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3D: meglio con gli occhiali attivi o passivi?

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Il 3D è ormai entrato di prepotenza nel mondo della tecnologia consumer e non c’è appassionato più o meno competente che non ne parli o che, almeno una volta, non abbia fatto una prova per vedere “l’effetto che fa” nei vari centri commerciali in cui puntualmente c’è qualche modello di televisore compatibile a disposizione.

Più o meno tutti conoscono quindi la sensazione data dalle immagini stereoscopiche, ma sorge un po’ di confusione quando si tratta di entrare nei dettagli delle due tecnologie principali al momento disponibili sul mercato, in attesa che arrivi il 3D senza occhiali su cui diversi produttori sono al lavoro.

Fondamentalmente, per la visione dei contenuti 3D si distinguono due tecnologie diverse: una che fa uso dei cosiddetti occhiali attivi e l’altra che punta sugli occhiali passivi, ovviamente fermo restando che, in entrambi i casi, l’obiettivo è sempre quello di far vedere due immagini leggermente diverse ai due occhi, in modo da ricreare artificiosamente l’effetto tridimensionale che regala una sensazione di profondità unica e in grado di stupire le prime volte che ci si avvicina a questa tecnologia.

Per quanto riguarda il 3D con occhiali attivi, il metodo per far visualizzare a ogni occhio l’immagine a esso destinata senza “interferenze” (che però purtroppo capitano dando vita al cosiddetto “crosstalk”) è basato sul far vedere le immagini ai due occhi alternativamente, cioè oscurando in una frazione di secondo uno dei due occhi per far arrivare l’immagine giusta all’occhio giusto nel momento giusto, lo stesso procedimento viene ovviamente ripetuto a occhio invertito e così via, ripetendo il tutto ciclicamente.

Per ottenere tale effetto gli occhiali devono possedere un proprio circuito elettronico ed essere alimentati, ma devono essere innanzitutto sincronizzati con il televisore, che manda agli occhiali gli appositi impulsi tramite un trasmettitore a raggi infrarossi (ciò implica che non vi debbano essere ostacoli tra il televisore e chi guarda). I vantaggi di questa tecnologia sono essenzialmente legati alla qualità, visto che alternando le immagini ogni occhio vede sempre e comunque un fotogramma pieno a differenza di quanto avviene nella tecnologia con lenti passive che andremo a vedere tra poco, ma subentrano alcuni problemi, tra cui il principale è il dimezzamento della frequenza di aggiornamento dello schermo che viene percepita dall’occhio.

Se un televisore lavora ad esempio a 100 Hz, alternando in questo frangente le immagini tra i due occhi, è chiaro che la frequenza percepita dallo spettatore sarà di 50 Hz, proprio perché la visione dei fotogrammi destinati a ogni occhio sarà dimezzata (di 100 fotogrammi mostrati dalla TV in un determinato intervallo di tempo 50 andranno all’occhio destro e 50 a quello sinistro) e questo comporta una sorta di sfarfallio (detto anche flickering) delle immagini più o meno evidente a seconda della capacità di aggiornamento del televisore in uso. A questo si aggiunge poi il maggior costo degli occhiali attivi, che sono accessori notevolmente più complessi da realizzare rispetto alle controparti passive.

La tecnologia 3D con occhiali passivi funziona in maniera sostanzialmente diversa, anche se il principio di base è sempre lo stesso. In questo caso l’effetto stereoscopico è ottenuto scomponendo le righe che compongono un fotogramma a schermo in modo che le righe pari siano visibili esclusivamente da un occhio e quelle dispari dall’altro. In questo modo la frequenza d’aggiornamento percepita rimane costante per ogni occhio e la visione risulta più confortevole.

Inoltre, questo tipo di occhiali non ha alcun ruolo “attivo” nel ricreare le immagini con effetto 3D, dato che tutto il lavoro è svolto dall’elettronica del televisore o dallo schermo cinematografico e pertanto, essendo privi di componenti elettroniche e di ogni altra sofisticazione, il loro costo è sensibilmente minore rispetto agli occhiali attivi.

Ad essere penalizzata in questo caso è però la risoluzione, perché essendo il numero di righe complessivo dello schermo diviso in due, ne deriva che anche la risoluzione totale sarà dimezzata, portando così uno schermo Full HD a essere percepito dallo spettatore come meno definito e ricco di particolari rispetto alla visione 2D.

Dire quale delle due tecnologie sia la migliore è impresa ardua, anche perché ogni valutazione è soggettiva e una risposta univoca effettivamente non esiste. A essere diviso è anche il mercato, che vede ad esempio produttori come Samsung e Sony puntare forte sul 3D con occhiali attivi, mentre altri, come LG con la nuova gamma di televisori Cinema 3D, cercano di perseguire la strada del 3D con occhiali passivi.

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