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La nuova Magna Charta

La nuova Magna Charta nasce nel Regno Unito e stila un elenco di raccomandazioni per fare in modo che, nell'epoca del Web come diritto riconosciuto del cittadino, si possa sviluppare un sistema equilibrato e regolamentato a beneficio della comunità

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La Finlandia ha creato un precedente. 1 Mbps di banda subito e 100 Mbps entro il 2015: questa la garanzia che le istituzioni hanno offerto ai cittadini, sancendo il riconoscimento di una offerta densa di significato. Con la promessa avanzata nei confronti dei cittadini, infatti, si è stabilito uno standard non soltanto tecnologico, ma soprattutto sociale: io, Stato, considero fondamentale per te, Cittadino, l’uso della banda larga come strumento necessario per il raggiungimento di un livello qualitativo minimo nel tuo tenore di vita.

Se è vero che la banda larga non può essere confrontata con l’acqua, l’aria o il cibo, è altresì vero che il riconoscimento di un Servizio Universale offre ai cittadini tutte quelle strutture accessorie che, operando ad un livello superiore rispetto ai diritti fondamentali dell’uomo, permettono agli utenti di vivere appieno la propria dimensione sociale. Internet, oggi, significa lavoro. Significa amicizia. Significa autoaffermazione. È il veicolo nuovo per le nuove opportunità. La Finlandia ha capito che, nel momento in cui il mercato di domani sposterà le proprie merci attraverso le strade digitali, è su queste infrastrutture che occorre scommettere. E c’è già chi, sulla base della scommessa finlandese, intende dimostrare di essere sulla stessa strada: il Regno Unito.

Due iniziative, contemporanee, danno il senso della frontiera che va creandosi. Da una parte, infatti, v’è una promessa/non promessa proveniente da Stephen Timms, Ministro per le Comunicazioni: anche il Regno Unito comprenderà la Banda Larga all’interno del Servizio Universale. Il minimo garantito a tutti i cittadini entro il 2012 sarà di 2 Mbps, il doppio rispetto al limite attuale concepito in Finlandia. Dall’altra, però, c’è anche una serie di raccomandazioni (pdf) che il sistema politico inglese intende imporre al mercato: perchè «la potenza è nulla senza controllo».

Ed ecco quindi un estratto delle raccomandazioni proveniente dalla All Party Parliamentary Committee on Communications (Apcomm), da leggersi come moniti compensati dalla promessa (o comunque ferma dichiarazione di volontà) dell’impegno istituzionale per la copertura globale della Rete:

  • gli operatori dovranno stilare un codice di autoregolamentazione per limitare la pervasività del malware;
  • i provider dovranno avere la possibilità di intraprendere azioni proattive per rimuovere contenuti inappropriati dal Web, fermo restando il loro status di «terza parte» priva di responsabilità sui contenuti presenti in Rete;
  • non si dovrà scommettere su filtri basati su liste, poiché trattasi di un sistema inadatto ad un azione di lungo periodo, la cui adozione risulta pertanto controproducente;
  • si ritiene necessario attribuire ai detentori dei diritti gran parte della colpa per l’evolversi del file sharing, poiché il mercato non ha saputo esprimere con rapidità ed efficacia alternative legali valide;
  • disconnettere gli utenti è qualcosa che fa a pugni con i proposito di eGov, dunque questo approccio non andrà considerato;
  • si ritiene necessario un approfondimento sul behavioural advertising al fine di formulare una regolamentazione specifica;
  • l’educazione alla navigazione sul Web deve iniziare negli edifici scolastici, ove dovrebbe diventare materia di insegnamento;
  • si raccomanda l’adozione di un Libro Verde sulla Privacy per assicurare regole precise sul tema;
  • si raccomanda all’autorità Garante stretta sorveglianza sulla Net Neutrality;
  • i provider dovranno rendere nota la banda minima garantita del proprio servizio.

Eccola la nuova Magna Charta. Il documento, pur in tutta la propria aleatorietà definita dal fatto che trattasi di una semplice dichiarazione di indirizzo, va vista nel contesto in cui nasce. Perchè mentre il Regno Unito porta avanti le proprie promesse, al tempo stesso formula le proprie richieste: le istituzioni si rendono disponibili ad un investimento ulteriore, ma chiedono che nelle regole si trovi la creazione delle migliori condizioni affinché si arrivi bene e presto a risultati concreti.

Così nel Regno Unito. L’Italia? L’Italia è un’altra cosa, e lo sappiamo. Ogni confronto sarebbe un inutile esercizio di stile, con risposte ovvie ed esiti tristemente sconfortanti (alle cambiali con scadenza al 2010 non è purtroppo possibile credere). Ma il bicchiere mezzo vuoto ha comunque qualcosa di buono da proporre: se lo standard promosso dalla Finlandia verrà adottato anche dal Regno Unito, l’Italia dovrà giocoforza adottare le nuove regole che l’Europa va identificando. A quel punto, per convinzione o costrizione, avremo comunque un manifesto da adottare, pronto e confezionato. Se avremo una Rete che possa definirsi tale, non dovremo far altro che lasciarci ispirare.