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La pelle artificiale coltivata in laboratorio

Arriva dal Giappone una speranza per tutti coloro affetti da patologie che compromettono l'integrità del tessuto cutaneo e per le vittime di ustioni.

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Tra i molti progetti di ricerca che intendono portare innovazione in ambito medico, quello dell’istituto giapponese RIKEN Center for Developmental Biology risulta particolarmente interessante e merita attenzione. Si tratta a tutti gli effetti di una pelle artificiale. Una tecnica che potrebbe tornare utile, ad esempio, per sostituire le sezioni della cute danneggiate nei pazienti, a causa di traumi, ustioni o patologie.

Al contrario di altre iniziative simili già viste in passato, si tratta di un tessuto che non solo integra i follicoli piliferi, ma anche tutte le ghiandole presenti sotto l’epidermide negli esseri umani, incluse quelle per la produzione di sebo e sudore. Il processo prevede l’asportazione di particolari cellule dalle gengive di una cavia, in grado di comportarsi come staminali, che appositamente trattate arrivano a generare la pelle. Questa viene poi impiantata su un altro animale le cui difese immunitarie sono preventivamente state abbassate, così da scongiurare il rischio di un rigetto. Il risultato finale può essere connesso al tessuto umano, rimpiazzando le sezioni danneggiate e andando a integrarsi in modo quasi indistinguibile dal punto di vista estetico.

Il progetto, va chiarito, è ancora in fase sperimentale e ben lontano dal poter essere impiegato in ambito medico. I suoi responsabili ipotizzano l’avvio dei primi test sui pazienti entro i prossimi dieci anni. Se i feedback raccolti saranno positivi, potrebbe trattarsi di un approccio altamente innovativo ed efficace per la cura, ad esempio, di chi è rimasto vittima di ustioni o di chi a causa di patologie presenta lesioni cutanee.

Uno schema spiega il processo impiegato per la generazione della pelle artificiale

Uno schema spiega il processo impiegato per la generazione della pelle artificiale (immagine: RIKEN).

Chi è interessato ad approfondire il tema può consultarne la documentazione dettagliata sul sito ufficiale del RIKEN Center for Developmental Biology, dove sono riportati anche schemi e fotografie scattate durante i primi test.

Fonte: RIKEN • Via: Science • Notizie su:
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