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AOL vuole disfarsi di Bebo: o si vende o si chiude

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Tutta colpa di Facebook e del suo successo strepitoso che fagocita tutto e tutti su Internet. Sarà questa la frase che avranno pensato spesso, non certamente a cuor leggero, i dirigenti di AOL in questi ultimi tempi.

Alla base di tutto c’è ovviamente Bebo, uno dei più promettenti social network degli ultimi tempi che AOL acquistò soltanto due anni fa, quando era idea diffusa che possedere un social network significasse avere una fonte di guadagno sicura, per la cifra di 850 milioni di dollari.

Un affarone a quel tempo, un clamoroso errore strategico, forse, col senno di poi, perché negli ultimi anni Bebo è passato dai 40 milioni di utenti che dichiaravano allora i suoi gestori ai circa 5 milioni odierni, un calo consistente che viene spiegato, almeno in gran parte, con il rispettivo successo prorompente del rivale Facebook soprattutto.

Con tale situazione la scelta dei dirigenti di AOL è stata quindi sofferta ma inevitabile: Bebo sarà venduto o chiuso. Per AOL tuttavia sarà difficile recuperare gran parte dell’investimento fatto due anni addietro, ragion per cui l’azienda americana, che di certo non naviga nell’oro, ha deciso di guardarsi attorno e vedere di trovare un compratore per la sua creatura, precisando come, se nessuno si dovesse fare avanti con proposte concrete, la mossa definitiva sarà quella di chiudere Bebo entro l’anno, come hanno spiegato gli stessi manager americani:

Bebo, purtroppo, è un business in calo e, di conseguenza, richiederebbe ingenti investimenti per poter competere nel competitivo mercato dei social network. AOL non è in grado in questo momento di finanziare e sostenere ulteriormente Bebo nel perseguire una svolta nel social networking.

In altre parole, AOL non ha voglia o le risorse da investire per rilanciare Bebo, anche in considerazione della delicata fase dell’economia globale e delle condizioni del gruppo stesso, che dopo l’uscita da Time Warner ha deciso di camminare sulle propria gambe, aspetto che richiede una politica oculata e attenta a ogni minimo investimento che porterà, quindi, al taglio di rami aziendali non ritenuti strategici.

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