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Mai più foto mosse: guida agli stabilizzatori d’immagine

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Non crediamo possa esistere fotografo che non abbia, con dispiacere, potuto verificare che una foto tanto attesa sia poi risultata mossa. Ciò avviene perché, ammesso che la messa a fuoco sia corretta, anche con tempi relativamente veloci il tremolio della mano causa uno spostamento della fotocamera durante lo scatto.

Una regola empirica, valida in linea generale ma che può comunque divergere da persona a persona, enuncia che sia possibile scattare a mano libera una foto con un tempo più veloce della lunghezza focale dell’ottica utilizzata. Ad esempio, con un 100 mm, si può fotografare con tranquillità sino ad 1/100 di secondo (arrotondabile a un 1/125 di secondo).

Ovviamente possono intervenire altre variabili, come ad esempio il vento o posizioni di scatto particolarmente scomode.

Ormai molte fotocamere, persino delle compatte entry level, sono dotate di stabilizzatore dell’immagine. Possono però essere di molti tipi, diversi tra di loro e in grado di garantire un’efficacia maggiore o minore.

Uno di questi non è un vero sistema di stabilizzazione (anche se molte aziende lo spacciano come tale) e consiste, semplicemente, in un innalzamento del valore di ISO. Questa maggiore sensibilità fa sì che sia necessario un tempo di scatto più veloce, con relativa riduzione del rischio mosso. È però anche vero che, in tal modo, s’incrementa la quantità di rumore digitale presente nell’immagine.

Un altro sistema, decisamente più efficace, consiste nello spostamento rapidissimo di alcuni degli elementi ottici presenti all’interno dell’obiettivo, spostamento che compensa i movimenti della mano. Il problema è che, nel caso di reflex, ogni ottica deve essere dotata del suo sistema per la riduzione delle vibrazioni. Visto che tutto ciò ha un costo, la cosa non risulta particolarmente conveniente dal lato economico.

Infine lo spostamento può essere realizzato sul sensore. In questo caso, qualsiasi ottica che si monti sulla fotocamera questa risulterà stabilizzata.

L’errore che commette però più frequentemente il fotografo, è quello di credere che questi sistemi siano infallibili. Sono effettivamente efficaci e permettono di guadagnare, generalmente, fino a due stop. Ma non di più.

Quindi, se la luminosità è notevolmente bassa o se si sta utilizzando un teleobiettivo spinto, conviene ancora affidarsi al sempre definitivo treppiedi, forse un po’ scomodo da usare, ma efficace come nessun altro sistema.

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