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È tempo per la fatturazione elettronica

Anche i Digital Champion coinvolti con l'Agid e il sistema camerale nel killer switch off delle fatture elettroniche verso la pa. Tutto da gestire.

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A partire dal 31 marzo quasi 37 mila uffici di oltre 21 mila amministrazioni e due milioni di aziende dovranno scambiarsi fatture esclusivamente in modalità elettronica. Il passaggio cruciale è determinato da un obbligo di legge, arrivato al suo grado di completamento, che cambierà radicalmente i rapporti tra PA e fornitori, consentendo sia alle imprese che allo Stato un risparmio colossale e una efficienza dei rapporti votata alla trasparenza.

«Il tema non è sexy», ha esordito Riccardo Luna nel #digitalday al tempio di Adriano a Roma. E ha ragione: spiegare in poche parole cos’è la fatturazione elettronica e perché si candida a trasformare il rapporto di collaborazione professionale delle aziende – dalle più grandi alle più piccole – con lo Stato è impresa ardua. Ma una volta usciti vivi dalla pec, la piattaforma di scambio, l’emazione diretta o indiretta e la conservazione di queste fatture, si partecipa a una riforma che consentirà il risparmio di 1,5 milardi di euro e a una maggiore trasparenza nell’ottica del reciproco controllo: più facile esigere fattura, più facile per l’agenzia delle entrate tracciarle.

Ecco la ragione della mattinata dedicata al tema, aperta dal ministro Marianna Madia e chiusa dalla direttrice dell’Agid, Alessandra Poggiani. In mezzo, gli interventi di chi rappresenta questa sinergia tra AgID, Digital Champions, Unioncamere e le Camere di Commercio, con due panel sul rapporto tra istituzioni e imprese e il ruolo dei DC per venire in soccorso a chi deve adempiere a questo processo (in sostanza imprese, professionisti, enti). Nel lungo livetweeting si apprezzano gli interventi di Maria Pia Giovannini (Agenzia per l’Italia Digitale), Federico Filiani (Mef), Angela Isidoro (Agenzia delle Entrate, che ha concluso insieme a Luna e alla Poggiani), Ernesto Belisario, che ha aiutato la platea – composta da 110 campioni digitali – a formarsi per poi formare a loro volta tutti gli altri.

Come funziona

Come funziona la fatturazione elettronica? Il sistema è basato su un concetto: per dire addio alla carta è necessario produrre uno standard. Questo standard non nasce dal nulla, ma è stato introdotto a livello procedurale da una legge del 2008 e si è progressivamente instaurato anche dal punto di vista tecnologico. Tutto è spiegato (maluccio) sul sito fatturapa.gov.it dove si viene presi da uno sconforto cosmico. Più sintetica la pagina dell’Agid ma non cambia granché. Forse anche per questo Luna ha pensato di aprire un help desk anche su italiani.digital, il sito dei DC aperto da qualche settimana, per provare a rispondere a eventuali domande di chi non si raccapezzasse. Anche la Rai produrrà una campagna televisiva per introdurre alla fatturazione elettronica.

Il sistema della fatturazione elettronica è stato protagonista anche di un recente studio della School of Management degli Osservatori del Politecnico di Milano, di diversi webinar, seminari, giornate di studio. Se ne parla ormai da mesi. Questo perché non è facile passare dalla carta a un sistema di file XML spinti e conservati da un motore centrale, lo SDI o piattaforma di intercambio, che verifica la correttezza dei contenuti e appone una firma digitale che consente la registrazione della fattura e la sua emissione al destinatario. Molti anche i quesiti ai quali si cerca di rispondere, soprattutto sulla convenienza lato fornitore che a prima vista sembra assente.

Chi può aiutare

Per venire in soccorso delle imprese, si è pensato agli intermediari, cioè agli operatori economici riconosciuti che ricevono le fatture per conto dell’impresa e la destinano alla pa. La camera di commercio, ad esempio, prevede un servizio gratuito fino a 20 fatture l’anno. E poi ci sono vari servizi associativi e privati. Per le imprese, all’inizio, sarà piuttosto scioccante e non mancheranno i problemi. Tuttavia lo scopo della fatturazione elettronica è davvero molto importante, dato che permetterà al sistema paese di fare un deciso balzo in avanti in termini di trasparenza, controllo della spesa, diffusione della cultura digitale e investimenti in IT.

Non si uccidono così anche i cavalli?

Posta certificata, piattaforme, acronimi incomprensibili (SDICOOP, SPCOOP, SDIFTP, SDI): il senso di sconforto è assolutamente naturale. Norme, processi (135 pagine di suggerimenti per la compilazione della fattura!) e infrastruttura di questo passaggio cruciale sono tante, complesse e non a caso sia i DC che la Rai si sono impegnati a pubblicizzare le deadline del 31 marzo, anche perché ci sono alcuni miti da sfatare. Come ad esempio:

  • I risparmi sono solo per lo Stato. Il miliardo e mezzo calcolato è dovuto all’aumento, per due terzi, della produttività delle pa, dunque dovrebbe esserci un vantaggio economico anche per i fornitori, calcolato in 4 euro per ogni fattura elettronica emessa al posto di quella cartacea.
  • La tecnologia è sperimentale. No, è già utilizzata da molti mesi e ha mostrato di funzionare.
  • Le pa tanto non pagano lo stesso. Le fatture elettroniche hanno un esigibilità migliore, inoltre ci sono recenti leggi che hanno accorciato i tempi. L’adempimento è di fatto un passaggio culturale che non comporta oneri maggiori o miglioramenti economici immediati: ha uno scopo superiore.

Fonte: Webnews • Immagine: Ilaria Selvaggini • Notizie su: ,