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Topi, i cervelli comunicano a lunghe distanze

Uno scienziato ha dimostrato la possibilità di scambiare informazioni tra i cervelli di due cavie. Presto potrebbe accadere anche tra essere umani.

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Secondo Miguel Nicolelis, il cervello umano non potrà mai essere replicato in forma digitale, in quanto troppo complicato e composto da un numero eccessivo di cellule da poter ritenere sufficientemente affidabili le simulazioni effettuate al computer. Eppure, crede che tale organo sia dotato di enormi potenzialità, alcune delle quali strettamente legate allo sviluppo di nuove tecnologie. Ed è su tale paradigma che si è basata la sua ultima scoperta: il Prof. Nicolelis è infatti riuscito a stabilire una connessione tra i cervelli di due ratti a distanza di diverse migliaia di chilometri.

Nello specifico, gli scienziati della Duke University, guidati proprio da Nicolelis, sono riusciti a registrare uno scambio di informazioni tra il cervello di una cavia negli Stati Uniti ed un’altra situata in Brasile. I due cervelli sono stati dunque collegati elettricamente a distanze enormi, dimostrando la possibilità di inviare e ricevere informazioni codificate come ad esempio sensazioni tattili oppure stimoli motori.

I nuovi studi poggiano le proprie basi su una serie di scoperte precedenti: siccome il cervello dei ratti si è dimostrato in grado di recepire ed elaborare informazioni provenienti da dispositivi esterni, acquisendo la capacità di percepire raggi ad infrarossi, gli scienziati hanno pensato di poter sfruttare tale capacità per scambiare informazioni provenienti dal cervello di altre cavie. Uno dei due ratti è stato quindi utilizzato come encoder, rispondendo a stimoli luminosi premendo un pulsante oppure un altro; l’altro invece ha ricevuto le informazioni provenienti dal primo, agendo in maniera identica a quest’ultimo dimostrando così la bontà dell’esperimento.

Il mondo scientifico ha accolto la pubblicazione di tale scoperta in maniera entusiasta, in quanto rappresenta una chiara dimostrazione di come sia possibile utilizzare elettrodi e collegamenti elettrici per scambiare informazioni tra cervelli di diversi soggetti. Ciò potrebbe rappresentare anche il primo passo verso l’era del computing organico, permettendo una maggiore comprensione del cervello umano e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche capaci di agire in maniera simile.

Fonte: Eurekalert • Via: New York Times • Notizie su: