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Google non ci sta: inquiniamo poco, pochissimo

La forza dei numeri è ciò che ha fatto grande Google. La forza dei numeri è però forse anche la criptonite di Google. Perchè sono bastati pochi numeri, un calcolo approssimativo ed una ricerca del tutto divulgativa per costringere Google ad una risposta piccata, rapida e precisa. Si parla di inquinamento, lo si misura in [...]

La forza dei numeri è ciò che ha fatto grande Google. La forza dei numeri è però forse anche la criptonite di Google. Perchè sono bastati pochi numeri, un calcolo approssimativo ed una ricerca del tutto divulgativa per costringere Google ad una risposta piccata, rapida e precisa. Si parla di inquinamento, lo si misura in CO2. Google risponde nuovamente con i numeri, palesa un confronto con le automobili e pretende di zittire la faccenda.

Numeri. Google dice di produrre molto meno dei 7 grammi di CO2 indicati dalla ricerca, ma al tempo stesso confessa che sì, un piccolo impatto ambientale c’è. Impossibile negare, dopotutto. Al tempo stesso, però, Google mette i propri peccati sul bilancino e dall’altra parte versa kilometri e automobili, dimostrando come sia molto meno inquinante cercare su Google che non in una biblioteca a pochi km da casa.

Sembra quasi una discussione sul sesso degli angeli, ma così non è: il “verde” sarà uno dei temi caldi del futuro, in grado di dire molto del brand di un’azienda. Google scala da tempo questo versante ed ora non può accettare di veder sbriciolato il lavoro portato avanti. Non solo: se del gigante di Mountain View passasse l’idea di un ammasso industriale con mille ciminiere attive, in prospettiva potrebbero esserci ulteriori risvolti polemici. Google vuole invece guardare il bicchiere mezzo pieno: i vantaggi per la cultura, i minori spostamenti necessari, l’immediatezza delle informazioni e, soprattutto, il continuo impegno per lo sviluppo di strutture pulite ed efficienti.

Google inquina. Ma poco, e soprattutto meno di tanti altri. E vuole che lo si sappia.

Se vuoi aggiornamenti su Google non ci sta: inquiniamo poco, pochissimo inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://cli.gs/AsTdgB Fabio M.

    Direi che Google non ha tutti i torti, anzi gli do ragione.
    Anche perché Google inquina assolutamente tanto ma perché è grande, se andiamo a vedere tutti i consumi delle aziende con server-farm medio grandi l’inquinamento di Google risulta essere relativamente poco.

  • http://blog.lunidata.it Stefano

    Sono proprio i servizi come Google e i servizi Web in generale (penso soprattutto alla videoconferenza) che potranno aiutarci a diminuire l’inquinamento del pianeta.

  • http://www.senamion.it Giovanni

    Al di là di google pensiamo solo al cartaceo eliminato, gli orari dei treni da comprare ogni 6 mesi, le tonnellate di depliant che si prendevano nelle agenzie di viaggi, le pagine gialle, le pagine bianche, tuttocittà, la pubblicità nella cassetta, etc. etc. quanto si è eliminato e quanto ancora si potrebbe eliminare!

  • Enzo R.

    Le argomentazioni di Giovanni sono inconfutabili. Si dovrebbe citare l’energia spesa per il trasporto di carta (stampata e no): i dati in proposito che lessi da qualche parte sono impressionanti. Ma il tema è, ovviamente, molto più ampio, in termini reali e potenziali: se ciascun settore delle attività umane si rinfacciasse i rispettivi dispendi di energia ne apprenderemmo delle belle (o brutte che dir si voglia). Benché la ricerca di Wissner-Gross qualche obiezione la possa destare, essa ha un fondamento che s’intuisce ampiamente prima ancora di fare dei calcoli. Ogni attività umana comporta trasformazioni di energia, quindi di generazione di calore con relative emissioni di CO2. L’industria IT ha fatto grandi progressi in fatto di risparmio energetico: i primi grandi (e poco potenti) computer erano raffreddati ad acqua
    con consumi in gioco che apparirebbbero oggi terrificanti. L’avvento prima dei mini e poi del personal computer ha ridotto in modo più che drastico i consumi per unità di calcolo, tuttavia la travolgente affermazione dei PC ne ha moltiplicato i consumi complessivi in modo altrettanto eclatante. Come dice Giovanni, si potrebbe ancora fare molto per diminuire dispendi inutili. Per esempio, c’è da chiedersi, andando per grandi medie, quanto sia giustificato l’inseguimento di alte frequenze di clock (e di alti consumi della CPU) quando si sa che l’uso medio di un PC non solo utilizza si e no il 15% delle potenzialità della macchina, ma soprattutto ha una prevalenza d’impiego dove la velocità di elaborazione ha scarsa e non di rado inutile importanza.
    In fatto di energia, in ogni caso, si rischia davvero di parlare di sesso degli angeli quando si fanno certi paragoni tra settori diversi: i consumi dovrebbero essere sempre confrontati sul ciclo di vita di un prodotto, vale a dire dal momento della sua progettazione, alla sua realizzazione, impiego, manutenzione e rottamazione. In ogni caso una cosa è certa: piaccia o non piaccia il nostro tenore di vita deve fare i conti, bene e subito, con i consumi di energia pro capite e con i consumatori emergenti: il resto sono pericolose chiacchiere.