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Di chi è l’Internet di Microsoft?

Microsoft ha utilizzato nei suoi software di connessione gran parte di codice open source. Un ex programmatore di Redmond ne difende la pratica ma gli attacchi frontali portati a Linux e alla licenza GPL nei mesi scorsi perdono molto del loro valore.

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Questa è la storia. Il corollario è apparso ieri su Kuro5hin, un blog sponsorizzato dalla VALinux Systems, dove la polemica ha preso piede grazie ad un lungo articolo di Adam Barr. Adam Barr (alias adamba) è l’autore del libro Proudly Serving My Corporate Masters, che ha per sottotitolo un eloquente «Cosa ho imparato in dieci anni da programmatore Microsoft», e ha fornito spesso particolari sulla realtà di Redmond. Come sviluppatore dei sistemi NT e 2000, Barr si è spesso occupato di questioni relative al networking e alle politiche di Microsoft in questo campo e, parlando da ex “interno”, spezza una lancia in favore della casa di Gates.



In poche parole, secondo Barr, lo stack TCP/IP, ossia il programma che gestisce tutte le operazioni di rete, è stato costruito da Microsoft per la prima volta durante lo sviluppo della prima versione di Windows NT. Il codice dello stack è stato “preso” da un software sviluppato dalla Spider Systems che a sua volta lo aveva creato utilizzando molte istruzioni protette dalla licenza open source BSD. Questa, a differenza della GPL, non prevede che l’inclusione in qualunque software di codice protetto da licenza BSD debba forzatamente rendere quel software protetto da licenza BSD. L’unico parametro di copyright che prevede questa licenza è l’inclusione del nome dell’originario creatore nelle informazioni sul software, cosa che Microsoft ha puntualmente eseguito.



Insomma, il Wall street Journal avrebbe preso come esempio un legittimo comportamento della Microsoft per poter nuovamente versare veleno sulla società di Redmond. Tuttavia, ed è il dubbio incorso in molti, il problema non risiede solamente nell’utilizzo legittimo di software altrui pur essendo Microsoft l’azienda più che leader nel settore, ma semplicemente nella evidente ipocrisia che l’azienda esprime condannando gli sviluppatori open source da un lato e sfruttandoli dall’altro.



Ma ci sono anche altre implicazioni. L’utilizzo da parte di Microsoft di software open source rende ancor più giustizia all’utilizzo di un tale tipo di strumento. Come ripetiamo da tempo la stessa natura della rete (ma anche la stessa concezione di scienza come luogo di condivisione di conoscenze) sarebbe inconcepibile senza il principio del software libero. L’utilizzo che Microsoft ha fatto del codice di FreeBSD nel campo delle connessioni di rete (dei protocolli e degli strumenti di connettività) ci suggerisce che senza la licenza open source a Redmond starebbero ancora pensando a come far “funzionare” Internet sui propri computer.