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Mindjack

Un innovativo concetto multiplayer e una realizzazione appena sufficiente.

Voto WebNews
6,1
Data di uscita

21 Gennaio 2011

Giudizi
  • Giocabilità5,9
  • Grafica6,8
  • Sonoro6,0
  • Multiplayer7,0
  • Longevità5,0
Pro

Intrigante l'idea di poter esercitare un controllo mentale totale sugli avversari. Coraggiosa e originale implementazione del multiplayer, incastonato nella campagna in singolo.

Contro

Plagiato da una realizzazione tecnica anonima e affetto da problemi di bilanciamento, fra i quali spiccano picchi improvvisi di difficoltà e un sistema di salvataggio frustrante.

Di ,

Trama

È con le migliori intenzioni che ci siamo rivolti a Mindjack, promettente (almeno sulla carta) nuovo franchise targato Square-Enix, partorito nelle fucine degli sviluppatori giapponesi feelplus Inc. Chi sono costoro? In realtà hanno collaborato con altri grandi del panorama videoludico, concorrendo alla realizzazione di Lost Odyssey, Star Ocean: The Last Hope e ancora No More Heroes: Heroes Paradise.

Non si tratta di sviluppatori alle prime armi, dunque, ma stavolta si sono trovati a confrontarsi direttamente con un genere di gioco in cui tutto è stato già detto da titoli che hanno elevato all’ennesima potenza le caratteristiche degli action in terza persona. E così, Mindjack si ritrova in diretta competizione con nomi del calibro di Uncharted e Gears of War.

Per emergere dalla mischia, gli sviluppatori hanno giustamente puntato tutto sull’elaborazione di un concept originale: espandere le dinamiche dei giochi in terza persona con la possibilità di prendere il controllo della mente di nemici e altri personaggi durante gli scontri a fuoco. Da qui il nome del gioco Mindjack, che suggerisce appunto l’idea di una sorta di hacking sulle menti altrui.

L’obiettivo è ancora più ambizioso se si pensa che l’esperienza di gioco in singolo è stata mixata, proprio grazie a questa caratteristica unica, con il multiplayer online. In qualsiasi momento, infatti, è possibile che un altro giocatore (su Xbox Live o PlayStation Network) possa entrare a far parte della partita in corso come alleato o avversario, prendendo il controllo di altri umani o delle creature biomeccaniche che popolano l’universo di Mindjack.

Il gioco è ambientato in un prossimo futuro, un 2031 dominato da malvagie corporazioni. Vestirete i panni di Jim Corbijn, un agente della Federal Intelligence Agency, coinvolto insieme alla coprotagonista Rebecca in una guerra clandestina fra governativi e la compagnia NERKAS.

La futuristica tecnologia che permette il controllo di altre persone ed entità robotiche o biomeccaniche fa parte del vostro arsenale, ma non viene mai data alcuna spiegazione plausibile di come possa funzionare. La trama rimane sempre molto approssimativa e viene presentata in modo frammentario attraverso brevi e confusi flashback o scene di intermezzo.

La giocabilità, fatta eccezione per le dinamiche di hacking mentale, ripropone tutte le possibilità di copertura e spostamento proprie dei titoli concorrenti già menzionati in apertura d’articolo. Il problema è che il sistema di controllo non appare così rifinito come dovrebbe, lasciando spesso a desiderare in quanto a precisione nelle coperture e sparatorie.

A questo punto è giunta l’ora di parlare della possibilità di prendere il controllo dei nemici: appena prima che uno di loro muoia, è possibile sfruttare una breve finestra temporale per rivitalizzare la vittima e scatenarla contro i suoi compagni. Il succube di turno può essere usato come diversivo, oppure si può decidere di controllarlo direttamente, premendo contemporaneamente i due stick analogici. Ed è proprio in questo istante che anche la caratteristica peculiare di Mindjack si rivela macchinosa e disorientante, dando al giocatore una visuale dei “corpi disponibili” molto limitata e per questo scarsamente utile ad una scelta tattica consapevole.

L’unica cosa che risolleva parzialmente le sorti di Mindjack è il sistema multiplayer integrato nella campagna di gioco, che permette di interagire fino a sei giocatori impegnati nella partita in qualsiasi momento.

Ovviamente il bilanciamento di una struttura di gioco così aperta è pressoché impossibile, lasciandovi esposti a picchi di difficoltà improvvisa dettati dall’ingresso di imprevedibili intelligenze umane, drasticamente più letali della scarsissima intelligenza artificiale predisposta dai programmatori.

Se a questo si somma l’impossibilità di mettere in pausa il gioco (probabilmente per via delle funzionalità online) e un sistema di salvataggio approssimativo che spesso vi costringerà a rigiocare anche più di trenta minuti, il quadro complessivo non è dei più esaltanti.

Purtroppo la realizzazione di Mindjack non assiste un’idea assolutamente valida, confinandolo in un limbo di mediocrità dal quale non riesce ad emergere sotto nessun aspetto, neanche quello meramente tecnico. Un vero peccato.