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Alice: Madness Returns

Un altro delirante viaggio nel Paese delle Meraviglie...

Voto WebNews
7,7
Data di uscita

17 Giugno 2011

Giudizi
  • Giocabilità7,0
  • Grafica7,9
  • Sonoro8,0
  • Longevità8,0
Pro

Geniale e delirante esercizio di stile grafico! Un viaggio ai confini della follia che conquista con paesaggi onirici e personaggi caratterizzati in modo superbo.

Contro

Tecnicamente limitato nonostante l'utilizzo dell'Unreal Engine 3. Ancorato a canoni di gameplay parzialmente datati e comunque non innovativi.

Di ,

Trama

Chi non ha mai sentito parlare di Alice nel Paese delle Meraviglie? Se non per via dell’opera (Lewis Carrol, 1865), qualcuno avrà almeno visto lo splendido film di animazione Disney (1951), oppure l’ultimo scempio cinematografico diretto da Tim Burton (2010), senza contare la pletora di altre trasposizioni cinematografiche più o meno riuscite.

La favola di Alice in Wonderland esercita evidentemente un grande potere immaginifico, ed è per questo che ha dato vita a così tante reinterpretazioni, compresa una delirante apparizione videoludica ad opera di American McGee, pubblicata da Electonic Arts nel lontano ottobre del 2000. A distanza di oltre dieci anni da quell’avventura, ecco che Alice torna ancora una volta nel folle Paese delle Meraviglie, da cui il titolo di questo nuovo action, Alice: Madness Returns, targato sempre EA e concettualizzato, ancora una volta, dallo stesso McGee.

Ma chi è American McGee? Di professione Informatico, McGee ha iniziato la sua carriera in id Software, lavorando sui due seguiti di DOOM e contribuendo ai primi due capitoli di Quake. Con questo background professionale è facile intuire come avvenne la gestazione del primo, distorto, American McGee’s Alice. La visione snaturata e decadente del Paese delle Meraviglie è presente anche in Alice: Madness Returns, che si caratterizza come un action-platform dai risvolti horror, dove la bionda Alice che risiede nell’immaginario comune viene sostituita da una protagonista dark dallo sguardo inquietante, armata di un coltello insanguinato.

La trama riprende dopo gli eventi narrati nel primo Alice e presenta al pubblico una protagonista matura, segnata ancor di più dalla dilagante follia che alberga nella sua mente. Per chi non avesse mai visto o giocato American McGee’s Alice, sappiate che nella confezione di gioco è presente un pass per attivare il download di questo primo episodio, dando a tutti la possibilità di recuperare in prima persona le redini delle deliranti vicende. Il pass è, ovviamente, usa e getta: gli acquirenti di seconda mano dovranno comprare tale contenuto aggiuntivo su Xbox Live Marketplace o PlayStation Store. Sappiate solo che, incredibile a dirsi, questo capolavoro del passato regge ancora, forse e soprattutto per merito di un design e di una caratterizzazione dei personaggi assolutamente geniale.

Ma torniamo a parlare di Alice: Madness Returns! Il prologo di gioco offre un’esperienza di tipo esplorativo-conoscitivo, utile più che altro a calarsi nei panni e nella mente della protagonista. Il doppiaggio è interamente in italiano, accompagnato anche da sottotitoli completamente localizzati, ma il lavoro svolto inizialmente non convince del tutto. Per fortuna le cose andranno gradualmente migliorando nel corso dell’avventura. Lo stesso dicasi per le meccaniche di gioco, che, a partire dal primo livello vero e proprio, non risultano poi molto più raffinate di quelle proposte nel capitolo iniziale della serie.

Alice: Madness Returns, nonostante una ricercata identità artistica e stilistica, soffre di una giocabilità ancorata a vecchi canoni del genere, legata a meccaniche platform basilari e a un level design molto lineare. Tali apparenti limiti, però, uniti a un sistema di combattimento sufficientemente elaborato (che prevede il lock sugli avversari, spettacolari schivate e contromosse a base di ombrelli respingenti) concorrono a creare un’esperienza solida e piacevole. Probabilmente, la scelta di non osare tanto a livello di giocabilità, è stata dettata dal desiderio di dare maggior risalto all’esperienza onirica, invogliando il giocatore a perdersi in compagnia di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Se, dunque, è vero che l’originalità e la varietà nel gameplay non sono propriamente i punti di forza di Alice: Madness Returns, è altrettanto garantito che le situazioni e le ambientazioni proposte scandiscono un ritmo di gioco avvincente, proponendo scenari mozzafiato sempre diversi. La caratterizzazione dei personaggi, poi, è una vera delizia: teiere-ragno che sputano tè rovente, gnomi armati di forchette e teiere a mo’ di elmi… e poi c’è lo Stregatto, inquietante consigliere che apparirà dal nulla per elargire suggerimenti. La stessa Alice, passando da un modo di gioco all’altro, cambierà abbigliamento, adeguandosi al particolare contesto.

A proposito di abbigliamento, sappiate che per poco meno di due euro già disponibile, sia nello store Sony che in quello Microsoft, una chiave per sbloccare altri vestiti e nuove armi da equipaggiare a piacimento. Selezionando particolari tenute, invece di lasciare che sia il gioco ad agghindare Alice a dovere in base all’ambientazione, potrete fare affidamento su determinate abilità speciali. Indossando il vestito da Brucaliffo, per esempio, potrete far sempre sfruttare il potenziamento dei sensi che consente di percepire passaggi segreti, pedane invisibili e cogliere suggerimenti dipinti sui muri con inchiostro simpatico.

Per quanto riguarda la longevità, non c’è dubbio che l’offerta di due giochi al prezzo di uno non possa che influire positivamente su un titolo esclusivamente single player, che esaurisce il suo appeal una volta portato a termine. L’altra componete da tenere in considerazione è la presenza di collectibles, nascosti per i livelli, che vi terranno impegnati per un po’ nel tentativo di scovare tutti i passaggi che vi condurranno a singolari Frammenti di Memoria, utili a comprendere meglio il dramma della storia di Alice.

In merito alla realizzazione tecnica, c’è da dire che, nonostante l’uso dell’Unreal Engine 3, non si toccano vette di eccellenza se non per quanto riguarda il versante prettamente artistico. La gestione dell’illuminazione è letteralmente traballante, generando salti improvvisi nella proiezione delle ombre. Lo stesso dicasi per l’annoso problema di aggiornamento delle texture, che affligge con regolare caparbietà praticamente ogni titolo basato su questo motore. A titolo informativo, le versioni per Xbox 360 e PlayStation 3 si equivalgono.

Come già accennato in precedenza, è la caratterizzazione dei personaggi a fare la differenza. Alice, in particolare, affascina con il suo sguardo magnetico, la sua bellezza filiforme e una folta chioma liscia che ondeggia realisticamente durante gli spostamenti. Tuttavia anche la protagonista, se guardata con attenzione, tradisce una modellazione poligonale tutto sommato essenziale.

L’accompagnamento sonoro, infine, è morbosamente disturbante e si anniderà nelle vostre sinapsi per un bel po’! Mi sono ritrovato a canticchiare distrattamente il tema del menu principale, subito dopo aver finito una sessione di gioco. Fra percussioni e strumenti vari, suonati graffiando e percuotendo le corde, sperimenterete sonorità decisamente originali… anche se non tutti le troveranno esattamente gradevoli.

In definitiva, la vera forza di Alice: Madness Returns risiede nella geniale reinterpretazione audiovisiva di un mondo immaginario, che già di partenza era assolutamente fuori di testa! Lasciarsi sfuggire un simile viaggio di fantasia, a causa di una giocabilità non completamente originale o di una realizzazione tecnica solo poco più che discreta, sarebbe un vero delitto…