Il sensore LiDAR montato su alcuni modelli di auto elettriche sta danneggiando in modo permanente le fotocamere degli smartphone.
Non si tratta di un malfunzionamento né di un caso isolato: il problema è fisico, documentato e, in parte, già noto ai produttori. Il LiDAR — acronimo di Light Imaging Detection and Ranging — è una tecnologia che misura distanze e velocità emettendo impulsi laser e analizzando la riflessione.
Sempre più case automobilistiche la integrano nei sistemi di assistenza alla guida e nei veicoli a guida autonoma. Il modello al centro dei casi segnalati è il Volvo EX90, equipaggiato con un sistema LiDAR del produttore Luminar che emette laser a una lunghezza d’onda di 1550 nanometri. Questa frequenza è considerata sicura per l’occhio umano — a esposizioni brevi — ma produce effetti molto diversi sui sensori delle fotocamere digitali.
Il sensore auto che manda in tilt le fotocamere
Da inizio 2025 si moltiplicano le segnalazioni sui social media di utenti che hanno puntato lo smartphone verso il sensore anteriore del Volvo EX90 per filmarlo, ritrovandosi con pixel bruciati in modo irreversibile. Un video pubblicato da un tester automobilistico ungherese su YouTube mostra il processo in tempo reale: mentre la fotocamera inquadra il sensore attivo, i pixel si bruciano progressivamente uno dopo l’altro, lasciando punti luminosi fissi o linee morte permanenti nel mirino.

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Il dettaglio tecnico che spiega il meccanismo è il tipo di obiettivo usato. Il grandangolo rimane sostanzialmente immune: disperde la luce su una superficie ampia e l’energia del laser si distribuisce senza concentrarsi abbastanza da danneggiare il sensore. Il problema emerge con il teleobiettivo, che per sua natura concentra la luce su una porzione molto ridotta del sensore, amplificando l’intensità del fascio laser a ogni impulso. Più si zooma verso il sensore attivo, più il rischio di danno aumenta e più rapida è la progressione del danno.
Volvo ha già inserito un avviso nella documentazione ufficiale del veicolo, specificando che il LiDAR utilizza onde luminose infrarosse che possono danneggiare determinati dispositivi dotati di fotocamera, inclusi gli smartphone. L’azienda ha precisato che il rischio concreto riguarda chi si trova ravvicinato e riprende direttamente il sensore con lo zoom: chi filma il veicolo a distanza ordinaria, dal marciapiede o durante il traffico, non è esposto.
Il punto contro-intuitivo della vicenda è che il problema non nasce da un difetto del LiDAR, ma da una sua caratteristica progettuale considerata un vantaggio. Il sistema Luminar opera con potenza più elevata rispetto ad altri sensori della stessa categoria proprio perché la lunghezza d’onda a 1550 nm consente di farlo senza rischi per la vista umana. Più potenza significa maggiore precisione nel rilevamento di oggetti piccoli a grande distanza — ma anche maggiore capacità di danneggiare sensori ottici non protetti.
Il fenomeno non è esclusivo di Volvo. Qualsiasi veicolo dotato di LiDAR ad alta potenza può in linea teorica produrre lo stesso effetto. La ragione per cui i casi segnalati convergono sul Volvo EX90 è che si tratta di uno dei pochi modelli di serie attualmente in circolazione con questo tipo di sistema, mentre altri costruttori utilizzano tecnologie diverse — radar, ultrasuoni, telecamere — o versioni LiDAR a potenza inferiore per le funzioni di parcheggio e assistenza base.
Man mano che il LiDAR ad alte prestazioni si diffonde sui veicoli di serie, la questione della compatibilità con i dispositivi consumer che le persone portano con sé ogni giorno resta ancora senza una risposta standardizzata.