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Il file sharing nell’era post-Megaupload

I dati successivi alla chiusura di MegaUpload mettono in luce un dato piuttosto chiaro: il file sharing non accenna a diminuire.

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Il 18 gennaio 2012 ha sancito un vero e proprio spartiacque nella storia del file sharing. La chiusura di MegaUpload ha privato infatti la Rete del più importante nome nella distribuzione di materiale protetto da copyright, il quale poteva annoverare circa il 40% del totale. Quello che doveva essere un giorno glorioso nella lotta alla pirateria digitale, però, sembrerebbe essersi rivelato un buco nell’acqua: anche senza MegaUpload, infatti, le attività legate al file sharing non fanno registrare infatti segnali di calo, ma semplicemente l’ingresso sulla scena di nuovi nomi.

A determinare tale risultato è DeepField Networks, la quale ha pubblicato un report che mette a confronto la situazione precedente alla chiusura di MegaUpload con quella successiva all’arresto del suo fondatore Kim Dotcom ed al sequestro dei server della società. Il risultato più importante di tale analisi è che i numeri, in sostanza, non sembrerebbero essere mutati di quantità evidenti: il traffico legato al file sharing è rimasto pressoché immutato, grazie a nuovi servizi per l’upload di materiale sul Web pronti a prendere il posto lasciato libero da MegaUpload.

Benché nelle ore successive alla chiusura di quest’ultimo sia stato registrato un crollo del 3% nel volume di traffico Internet a livello globale, insomma, l’assenza del più importante nome nel campo del file sharing non sembrerebbe rappresentare una minaccia per l’intero settore. Secondo il report di DeepField, infatti, l’operazione coordinata delle autorità di Stati Uniti e Nuova Zelanda ha avuto come conseguenza un semplice riassetto delle gerarchie, con 6 servizi che detengono ad oggi circa il 75% dell’intero traffico legato alla condivisione di file online. Trattasi di nomi quali 4shared, Putlocker, MediaFire, RapidShare, NovaMov e Divxden.

Il panorama del file sharing dopo la chiusura di MegaUpload

Altro dato di assoluta importanza è quello relativo alle aziende che ospitano i server di questi servizi: l’analisi mette infatti in risalto come i nomi in gioco siano quasi sempre gli stessi, con Carpathia Hosting che dopo la chiusura di MegaUpload ha lasciato il proprio posto ad altri pochi gruppi, quasi tutti di origini europee, che insieme ad una ristretta cerchia di aziende di hosting rappresentano il vero e proprio centro gravitazionale del file sharing. Chiuso MegaUpload, insomma, la pirateria online non ha smesso di operare a pieno regime, grazie alle numerosissime alternative a disposizione. Ma la morsa delle autorità è sempre più stretta e non sono stati pochi i nomi che, intravisto il baratro, hanno deciso di fare un passo indietro.

Fonte: DeepField • Immagine: Olivier Brunchez • Notizie su: