto attraverso pedaggi.

Un modello già visto in altri grandi interventi del Paese, che consente di distribuire l’investimento nel tempo e di garantire manutenzione e gestione dell’infrastruttura. In parallelo, l’opera è destinata a generare effetti economici indiretti: maggiore efficienza logistica, crescita dei flussi commerciali e sviluppo delle aree coinvolte.

La sfida più grande è sotto terra

Costruire a quasi 400 metri di profondità non è solo una questione di tecnologia, ma di conoscenza del territorio. La Norvegia, in questo campo, parte avvantaggiata: ha già realizzato alcune delle gallerie sottomarine più avanzate al mondo.

Un esempio è il Ryfylketunnelen, lungo 14,4 chilometri e profondo 292 metri, oggi uno dei principali riferimenti tecnici del settore. Ma Rogfast alzerà ulteriormente l’asticella, superando ogni precedente primato stradale.

A livello globale, resta il confronto con il tunnel ferroviario Seikan in Giappone, che detiene ancora il record per il tratto sottomarino più lungo. Rogfast si distingue per profondità e per la destinazione esclusivamente stradale, con esigenze di sicurezza e ventilazione ancora più complesse.

Il Rogfast non è solo un’infrastruttura. È un banco di prova per tecnologie di scavo, sistemi di sicurezza e modelli di mobilità che potrebbero essere replicati altrove.

In un’epoca in cui si parla sempre più di sostenibilità e di trasporti efficienti, opere come questa mostrano una direzione possibile: ridurre le distanze senza necessariamente occupare nuovo spazio in superficie.

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