Suicidio in diretta su Justin.tv

Suicidio in diretta su Justin.tv

Abraham K Biggs, un ragazzo di Miami di 19 anni, si è suicidato in diretta sulla TV in streaming di Justin.tv, un servizio di San Francisco costituito da molti canali live, fondato da Justin Kan. La notizia è sconcertante, ma significativa per riflettere sulle potenzialità del Web e sulle conseguenze o risvolti inquietanti a cui esse possono portare in alcuni casi.

Quella di Abraham K Biggs è stata una morte annunciata: pochi giorni prima su un forum aveva scritto un messaggio in cui aveva comunicato la sua decisione. Nessuno gli aveva prestato attenzione, perché non era la prima volta che il ragazzo scriveva messaggi di questo tipo, finché in diretta ha ingerito delle pillole e quando i telespettatori si sono accorti della veridicità del suo gesto e hanno dato l’allarme era già troppo tardi.

Spesso elogiando le grandi possibilità offerte dal Web non riflettiamo abbastanza sulle conseguenze alle quali queste enormi potenzialità possono portare. È vero che i servizi online facilitano la vita quotidiana degli utenti e offrono numerose possibilità di accesso alle informazioni e per farsi conoscere. Ma è altrettanto vero che a volte, come in questo caso, diventano un mezzo, specialmente per gli adolescenti, per estremizzare le loro fragilità.

Abraham K Biggs forse si sarebbe tolto la vita lo stesso senza il Web. Chi può affermarlo con sicurezza? Evidentemente bisogna intervenire e aiutarlo a superare le difficoltà che stava vivendo, se veramente c’erano delle difficoltà. Ma servirsi del Web per un suicidio in diretta è espressione di un disagio che cerca di coinvolgere un’intera comunità online, forse in un tentativo consapevole o inconscio di chiedere aiuto agli altri.

Le altre volte il ragazzo aveva scritto messaggi sui forum con i quali aveva annunciato di volersi uccidere, invitando gli altri internauti a fargli da supporto. Questo voler coinvolgere gli altri è indicativo di come Internet possa trasformarsi in uno spazio adatto alla spettacolarizzazione degli eventi della propria vita, anche di quelli più brutti, perfino della morte.

Come gli utenti di YouTube ricercano la fama con le loro esibizioni, come gli utenti del Web hanno voglia di condividere foto e informazioni personali, così Abraham K Biggs ha voluto condividere il proprio suicidio, unendo gli impatti emotivi forti alle potenzialità del Web.

Gli stessi utenti spettatori dell’evento, invitati dal ragazzo a guardare lo spettacolo, hanno dato l’allarme solo dopo qualche ora. Forse anche loro si sono fatti ingannare dalla capacità del Web di dare una sfumatura di virtuale anche alla più tragica della realtà. Occasione di riflessione è anche il fatto che forse i responsabili dei forum o dei servizi Web in generale dovrebbero fare dei controlli più attenti sui messaggi inseriti dagli utenti, per evitare l’irrimediabile, visto che comunque questo non è il primo caso di suicidio sul Web.

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