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Darkspore

Spore incontra Diablo, in un titolo che può dire la sua tra gli action-RPG

Voto WebNews
8,0
Data di uscita

29 Aprile 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,5
  • Grafica7,5
  • Sonoro7,0
  • Multiplayer8,5
  • Longevità8,5
Pro

Personalizzazione esaltante, cento creature da collezionare, gameplay hack'n'slash classico e divertente soprattutto in multiplayer.

Contro

Level design povero e scenari lineari, in single player il ritmo di gioco è a volte altalenante.

Di ,

Trama

Nonostante la grande originalità rappresentata soprattutto dal Creature Creator (un potentissimo editor che permetteva di modellare creature in maniera dettagliatissima) e dalla possibilità di ripercorrere l’evoluzione genetica passo a passo, Spore aveva un problema di fondo, che probabilmente fu il motivo del suo mancato successo. L’esperienza di gioco infatti faticava a decollare per colpa di una esasperata ridondanza di generi a cui era subordinato lo spezzettato gameplay. Questo ne fece un semplice contenitore sui generis, dal concept geniale, ma decisamente noioso dal punto di vista ludico. Tuttavia, conscio del grande potenziale inespresso, Will Wright ha deciso di riprendere in mano il brand riproponendolo, questa volta, con un filo conduttore più solido, omogeneo e ben collaudato. È però importante precisare che Darkspore non è un vero e proprio sequel, ma più propriamente uno spin-off, che ripesca alcuni elementi del simulatore evolutivo convertendoli alle esigenze di un action-RPG.

Come in Spore, la genetica rappresenterà la chiave di volta dell’intera esperienza, a partire dalla trama. Il tutto ruota intorno ai Darkspore, creature eroiche dai grandissimi poteri generate in provetta dai Crogenitor, una razza di scienziati esperti nella mutazione genetica, il cui compito è mantenere l’ordine nell’Universo. Però, come spesso accade, le creature diventano incontrollabili e si ribellano ai loro stessi padri, a causa dell’instabilità dell’E-DNA, il fattore mutageno utilizzato per la loro realizzazione.

Gli scienziati non riuscendo a contenere la minaccia e spaventati da una loro possibile estinzione, decidono di rifugiarsi nei luoghi più reconditi dello spazio all’interno delle loro astronavi, sottoponendosi a un’ibernazione millenaria. Solo nel momento in cui i loro computer avessero trovato una cura per stabilizzare l’E-DNA si sarebbero destati dal sonno di ghiaccio. Dopo eoni di torpore criogenico, uno dei computer Crogenitor è riuscito finalmente a trovare la soluzione, risvegliando di conseguenza il suo ospite. Sarà proprio il giocatore a vestire i panni di questo scienziato, ultimo baluardo di speranza per la vita intergalattica, che dovrà debellare la minaccia DarkSpore avvalendosi dell’aiuto degli eroi genetici. Inutile soffermarsi troppo sull’aspetto narrativo che, come di consueto, si rivelerà un semplice pretesto utile a giustificare le mattanze che farete in giro per la galassia.

Come la vecchia scuola hack’n’slash insegna, il cuore pulsante che vi spingerà a falcidiare ininterrottamente abomini e mostriciattoli lungo i vari dungeon sarà il sempreverde e assuefacente looting, ovvero quell’intrigante processo di collezione degli oggetti lasciati cadere dai nemici con i quali potrete customizzare il vostro personaggio all’infinito, incrementando le abilità e raggiungendo così il giusto potenziale per procedere senza patemi ai livelli successivi. Dimenticatevi però il classico inventario nel quale dovrete incasellare oggetti negli appositi slot e lasciatevi invece stupire e soggiogare dal portentoso editor ereditato da Spore. Prima di tutto, oltre alle solite armi e armature, si potranno sostituire intere parti del corpo come mani, piedi, occhi e gambe o aggiungere orpelli estetici come antenne, ali meccaniche, corna, utili per incrementare ulteriormente le caratteristiche della creatura o anche per solo vezzo estetico. Ogni elemento che verrà agganciato al corpo del vostro eroe sarà parzialmente modellabile, sia per quanto riguarda la forma che le dimensioni, mentre le parti del corpo già presenti come arti o protuberanze saranno modificabili solo nelle dimensioni.

Il Creature Creator si comporta in modo simile a quanto già apprezzato in Spore, anche se in maniera marcatamente più standardizzata e limitata. La libertà offerta rispetto al genere di riferimento è sì generosa, ma appunto molto castrata se pensiamo a ciò che permetteva il motore genetico originario. Non sarà infatti possibile creare ex novo e nemmeno modificare la struttura base dei corpi, che rimarranno sempre invariati fatta eccezione, come già detto, per l’aggiunta o la modifica di piccole parti preconfezionate. Gli sviluppatori sono riusciti a trovare un ottimo compromesso, riuscendo a contestualizzare l’utilizzo dell’editor ai fini dei requisiti ruolistici ai quali sono inevitabilmente subordinate crescita e abilità della creatura. Saranno infatti solo gli upgrade attraverso quest’ultimo a permettere il potenziamento, mentre i punti esperienza raccolti durante le scorribande galattiche incrementeranno il livello Crogenitor, il quale ad ogni passaggio darà accesso all’attivazione di nuovi eroi da aggiungere alle proprie fila, per un totale di ben cento esemplari.

La creature effettive sono in realtà venticinque, ma per ognuna di esse esistono altre tre varianti genetiche dotate di abilità e caratteristiche differenti. Queste possono essere ulteriormente raggruppate in base a due peculiarità: classe ed elemento di appartenenza. La prima classificazione è piuttosto classica e prevede i tre archetipi canonici dei giochi di ruolo: il Sentinel, che rappresenta il guerriero forte negli scontri ravvicinati e dotato di una difesa alta, il Ravanger, una sorta di ranger equipaggiato con armi leggere e molto veloce nei combattimenti ma dalla scarsa resistenza, e infine il Tempest, praticamente una versione futuristica del mago.

La seconda divisione comprende Plasma (fuoco), Quantum (tempo e spazio), Bio (natura, piante e veleno), Cyber (tecnologia) e Necro (morte e paura), elementi di appartenenza genetica che conferiscono le relative abilità. Abilità che non potranno essere modificate o incrementate, ma si limiteranno a terzine di skill preimpostate. A prima vista il loro numero sembra molto inferiore rispetto ad altri eminenti colleghi, ma considerando la quantità di creature disponibili, ognuna dotata come detto di tre abilità, e la possibilità di utilizzare una skill supplementare per ognuna delle altre due creature del team, l’offerta lievita in maniera sostanziale. È comunque un peccato la totale assenza di un albero delle abilità con una possibilità di sviluppo personalizzato, ma è ovvio che il focus di crescita e personalizzazione delle creature debba passare principalmente attraverso l’editor.

Oltre alla già citatissima customizzazione genetica, una delle caratteristiche distintive di DarkSpore è la possibilità di creare team da tre guerrieri, dei quali uno scende in campo mentre gli altri due attendono sull’astronave, pronti a intervenire e scambiarsi in qualsiasi momento con la semplice pressione di un tasto. Una formula di gioco che ha due funzioni: la prima è di permettere al giocatore la cura delle creature in difficoltà raccogliendo pozioni, mentre la seconda è di carattere squisitamente tattico-strategico. Infatti, a seconda della tipologia genetica presente nel livello, il giocatore potrà decidere quale dei suoi eroi mandare in combattimento. Ad esempio, se sul pianeta da disinfestare ci saranno mostri di tipo Bio e Cyber, sarà necessario formare un team composto da creature di tipo diverso da quello, quindi Necro, Plasma o Quantum. Ovviamente prima di accedere agli scenari, una schermata vi illustrerà la scelta migliore attraverso degli aiuti grafici molto chiari. Non c’è alcuna logica del tipo carta-frobice-sasso, ma semplicemente i vostri eroi di natura diversa a quella dei DarkSpore saranno più adatti al combattimento, mentre quelli dello stesso tipo si riveleranno inefficaci. Tutto sommato, il concetto è funzionale allo scopo e permette oltre a un buon approccio tattico, anche un equilibrato turn over delle creature presenti nella vostra collezione.

È importante ricordare che la modalità campagna sarà affrontabile anche in cooperativa online fino a quattro giocatori, e sempre online saranno presenti le modalità PvP da 1 vs. 1 e da 2 vs. 2, disponibili solo dopo aver raggiunto un certo livello Crogenitor. Durante le nostre sfide sulla Rete, il netcode ha retto benissimo e il divertimento ne ha beneficiato, soprattutto vista la quantità di DarkSpore sensibilmente aumentata che ha donato un ritmo molto più incalzante rispetto all’esperienza in singolo, che soffre invece di una cadenza piuttosto lenta e altalenante.

Le analogie con i capisaldi di casa Blizzard non possono essere ignorate. L’ambientazione dark e sci-fi ricorda molto da vicino StarCraft mentre lo stile hack ‘n’ slash classico non può che riportare alla mente l’antesignano Diablo, re indiscusso e padre fondatore del genere. Tuttavia l’elemento genetico e le peculiarità con le quali DarkSpore arricchisce il suo gameplay sono molto forti e personali, e ci hanno fatto dimenticare ben presto le somiglianze con altre produzioni blasonate e altisonanti del mondo videoludico. Anche perché le fonti di ispirazione non si sono limitate ai videogiochi, ma Maxis ha pescato a piene mani anche da altre tipologie di media. Difficile credere che prima di disegnare i modelli delle creature, i concept artist di Maxis non abbiano guardato almeno una puntata dei Gormiti, e al di là dell’estetica, anche il sistema di gioco simile alla morra cinese per il quale una tipologia di creatura è più efficace contro un’altra a seconda dell’elemento ricorda vagamente i Pokémon e ancora più da vicino per stile e approccio le carte collezionabili Magic: The Gathering.

Se i cartoni sono stati fonte di ispirazione, si può intuire anche dal comparto grafico che fa un pesante (e sapiente) utilizzo del cell shading. Il tutto ha un aspetto molto cartoonesco e color pastello che, anche se stride leggermente con la sedicente natura dark del titolo, si sposa perfettamente all’eredità di Spore. Purtroppo il level design è apparso molto sottotono e, seppur varie, le mappe si presentano lineari e prive di grandi colpi di classe, sia dal punto di vista estetico che morfologico. L’audio annovera una buona campionatura e le soundtrack a tema sci-fi fanno discretamente il loro compito.

Dire che DarkSpore è un semplice mix tra Spore e Diablo sarebbe limitativo. E abbiamo visto il perché. Prendendo comunque spunto da videogiochi, cartoni animati e addirittura giochi di carte collezionabili, la personalità con la quale gli sviluppatori hanno dato vita a questo titolo non può essere ignorata. Le meccaniche hack’n’slash classiche si accompagnano in maniera armoniosa ed equilibrata agli elementi genetici ereditati da Spore, e allo stesso tempo l’ambientazione cupa e seriosa dà spazio a creature caricaturali e colorate che giocano a fare gli eroi. In attesa del re degli action-GDR, questo DarkSpore, che per certi versi ne è l’antitesi, può sicuramente rivelarsi un ottimo palliativo.