Vita dura per il senatore anti P2P

I navigatori fanno le pulci al senatore Hatch, autore di una proposta choc: distruggere i pc di chi scambia MP3. Da una visita sul suo sito emerge che la prima cosa da distruggere sarebbe il suo server.
Vita dura per il senatore anti P2P
I navigatori fanno le pulci al senatore Hatch, autore di una proposta choc: distruggere i pc di chi scambia MP3. Da una visita sul suo sito emerge che la prima cosa da distruggere sarebbe il suo server.

La settimana scorsa, il senatore statunitense Orrin Hatch aveva lanciato la sua proposta choc: “Vogliamo risolvere il problema del file-sharing illegale?”, aveva detto durante un’audizione in Commissione Giustizia. “Facciamo così: lanciamo due avvertimenti ai downloader. Al terzo sgarro, gli distruggiamo il computer“. Proprio così aveva detto, senza mezzi termini.

Lì per lì, qualcuno aveva notato che l’acrimonia del senatore Hatch nei confronti degli scaricatori era giustificata dai suoi interessi (il senatore è un compositore e l’anno scorso ha guadagnato 18 mila dollari in diritti d’autore), ma non dalla legge: nessuno può distruggere il contenuto di un pc altrui senza essere considerato un pirata, neanche lo Stato. Ma mister Hatch aveva tirato diritto: “Non ci sono scuse per chi viola le leggi”.

Poco male: in nome di questa perseveranza, il senatore Hatch è solo l’ultimo castigatore a provare sulla sua pelle che, se si vogliono moralizzare i navigatori, bisogna prima accertarsi di non avere scheletri nel proprio armadio. Ad una prima occhiata, invece, di scheletri da quell’armadio ne sono usciti parecchi.

Qualche navigatore volenteroso, infatti, si è fatto un giro sul sito del senatore, ed è stato attratto da un piccolo link: “Esplora lo Utah”, c’era scritto. Il navigatore ha cliccato e si è ritrovato su un sito dal nome inequivocabile: “Bignaturals.com”. La homepage personale dell’integgerrimo senatore conteneva, per errore, un link ad un sito pornografico.

Ma è successo anche di peggio: Laurence Simon, curatore del blog “Amish Tech Support”, ha avuto la bella idea di aprire il codice HTML del sito di Hatch. Qual è stata la sua sorpresa quando ha scoperto che il gustoso script che anima la barra di navigazione della pagina veniva utilizzato senza rispettarne la licenza, secondo la quale il sito avrebbe dovuto contenere un link al proprietario del codice, la Milonic Solutions Ltd.

Quelli commessi dal senatore Hatch, va detto, sono due peccatucci veniali. Ma hanno un potere simbolico grandissimo. Dimostrano quanto sia facile violare la legge in Rete. Una constatazione che, se da un lato non può portare a giustificare la criminalità online, dall’altro evidenzia la necessità, per il Web, di una legislazione quanto più illuminata e flessibile. Una legislazione che non è possibile imporre a colpi di accetta.

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