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Spotlight Suggestions: c’è una spia in OS X?

Spotlight Suggestions su OS X Yosemite abilita di default il tracciamento dell'utente per migliorarne l'esperienza di ricerca, ma minandone la privacy.

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Dopo mesi passati a cavalcare l’onda lunga della difesa della privacy, Apple si trova a dover fare i conti con una polemica nella quale il gruppo di Cupertino rischia di rimanere con il cerino in mano. Il problema è insito nella funzione Spotlight Suggestions di OS X Yosemite, ossia il servizio di ricerca che porta nel sistema operativo un modulo con il quale l’utente può districarsi tra le informazioni archiviate e online: Spotlight raccoglierebbe infatti informazioni dettagliate sul posizionamento del computer, inviando così ai server Apple coordinate precise sulla geolocalizzazione dell’utente.

Con il diffondersi della notizia, la polemica si è incendiata in breve tempo sui social media ed ha portato anche alla nascita di una pagina (denominata fix macosx) che istruisce l’utenza su come disattivare la funzione incriminata. Il problema non è infatti tanto nella raccolta dei dati, quanto nel fatto che trattasi di una opzione “standard”. In altri termini, la scelta per cui ha optato Apple va in direzione contraria rispetto a quella “privacy by default” a cui si ispira ad esempio la Carta per i Diritti in Internet di cui l’Italia sta discutendo la prima bozza.

Spotlight Suggestions: come funziona

Le cosiddette “Spotlight Suggestions” sono veri e propri suggerimenti in grado di migliorare l’esperienza di ricerca su Mac. Per ottimizzare i suggerimenti, però, Apple necessita di una informazione strategica quale il posizionamento dell’utente in un dato momento: soltanto così può identificare la pizzeria più vicina, i mezzi pubblici più opportuni, il cinema del quartiere nel quale è proiettato un dato film, eccetera.

Il tracciamento su OS X Yosemite non inizia all’attivazione di Spotlight, ma nel momento in cui la query inizia ad essere composta: Apple si difende così dalle accuse di un tracciamento “by default”, ma tutto ciò non sembra essere bastato agli occhi di quanti vedono nel nuovo Spotlight una ingerenza indiscreta, per la quale l’utente non ha dato alcuna autorizzazione e per la quale non ha pertanto piena consapevolezza. Trattasi peraltro di un tracciamento alquanto preciso: alcune prove hanno dimostrato come Apple sia in grado di identificare l’edificio esatto dal quale avviene la ricerca, rendendo così più colorati gli argomenti di coloro i quali vedono nella nuova funzione un elemento che varca il limite della tollerabilità.

Nulla di celato, però: con un articolo datato 17 ottobre, Apple spiega nero su bianco il funzionamento della funzione Spotlight Suggestions, indicando ogni limitazione e ogni sviluppo legato alle ricerche tramite il servizio. Sulla base di quanto spiegato, i dati raccolti da Spotlight vengono quindi trattati con duplice modalità: da una parte vengono raccolti e archiviati dai server di Cupertino per migliorare il servizio di ricerca e dall’altra vengono condivisi con i server Bing (Microsoft) con medesime finalità. Apple specifica sulle proprie pagine che Apple non riceve i risultati relativi ai risultati di ricerca trovati dall’utente sul Mac (relativi quindi a file personali) e al tempo stesso Bing non archivia i dati ricevuti dal servizio di Cupertino.

Speciale: OS X Yosemite

Spotlight Suggestions: come si disattiva

Il servizio può essere disattivato disabilitando le voci “Spotlight Suggestion” e “Bing Web Searches” nel menu System Preferences > Spotlight > Search Results. Ma non solo: Fix Mac OS X segnala altresì Spotlight Suggestion tra le impostazioni di Safari, chiedendo pertanto medesimo trattamento all’interno del menu Safari > Preferences > Search.