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Altri brevetti incombono sul Web

Una nuova richiesta di brevetti potrebbe compromettere lo sviluppo del World Wide Web. Sotto i riflettori gli standard ISO. Nel frattempo il Parlamente europeo vota oggi per la brevettabilità del software

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La richiesta di dazi su tecnologie e invenzioni che riguardano il World Wide Web trova ogni giorno un nuovo capitolo da scrivere. L’ultima novità viene nientemeno che dall’ISO, l’ente che promulga e definisce gli standard internazionali. All’interno dell’ISO è attivo un gruppo che sta studiando da mesi la possibilità di far pagare l’utilizzo delle sigle standard per la definizione dei linguaggi (ISO 639 Language Codes), delle nazioni (ISO 3166 country codes) e delle valute (ISO 4217 currency codes).

Il Commercial Policies Steering Group (CPSG) non ha rilasciato nessun documento pubblico riguardo alle nuove regole che dovrebbero mutare l’accesso alle definizioni dell’ISO. A rendere pubblica la vicenda è stata una lettera di Tim Berners-Lee indirizzata a Oliver Smoot, attuale presidente dell’ISO.

[Aggiornamento 01/10/2003: In un comunicato stampa ufficiale l’ISO ha chiarito che non farà pagare l’utilizzo dei propri codici né nel World Wide Web, né all’interno dei software applicativi].

Berners-Lee fa notare come i codici per identificare linguaggi e nazioni sono oramai diffusi in tutto il World Wide Web e, oltre ad essere usati nella definizione dei domini (.it, .uk ecc.), vengono utilizzati in molti punti dei linguaggi HTML, XML e loro derivati.

«Qualsiasi dazio per l’utilizzo di questi standard – fa notare il direttore del W3C – porteranno ad una frammentazione, ad un ritardo nello sviluppo e alla fine ad una mancanza di standardizzazione».

Se dovesse passare la proposta del CPSG, in futuro l’ISO potrebbe decidere di richiedere un prezzo per ogni utilizzo delle sigle. Ciò influenzerebbe gran parte delle attuali tecnologie su cui si basa il World Wide Web. I “Language Codes” definiti dallo standard 639 sono infatti utilizzati in molti punti delle specifiche (X)HTML ed XML, ed anche nelle norme WCAG 1.0 che determinano l’accessibilità delle pagine Web ai disabili (in particolare nell’attributo LANG).

L’uso indisciminato dei brevetti è il peggior nemico del World Wide Web. Internet è un ambiente tecnologico sviluppato con altissimi tassi di crescita proprio perché garantisce la gratuità e il riutilizzo senza dazi delle tecnologie utilizzate. Il semplice utente può diventare sviluppatore. La tecnologia esce dai mercati delle software house e dei laboratori ed entra nella biblioteca di ognuno.

Ciò non significa mortificare il mercato barattando la ricerca per un pugno di mosche. Significa creare un’infrastruttura il più universale possibile per permettere a chiunque di utilizzarla, sia per fare ricerca senza profitto sia per creare affari. È così che il Web si è sviluppato sinora, ed è così che si dovrebbe sviluppare in futuro.

Questa è anche la linea del W3C, ribadita anche ieri da Berners-Lee nel corso del discorso alla londinese Royal Society. La W3C Patent Policy (la norma sui brevetti del W3C) approvata lo scorso maggio stabilisce in che modo e sotto quali regole vadano brevettati gli standard tecnologici del Web, promulgati e diffusi dal Consorzio WWW. Bene: questi standard non dovranno, se non in eccezionali condizioni, contenere brevetti che prevedono un pagamento per il loro utilizzo.

Oggi il Parlamento europeo discuterà il le norme che regolamenteranno nel nostro continente la brevettabilità dei software. La speranza è che uno sguardo alla splendida avventura del World Wide Web favorisca una scelta per un altro decennio di sviluppo tecnologico libero e alla portata di tutti.