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Internet, sei troppo cara

La Rete è troppo salata per gli italiani. L'elevato costo della connettività made in Italy penalizza aziende e privati, ma cosa si può fare contro il "caro-Internet"?

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Collegarsi ad Internet in Italia costa ancora troppo caro. E a rimetterci saremmo tutti, o quasi. Le compagnie Tlc, sicuramente no. Ad influire sui prezzi troppo elevati della connettività sono i costi di telecomunicazione, superiori alle medie europee.

Le bacchettate fioccano da più parti. La prima arriva in direttissima da Bruxelles. Nell’ultimo rapporto Ecofin, appena passato al vaglio dal Comitato per la politica economica (i risultati sono riportati in sintesi sul quotidiano La Repubblica) si legge a chiare lettere che l’Italia è al di sopra della media europea per costo delle telefonate interurbane e verso gli Stati Uniti.

Effetto di una liberalizzazione delle Tlc a metà. Solo i costi delle telefonate urbane sono scesi, portandosi al disotto delle medie europee. Chiamare nella stessa città da noi costa 0,25 €, contro lo 0,41 € europeo. Per contro, dal report “Riforme strutturali in Italia nel 2001” steso dall’Ecofin esce fuori che le connessioni delle famiglie e dei ragazzi italiani sono al di sotto della media europea.

Nello stesso tempo l’accusa al caro-Internet arriva dal mondo della ricerca italiana. Collegarsi da Catania a Malta costa 10 volte di più di un collegamento da Malta agli Stati Uniti, ha detto Enzo Valente, responsabile del progetto della Rete di ricerca italiana (GARR-B), nel corso della prima assemblea della Società Internet, svoltasi a Roma il 25 gennaio.

L’esempio è stato eloquente. Ha reso significativamente che l’Italia vanta le tariffe di connessione tra le più alte in Europa.

«L’elevato costo della connessione è un limite importante alla diffusione dei collegamenti Internet tra le aziende ed i consumatori» sono state le parole di commento del responsabile del GARR-B; che ha poi proseguito ricordando come questo aspetto accomuna «l’Italia a Grecia e Portogallo e l’allontana in prospettiva dagli altri paesi industrializzati della Comunità europea».

La soluzione? A questo punto parrebbe inevitabile pensare ad un contenimento delle tariffe. Solo che a finire alla sbarra, dalle dichiarazioni emerse dal convegno organizzato dalla sezione italiana dell’ISOC, è stata l’intera politica tariffaria praticata sinora. Il responsabile del GARR ha parlato del "paradosso tutto italiano" dell’allineamento dei costi di collegamento verso l’alto, quando al di sopra di tutti c’è un Authority che controlla.

«Le alte tariffe imposte dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, introdotte per evitare che Telecom Italia potesse avvantaggiarsi come ex-monopolista, non hanno favorito in realtà il libero gioco della concorrenza», ha commentato Enzo Valente. Anzi, per di più «gli altri operatori si sono adeguati di fatto alle tariffe più alte».

I rimedi allo status quo? Spaziano tra le proposte più varie. «Liberalizzare i costi dei circuiti tra le varie compagnie» sostiene il responsabile del GARR-B; o forse passare la palla ad una mano unica con compiti di coordinamento, secondo quanto si sostiene da più tempo, premendo per la nascita dell’Istituto nazionale per le tecnologie dell’informazione.

Diverse le soluzioni. Tutte per l’avvenire, nessuna che in breve faccia flettere i costi di accesso verso il basso