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IFPI, rapporto 2010 sulla musica digitale

Il settimo Digital Music Report delinea un mercato della musica digitale in forte crescita sotto ogni aspetto, ma ancora una volta non in grado di compensare la caduta dei supporti tradizionali. L'IFPI gira ogni responsabilità alla pirateria

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«È stato presentato quest’oggi dall’IFPI, la federazione internazionale dell’industria discografica, il rapporto 2010 sul mercato della musica digitale. Più di un quarto di tutti i ricavi delle case discografiche proviene ormai dai canali digitali, il fatturato dall’online hanno raggiunto i 4,2 miliardi di dollari, facendo registrare nell’ultimo anno, un incremento del 12% ed oggi rappresenta il 27% dei ricavi di tutta la musica venduta». Un apposito comunicato FIMI presenta così il quadro generale della musica digitale, fotografando un fondamentale momento di passaggio che sta vedendo la realtà digitale andare a sostituire rapidamente ed in modo definitivo i supporti tradizionali.

«Le vendite di singoli brani nel 2009 sono aumentate di circa il 10% raggiungendo 1,5 miliardi di unità, del 20% è stata invece la crescita di album online scaricati, questo anche grazie all’introduzione di prezzi variabili e all’implementazione di DRM free download. Il brano più venduto del 2009 è stato Poker Face di Lady Gaga, con un totale di 9,8 milioni di unità. Questi in sintesi i numeri più rilevanti del mercato della musica digitale a livello mondiale nel 2009». L’IFPI, attraverso quello che è il settimo Digital Music Report (pdf), attribuisce il successo conseguito alle novità introdotte sul mercato, dai prezzi flessibili fino alla moltiplicazione delle offerte e delle soluzioni: «Nell’ultimo anno le aziende del disco hanno stretto partnership commerciali con operatori che offrono servizi supportati dalla pubblicità come Spotify, Deezer, MySpace Music e We7; con gli ISP come TDC in Danimarca, Terra in Brasile e Sky nel Regno Unito; con gli operatori di telefonia mobile come Vodafone e i produttori di cellulari quali come Nokia e Sony Ericsson e con i canali di videosharing come YouTube, Hulu e Vevo».

Il comunicato, seguendo un canovaccio ormai noto, declina infine sulle note negative: «Nonostante la continua crescita, il mercato digitale non riesce ancora a compensare l’andamento negativo dei prodotti tradizionali: le vendite digitali sono cresciute a livello globale del 940% dal 2004, ma il fatturato totale della musica è sceso di circa il 30% nello stesso arco temporale». La causa dell’emorragia di introiti viene attribuita alla pirateria, con un cenno particolare a Spagna, Francia e Brasile come esempi principali dei problemi che attanagliano il settore. La chiamata all’azione da parte delle istituzioni è dunque logica conseguenza del sillogismo portato avanti nel connettere direttamente il calo degli introiti ai download non autorizzati: «Il Digital Music Report mostra anche come la pirateria digitale abbia inevitabilmente causato un cambiamento di clima intorno ad un’industria che da sempre ha fatto della creatività un elemento fondamentale. Risulta quindi evidente che siano necessari interventi leglislativi in grado di frenare il P2P e le altre forme di pirateria digitale e in questo senso la collaborazione con gli ISP Provider risulta fondamentale».

John Kennedy, Presidente IFPI, plaude soprattutto alla ricchezza delle offerte e dei servizi poiché la cosa ha permesso al settore di maturare e di reggere l’urto del cambiamento in atto. Ciò nonostante è lo stesso Kennedy a identificare nella pirateria il peso che ancora grava sul settore, impedendo alla nuova realtà immateriale della musica digitale di prendere definitivamente il largo.