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Dragon Age 2

Il sequel di BioWare è un capolavoro che potrebbe non convincere proprio i fan.

Voto WebNews
8,8
Data di uscita

11 Marzo 2011

Giudizi
  • Giocabilità9,0
  • Grafica8,5
  • Sonoro8,5
  • Longevità9,0
Pro

Trama avvincente e coinvolgente, personaggi affascinanti e ben caratterizzati, sistema di combattimenti dinamico e scenografico...

Contro

...ma che perde la sua componente tattica. Elementi ruolistici ridotti all'osso potrebbero non piacere ai fan del genere.

Di ,

Trama

Per gli amanti dei giochi di ruolo più “classici”, il 2009 è stato sicuramente l’anno di Dragon Age: Origins, titolo targato BioWare che, grazie a una trama epica e un gameplay ostico e profondo come non se ne vedevano da anni, è riuscito a riportare in auge l’RPG, un genere che si trovava da troppo tempo rilegato nel sottobosco della videoludica. Non a caso si era presentato ai fan come erede spirituale di Baldur’s Gate, uno degli indimenticabili capisaldi della categoria.

Visto il grande successo ottenuto da parte di critica e videoplayer, la software house canadese ha dato alla luce il sequel, Dragon Age 2 per l’appunto, che si presenta però sotto una veste profondamente mutata rispetto a quella che caratterizzò il primo, fortunato capitolo.

Gli sviluppatori avrebbero potuto accontentarsi, avrebbero potuto adagiarsi sul concept della prima iterazione, limitandosi “solo” a limare alcuni aspetti o aggiungere piccole novità al sistema di gioco, senza necessariamente stravolgere un’idea collaudata e “chiavi in mano”. Tuttavia, a BioWare è sempre piaciuto fare le cose in grande, sono fatti così, e il loro curriculum ne è la testimonianza. Questo è probabilmente il motivo per cui Dragon Age 2 non è un vero e proprio seguito, ma è un titolo a se stante, che pesca a piene mani dal repertorio BioWare plasmando una creatura originale, inedita e, perché no, inaspettata.

Dimenticatevi, dunque, l’impavido eroe senza voce che sconfisse il Flagello nel Ferelden perché questa volta vestirete i panni di un nuovo personaggio, con una “bella voce” e senza avere la possibilità di decidere le sue origini o la sua razza, ma solo classe e sesso. Indosserete le scomode vesti di Hawke, un nobile ragazzo/a di Lothering che, dopo essere fuggito dalla sua città a causa del Flagello, dovrà rifarsi una nuova vita a Kirkwall, nei Confini Liberi, insieme alla sua famiglia, di cui restano la vecchia madre e la coraggiosa sorella maga.

Farsi accettare nella nuova città sarà però difficile, soprattutto a causa delle forti tensioni che la stanno scotendo dal suo interno. Lontani dal Flagello e dalla Prole Oscura, infatti, il filo conduttore della struttura narrativa sarà rappresentato più dai rapporti sociali interni alla città e alle relative ostilità fra razze o classi, più che dalla minaccia comune. Lungo il vostro cammino in Dragon Age 2 incontrerete razzismo, immigrazione, schiavismo, abuso di potere, politica e altre tematiche molto vicine alla società odierna.

La sceneggiatura presenta uno stile maturo e cruento come nel precedente capitolo, farcito da scene di sesso, storie d’amore, intrighi, complotti, tradimenti e tragici avvenimenti. Senza andare troppo per il sottile, il tutto viene comunque trattato in modo edulcorato e politicamente corretto, non cadendo mai nella banalità o nei luoghi comuni.

Per cercare di raccontare la storia di Hawke e della sua famiglia con una formula un po’ moderna, gli sviluppatori hanno inoltre deciso di ricorrere al flashback, espediente che durante l’avventura viene evidenziato solo poche volte, ma che dona una sfaccettatura inedita e piacevole a dispetto della narrazione più classica a cui siamo troppo spesso abituati.

Per quanto riguarda il gameplay di Dragon Age 2, siamo di fronte a un processo che definiremmo di “masseffectizzazione“, ovvero gli elementi squisitamente ruolistici e più profondi che fecero la fortuna di Origins hanno lasciato il posto a una maggiore spettacolarizzazione di combattimenti e trama e a un sistema di interazione completamente rielaborato e più divulgativo.

In questo senso è esemplificativo l’ingresso della ruota dei dialoghi che evidenzia fra le possibili scelte quella “buona”, contrassegnata da un ramo d’ulivo, quella “sarcastica”, rappresentata da una maschera di tragedia greca, e quella “malvagia” da un pugno rosso. Allo stesso modo saranno inseriti un cuore rosso o uno spezzato durante le situazioni più romantiche, e altri simboli di varia natura che accompagneranno conversazioni più complesse e con più interlocutori coinvolti.

Ovviamente, le scelte prese nelle chiacchierate, ma anche al di fuori di esse, influiranno sui rapporti con i vostri compagni e sul mondo di gioco, portando a epiloghi completamente differenti. Ma questo oramai è da considerarsi uno standard per BioWare, non più una novità. 

Come detto poc’anzi, gli elementi ruolistici in Dragon Age 2 hanno perso qualche punto in favore di un approccio più accessibile. Prima di tutto il sistema di combattimento che si presentava tattico e richiedeva un orientamento attento e oculato, è ora molto più vicino ad un hack’n’ slash o un action GDR più che a un gioco di ruolo vecchio stampo, con una forte accento sulla spettacolarità e il dinamismo. Quindi non più calma e sangue freddo, ma velocità e movimento la faranno da padrone.

A riprova di questo c’è un forte abbassamento della difficoltà media, che solo a livello difficile inizierà a stressare veramente il giocatore. Per fare alcuni esempi, il fuoco amico non arrecherà danni ai compagni (si potrà comunque attivare), e il livello di mana e vigore aumenterà durante i combattimenti in maniera molto consistente, senza l’utilizzo di alcun equipaggiamento particolare, ma grazie alle sole uccisioni.

Strada facendo incontrerete molti compagni che si schiereranno dalla vostra parte. Tra questi ne potrete scegliere fino a tre da aggiungere al vostro party e li potrete anche impersonare durante i combattimenti, proprio come accadeva in Origins. Tuttavia anche la loro gestione ludica ha subito qualche modifica in Dragon Age 2: non sarà più possibile equipaggiare l’armatura e nemmeno scegliere alcun tipo di specializzazione, anche se ogni compare ne possiede una esclusiva sin dall’inizio, con alcune abilità attivabili in base al rapporto con il protagonista.

Ma a subire il processo di cambiamento sono anche gli scenari, che se prima non permettevano una grande esplorazione, ora si riducono addirittura a percorsi guidati e lineari, che risultano ancora più frustranti da percorrere vista la grande presenza di backtracking dovuto alla sola Kirkwall come ambiente di gioco.

Allo stesso modo, il già risicato crafting ha subito un netto declassamento e le relative capacità sono state eliminate, deputando ai mercanti la possibilità di ordinare veleni, pozioni e rune, previo il ritrovamento di ricetta e relativi ingredienti.

E tutto ciò a quale prezzo? Ovviamente chi ha amato alla follia Origins perché proponeva  meccaniche di gioco cervellotiche e profonde, diverse dal marasma di semplicistici Action GDR, non sarà molto soddisfatto di Dragon Age 2, visto che ha optato, forse per ingraziarsi la fetta dei giocatori console, per un approccio più minimalista.

Nella versione PC la situazione cambia leggermente, ma rimaniamo sempre anni luce dalla struttura ludica complessa del primo capitolo. Diversamente, chi non è amante di giochi troppo complessi e dal gameplay cervellotico, ma predilige a questi un approccio più spettacolare e dinamico, una trama arzigogolata e personaggi caratterizzati da una personalità approfondita, sarà molto soddisfatto delle emozioni che Dragon Age 2 offrirà in abbondanza in tal senso.

Dal punto di vista tecnico, dopo le numerose sferzate ricevute sull’aspetto grafico di Origins, BioWare è corsa ai ripari. I fantocci sono stati sostituiti da modelli poligonali ben caratterizzati e finalmente dotati di un’espressività facciale molto più naturale e in linea con la situazione.

Per quanto riguarda le ambientazioni, gli imponenti edifici di Kirkwall sono stati modellati a regola d’arte e tratteggiati da texture sempre coerenti, ispirate e in alta definizione. Salvo qualche piccola caduta di stile, la città è veramente suggestiva e trasmette una sensazione di imponenza appagante.

Anche il comparto d’illuminazione dinamica fa il suo dovere senza troppi patemi. L’unico neo dell’impianto grafico di Dragon Age 2 è da ricercare nella poca cura degli ambienti esterni, che si rivelano meno particolareggiati e ricchi di quelli interni. Il gioco, provato soprattutto nella versione per PlayStation 3, ha anche presentato cali di frame rate solo raramente nelle situazioni maggiormente concitate. Per quanto riguarda il comparto audio, anche se forse meno inspirato di Origins, resta di altissimo livello, come il doppiaggio in lingua inglese.

Dragon Age 2 è una scommessa che sembra voler trascendere l’origine del suo brand, proponendo un ibrido a metà strada fra Mass Effect 2 e Dragon Age: Origins. Il tanto discusso combat system è risultato frenetico quanto divertente e la grande cura che è stata riposta nella trama, nel trasmettere la corruzione sociale che affligge Kirkwall e il suo popolo, nello sviluppo della psicologia dei compagni, rende questa esperienza videoludica un’altra perla firmata BioWare. Tuttavia i fan di Origins dovranno approcciarsi a questo titolo accettando non pochi compromessi.