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Enslaved: Odyssey to the West

Ninja Theory ci regala un'emozionante e atipica avventura!

Voto WebNews
8,4
Data di uscita

8 Ottobre 2010

Giudizi
  • Giocabilità7,9
  • Grafica8,8
  • Sonoro8,5
  • Longevità8,2
Pro

Una raffinata regia e una colonna sonora d'eccezione fanno da sfondo a una magica avventura tecno-etica, che sa commuovere, far sorridere ed esaltare nel grandioso finale

Contro

Un'eccessiva semplificazione delle dinamiche platform mina una giocabilità comunque solida e appagante. La sontuosa veste grafica è macchiata da aliasing e problemi di fluidità

Di ,

Trama

Enslaved: Odyssey to the West, gioco multipiattaforma – disponibile per Xbox 360 e PS3 – pubblicato sotto etichetta Namco Bandai, è opera del team Ninja Theory, autore del controverso Heavenly Sword (esclusiva PlayStation 3 risalente alla prima generazione di titoli per l’ammiraglia Sony).

Action in terza persona, ambientato in un decadente futuro dominato dalle macchine, Enslaved: Odyssey to the West presenta i suoi due co-protagonisti imprigionati in una nave-schiavi, diretta verso una meta terribile e sconosciuta.

È in questo contesto di prigionia che una misteriosa ragazza dai capelli rossi, caratterizzata in modo fin troppo simile alla Nariko di Heavenly Sword (forse per renderle omaggio, oppure per imprimere una firma caratterizzante dei titoli sviluppati da Ninja Theory), fugge da una situazione apparentemente impossibile da gestire e coinvolge Monkey, il vostro alter ego e unico personaggio giocabile in Enslaved.

I destini dei due si intrecciano saldamente fin dalle prime battute di gioco, quando, in seguito a un fortunoso atterraggio, l’enigmatica ragazza assoggetta al suo volere Monkey con una fascia di controllo che lo obbligherà per tutto il resto dell’avventura a seguirla da vicino, assecondando i suoi ordini.

A partire dal sottotitolo di Ensalved, appaiono immediatamente evidenti i richiami al classico della letteratura cinese Viaggio in Occidente (1590), che, con i suoi personaggi, ha ispirato serie animate molto note. Ben visibile, in Enslaved: Odyssey to the West, il tema portante del viaggio verso una meta lontana, anche in senso figurato, a caccia della verità, della purificazione e dell’illuminazione, a sostegno di una validissima trama.

Nobili origini, dunque, danno ispirazione alla storia narrata in Enslaved: Odyssey to the West, sempre ricca di colpi di scena, commovente e ironica, e capace di generare situazioni di suspance, sincera apprensione o genuina esaltazione (lo scontro finale è qualcosa di epico ed indimenticabile).

In quanto a gameplay, Enslaved: Odyssey to the West trascina prepotentemente il giocatore nei panni di un recluso mentre gli eventi si susseguono con ritmo incalzante ritrovandosi a guidare Monkey, grottesco eroe, in una fuga disperata verso le capsule di salvataggio della nave-schiavi su cui è prigioniero.

La tensione è tangibile e il caos delle fasi iniziali tende perfino a mascherare il pur notevole dettaglio delle ambientazioni. Basti pensare che, estraniandosi per un attimo per prestare la dovuta attenzione, si possono scorgere le mani degli altri prigionieri, ancora intrappolati nelle capsule, disperatamente protese verso di voi!

Ovviamente, come spesso accade, il primo livello è una sorta di tutorial espanso, integrato nel corpo dell’avventura, durante il quale si apprendono gradualmente i rudimenti del sistema di controllo e di combattimento.

Il primo impatto con le dinamiche platform chiarisce immediatamente quanto Enslaved: Odyssey to the West sia un titolo che si vuole lasciar giocare senza frustrare con una eccessiva difficoltà. Ogni spostamento da un appiglio a un altro, ogni salto verso una piattaforma, avviene in modo semi-automatico, senza il rischio di mancare la presa.

Allo stesso modo, i combattimenti vengono introdotti da una breve sessione di apprendimento delle tecniche essenziali e delle varie combinazioni di tasti. Il fatto che siano state predispose poche sequenze da memorizzare non deve far pensare a scontri privi di mordente…

Le mischie con i nemici robotici, inizialmente non troppo impegnative, rivelano elementi strategici. Alcuni robot, infatti, presentano delle debolezze strutturali che li rendono vulnerabili ad attacchi fisici, trasformandoli in armi da usare contro gli aggressori: non è raro strappare un braccio-mitragliatore e usarlo per crivellare di colpi gli altri robot, oppure mandare in corto un avversario e scagliarlo contro un gruppo di nemici poco prima che esploda.

In breve ci si accorge che l’affascinante co-protagonista non è dotata di una sua elaborata I.A., il che non è necessariamente un male: una volta formatasi la coppia, vengono presentate al giocatore una serie di situazioni tipo, in cui, paradossalmente, è proprio Monkey a impartire ordini alla compagna di viaggio, il cui ruolo è chiaramente un pretesto narrativo. Ecco allora che potrete usare Trip (questo il suo soprannome) per una copertura o come diversivo, ma anche portarla in spalla o perfino lanciarla verso appigli altrimenti irraggiungibili.

Inoltre si possono collezionare dei globi rossi (generati dai nemici sconfitti), necessari per potenziare l’equipaggiamento e le abilità di Monkey. Sarà proprio Trip, esperta di computer, a poter sfruttare le nozioni tecnologiche apprese dai rottami degli avversari per dare nuove risorse a Monkey.

Attenzione solo a non sottovalutare l’importanza del controllo mentale che Trip esercita su Monkey. Se Trip, abbandonata a se stessa, dovesse essere aggredita dai robot, sbrigatevi a tornare da lei perché la sua morte sarà anche la vostra.

La varietà, insomma, è assicurata da una metodica alternanza di situazioni, tra inseguimenti, combattimenti, enigmi logico-meccanici e altro ancora.

Per quanto riguarda il comparto tecnico di Enslaved: Odyssey to the West, risultano evidenti le classiche limitazioni dell’Unreal Engine 3. Pur essendo uno dei motori grafici più possenti attualmente in circolazione, è facile rendersi conto che i problemi di caricamento delle texture sono sempre lì. Per fortuna, ciò non offusca la pulizia dell’immagine e colpisce, anzi, la vivace gamma cromatica.

Di contro, fa storcere il naso una quasi cronica assenza di anti-aliasing: la risoluzione nativa a cui viene effettuato il rendering della grafica è di 1.280×720 e non c’è up-scaling che tenga su uno schermo Full HD. Abbiamo visto anche leggere indecisioni nel frame-rate, arginabili installando il gioco su HDD (Xbox 360).

Se poi, da un lato, i caricamenti fra un livello e l’altro sono discretamente veloci, dall’altro l’interno degli stessi viene gestito in streaming, gravando saltuariamente sulla fluidità di aggiornamento.

Il marchio di fabbrica Ninja Theory è, indiscutibilmente, l’espressività e la resa dei volti, realmente impressionante. Ciò che potrebbe, invece, non convincere pienamente è la caratterizzazione fisica dei personaggi, realistica e tuttavia tendente al caricaturale.

Le ambientazioni sono grandiose: la vegetazione e la modellazione delle strutture sono sempre ricche, sfoggiando un notevole livello di dettaglio. Peccato manchi del tutto la fisica applicata agli oggetti: tutto, tranne le coperture in cemento armato che si sgretolano sotto il fuoco nemico, è statico.

Le più dolenti note di Enslaved: Odyssey to the West, tuttavia, sono correlate alla gestione semi-automatica della telecamera: in qualsiasi momento è possibile condurre la visuale con lo stick analogico destro. Purtroppo, nel tentativo di spettacolarizzare l’azione e/o indirizzare il giocatore verso il giusto sentiero da percorrere, l’inquadratura passa spesso da libera ad assistita, generando inevitabilmente confusione.

La musica, evocativa e coinvolgente, è stata composta da Nitin Sawhney, compositore anglo-indiano di talento (Heavenly Sword). Sebbene la localizzazione sia impeccabile, il doppiaggio, invece, è di qualità altalenante, causa un missaggio affetto da problemi di livellamento nei volumi.

Tutto sommato, Enslaved: Odyssey to the West è un gioco da sperimentare e gustare fino in fondo, capace di incollare allo schermo per una decina abbondante di ore e sempre pronto per essere rigiocato, grazie alla possibilità di affrontare ogni singolo capitolo a piacimento.