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AOL One, ossia programmatic advertising

Programmatic advertising, ossia ottimizzazione dei processi di acquisto degli spazi per una miglior gestione degli investimenti: nasce così AOL One.

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Si chiama One, di fronte ha una ambizione di respiro internazionale e alle spalle ha un nome di peso quale quello di AOL. L’idea è quella di costruire una piattaforma di “programmatic advertising” e l’annuncio è avvenuto direttamente per voce del CEO Tim Armstrong all’evento Ad-tech di San Francisco.

Spiega il gruppo, delineando così quelle che saranno le linee guida del nuovo progetto: «Sfruttando le potenzialità di Adap.tv per i video e le trasmissioni televisive, di AdLearn Open Platform e di MARKETPLACE per adv display e mobile premium, AOL realizzerà una soluzione enterprise completamente integrata per brand, editori e agenzie. Primo partner della nuova piattaforma, IPG Mediabrands che prevede di automatizzare entro il 2016 il 50% di tutto il media buying nel Nord America». La portata è di altissima importanza: automatizzare le pianificazioni pubblicitarie significa cambiare in buona parte il processo di acquisto e di vendita, con AOL che tenta così di posizionarsi al centro di questo meccanismo tramite la propria offerta “One”.

Giorgia Giannattasio, Managing Director di Be on (parte integrante della nuova AOL Platforms, ex-AOL Networks), spiega:

L’annuncio di ONE by AOL assume un’importanza strategica internazionale per tutti coloro che operano nel mondo dell’online advertising. Con One AOL porta sul mercato la sua prima piattaforma di programmatic advertising multi-schermo capace di gestire ogni tipo di formato e ogni tipo di inventory e che permette di ottimizzare dati, panificazioni e acquisti su ogni tipo di media attraverso un unico strumento. ONE porta efficienza nei flussi e efficacia per gli investimenti finanziari.

Si stima che nella sola EMEA gli acquisti di programmatic buying arriveranno a raggiungere i 15 miliardi di euro entro il 2017 (fonte Magnaglobal Programmatic Report – Ottobre 2013). Ma se l’attuale ecosistema del digital advertising rimane invariato, dagli 8 agli 11.3 miliardi verrano persi nei meandri delle diverse tecnologie che separano l’advertiser e il publisher. AOL chiama questo fenomeno il “technology tax”. Per una regione come EMEA significa che circa il 75% dell’investimento sfuma durante il percorso danneggiando di fatto sia l’inserzionista che il publisher.

ONE by AOL quindi si prefigge l’obiettivo di eliminare queste inefficienze. La nuova piattaforma è il risultato dell’impegno di AOL, vera e propria potenza dell’era digitale, che punta a creare innovazione attraverso l’automatizzazione della tecnologia per il marketing digitale.

Efficienza come antidoto allo spreco, automatizzazione come rimedio a un sistema di compravendita inquinato da meccanismi inefficienti e sempre meno trasparenti a normali logiche di mercato.

AOL sarà presente al prossimo Festival of Media (Roma, 6-8 aprile) per presentare la propria piattaforma: trattasi di un progetto agli albori, di un’idea maturata acquisizione dopo acquisizione, dunque qualcosa che restituirà i suoi frutti soltanto nel medio periodo. AOL si dice però certa dell’impatto dirompente che un sistema di programmati advertising può avere sul mercato. Bob Lord, Presidente del Consiglio di Amministrazione AOL, contestualizza il tutto in un ambito sempre più confuso e “soffocante”: «L’obiettivo supremo del marketing è aiutare gli inserzionisti a capire come il budget dedicato al direct response possa interagire con quello relativo al brand. Per condurre a una efficienza economica e ad un’efficacia dei mezzi, ONE assicura che i dati siano alla base della scelta dei media e dell’allocazione delle risorse, della determinazione dei prezzi e dei processi creativi. […] Ritengo che una piattaforma come ONE, aperta e non discriminatoria, risulterà vincente».