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Freenet addio?/3 Il Caso NGI

La febbre dell'Internet a pagamento contagia anche il gaming online. NGI, la società più autorevole nel modo dei videogames lancia il servizio a pagamento Private Network.

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L’Internet a pagamento da scenario ipotetico fino a qualche mese fa, sta progressivamente prendendo piede. Il lancio di una serie servizi in abbonamento (attivati o di prossima attivazione) sono sufficienti a mutare il volto dell’online italiano.



È stato da dopo l’estate che la pentola del freenet ha cominciato a ribollire fortemente. Svariate le iniziative che si sono susseguite. I casi più eclatanti: Repubblica.it (con il lancio del suo servizio Extra) e l’inversione di tendenza di Virgilio- Tin, uno dei paladini del freenet nostrano. Solo per citare i più celebri.



I servizi a pagamento – se hanno preso le mosse dall’editoria online d’oltreoceano – ora arrivano in casa nostra, contagiando diversi settori, come quello dei giochi online.



Da pochi giorni NGI, il sito di riferimento dei netgamers italiani e di tutta Europa, ha attivato Private Network.



Si tratta di un servizio di abbonamento ai server, che contiene offerte aggiuntive per il gioco online in grado di affiancarsi all’offerta free con cui sinora NGI si era presentata ai suoi utenti.



Per avere un’idea di cosa comporta il passaggio alla scommessa dell’Internet a pagamento abbiamo rivolto alcune domande a ADSO, content director e co- fondatore del sito NGI, al secolo meglio noto come Luca Cassia.



NGI, fondata nel 1999, è la società più autorevole nella promozione dell’attività agonistica nel mondo del videogame. La net company, partecipata al 51% da I.Net ad oggi fattura 4.5 miliardi di lire, con un bilancio in utile. NGI si muove su un parco utenti potenziale stimato intorno ai 125.000; serve ogni notte circa 6.000 giocatori in contemporanea e totalizza, con i propri siti, circa 8 milioni di pageviews.



Aumentano i servizi a pagamento su Internet. La cosa non lascia esente nemmeno il gaming online, prima CTOnline ora anche NGI ha una sua offerta di abbonamento per l’accesso ai server. Si tratta di strategie economiche dei singoli o qualcosa si muove nel mondo dei videogames, in direzione del pay-per-play?

Per quanto riguarda noi di NGI abbiamo già attuato una politica free, che ora abbiamo deciso di affiancare al servizio su abbonamento Private Network. Abbiamo pensato di lanciare un insieme di servizi a disposizione dei soci del club, quali i server privati di gioco, i server prenotabili, la certificazione dei players, tornei, ecc. Stiamo così sperimentando una forma nuova di finanziamento per il gioco online.



Che cosa vi ha spinto ad imboccare la strada dell’Internet a pagamento?

Fondamentalmente il fatto che il modello freenet non è un business model. Si tratta piuttosto di un sistema per aumentare il numero di utenti.

Ora nel gaming online la logica seguita è questa: io creo un gioco on-line e lo erogo al pubblico, poi qualcuno mette i server e questo mi consente di allestire un servizio con cui la gente può giocare. Quello che è sempre saltato in questo ragionamento è l’anello centrale della catena, che vede, da un capo l’utente e, dall’altro, il fornitore di servizi. Ovvero è stato preso sotto gamba che il materiale allestimento del servizio, la banda, i server fisici e la manutenzione hanno un costo che deve ricadere su una delle due estremità della catena.




Insomma intende dire che la scelta di NGI rientra nella crisi dell’advertising online, il ritornello onnipresente quando si parla del lancio dei servizi a pagamento?

Ovviamente. La pubblicità in una prima fase di Internet era l’unica fonte di revenue considerata possibile. Ora si sta meditando nuovamente la cosa, rivedendo però nel complesso tutto il sistema dei servizi. Personalmente noi ci siamo indirizzati con la nostra ultima iniziativa a pagamento verso il potenziamento della qualità. Questo significa non solo il potenziamento dei server che consentono il gioco, ma anche, ad esempio, dei nuovi criteri di certificazione dei giocatori e tutti gli altri servizi di Private Network sopra menzionati.




Ma come pensate possa essere accolta dalla vostra utenza il passaggio ad un servizio a pagamento?


Semplicemente proponendo all’utente un motivo aggiuntivo per abbonarsi. Noi abbiamo fatto ricorso all’innalzamento ed al potenziamento della qualità del servizio. L’utente in cerca di un servizio migliore può decidere se abbonarsi o meno.




Il passaggio verso l’abbonamento porta sicuramente ad una variazione del bacino
d’utenza? Come pensate reagiranno i vostri utenti?


NGI va verso un’offerta mista. Con server e servizi Free con la stessa qualità del periodo “total-free”. In più ci sono i servizi aggiuntivi a pagamento. Al lancio di questa proposta molti utenti ci hanno abbandonato, penso perché disgustati dall’idea in sé di un sito Internet che richiede un pagamento per i suoi servizi.

Va però anche detto che l’offerta free di NGI rimane corposa. Siamo consapevoli del resto che l’abbonamento è un tributo da pagare e di conseguenza andranno persi molti free-riders; che sono sì degli utenti ma non certo clienti