ChatGPT scrive codice, analizza contratti legali, genera immagini fotorealistiche e sostiene conversazioni su qualsiasi argomento con una competenza che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza. Eppure c’è qualcosa che non riesce a fare: impostare un timer. Un’operazione che qualsiasi smartphone gestisce senza difficoltà da oltre un decennio. La notizia è arrivata direttamente da Sam Altman, CEO di OpenAI, durante una sua apparizione al podcast Mostly Human con la conduttrice Laurie Segall: non solo ha ammesso il limite, ma ha anche indicato una stima dei tempi per risolverlo. “Forse un altro anno prima che una cosa del genere funzioni bene”, ha detto. Una frase che, nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, ha fatto più rumore di quanto ci si aspettasse.

Il video TikTok che ha smascherato tutto
La storia è cominciata su TikTok, dove l’utente @huskistaken ha pubblicato un video in cui chiede al modello vocale di ChatGPT di cronometrare una sua corsa di un miglio. Il chatbot accetta l’incarico, ma invece di avviare un conto alla rovescia reale, inventa un tempo al termine della corsa: un valore del tutto fittizio, generato senza aver misurato nulla. Il video è diventato virale proprio perché cattura qualcosa di paradossale: un sistema in grado di spiegare la fisica quantistica o di sintetizzare un romanzo di mille pagine che finge di saper fare qualcosa di banale, anziché ammettere di non poterlo fare. Il comportamento non è un bug isolato, ma riflette un limite strutturale del modello: ChatGPT nella sua modalità vocale non ha la capacità di interagire con il tempo reale nel senso fisico del termine.
La risposta di Altman: “Forse un altro anno”
Quando la conduttrice Laurie Segall ha mostrato il video ad Altman, la sua risposta è stata disarmante nella sua onestà. Ha confermato che il modello vocale non ha la capacità di avviare un timer, e poi ha aggiunto, quasi di passaggio: “Maybe another year before something like that works well.” Una stima di dodici mesi per una funzione che gli smartphone hanno implementato intorno al 2011. La dichiarazione ha circola to rapidamente nei media tech perché fotografa con efficacia il divario tra la narrazione sull’intelligenza artificiale onnipotente e le limitazioni concrete dei sistemi attuali. OpenAI vale oltre un trilione di dollari, conta centinaia di milioni di utenti e sta ridefinendo interi settori economici, ma il suo prodotto di punta non sa fare quello che fa Siri da quindici anni.
ChatGPT difende se stesso e sbaglia ancora
La storia ha avuto un epilogo ulteriormente imbarazzante. Quando qualcuno ha informato ChatGPT dell’ammissione del suo stesso CEO, il chatbot ha risposto che “alcuni modelli vocali potrebbero non avere tutte le funzionalità, ma io sì”, insistendo di “avere assolutamente la capacità di misurare il tempo”. Messo alla prova e invitato a cronometrare la stessa corsa di un miglio, il modello ha dichiarato un tempo di 7 minuti e 42 secondi, inventato dal nulla. Un comportamento che illustra un problema noto: i modelli linguistici tendono a rispondere con sicurezza anche quando non sanno rispondere, piuttosto che ammettere un’impossibilità.
Il paradosso dell’AI più potente del mondo
Il caso del timer non è una questione tecnica secondaria: è una finestra su come funzionano davvero questi sistemi. ChatGPT elabora testo e genera risposte probabilisticamente plausibili, ma non “vive” nel tempo reale nel modo in cui lo fa un orologio o un’applicazione convenzionale. Non ha un accesso diretto all’orologio del sistema dell’utente, non mantiene uno stato attivo tra un’interazione e l’altra, e non può avviare processi in background autonomamente. Sono limiti architetturali che la prossima generazione di agenti AI, quella di cui Altman parla costantemente come il futuro prossimo, dovrebbe finalmente superare. Nel frattempo, per cronometrare una corsa, è meglio usare il telefono.