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$quilla il telefono

Il business delle suonerie per cellulari ha iniziato la parabola discendente? Così pensano alcuni analisti. Numeri, curiosità e stranezze su un fenomeno globale. In attesa di dire addio a quel noioso "tuu - tuu"....

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Declino, forse inevitabile. Secondo un recente rapporto di Juniper Research,
sarebbe questa la prospettiva per il mercato, oggi floridissimo, delle suonerie
per cellulari. -28% in tre anni. Dal miliardo di dollari di introiti del 2003
ai 490 milioni previsti per il 2008. Sono comunque cifre ragguardevoli, soprattutto
se si riflette sulla futilità di ciò che le genera. Forse nemmeno
James Winsoar, il giovane inglese che nel 1999 ebbe l’intuizione di trasformare
in business una caratteristica innovativa dei cellulari Nokia, si aspettava tanta
grazia.

Da quando Winsoar lanciò sul web il suo My Nokia (oggi Phat
Tonez
), il commercio di suonerie ha visto proprio nella Rete la sua vetrina
principale. Non deve sorprendere più di tanto, dunque, che la lista delle
10 parole più cercate su Yahoo nel 2003 per l’ambito tecnologico, sia
guidata proprio da "ringtones". Né che tante truffe a base
di dialer siano state perpetrate con e per la vendita di loghi e suonerie. E
nemmeno, infine, che molti dettagli dell’affare suonerie ricordino quelli legati
al business della musica digitale, pirateria e violazione del copyright incluse.

Le case discografiche, per dirne una, sono sul piede di guerra anche su questo
fronte. Hanno fiutato l’opportunità e hanno ovviamente reclamato una
fetta della ricca torta da spartire con artisti, operatori telefonici e distributori.
D’altro canto i numeri sono eloquenti: secondo la Mobile Data Association,
nel 2003, in Inghilterra, le vendite di suonerie musicali hanno superato quelle
dei singoli distribuiti su CD.

Alcuni operatori del settore, però, hanno trovato il modo di spezzare
il meccanismo. È sufficiente realizzare cover dei successi del momento
e ricavare le suonerie da quelle piuttosto che dagli originali. Il compositore
del brano avrà comunque la quota che gli spetta come diritto d’autore,
ma non così avverrà per la casa discografica. Manager di Universal
Music e BMG hanno già intimato a queste società il divieto assoluto
di usare il nome degli artisti ‘coverizzati’ per promuovere le suonerie. C’è
anche da dire, a dispetto delle preoccupazioni delle major, che l’incessante
e ubiqua esecuzione via cellulare dei tormentoni musicali, può trasformarsi
in un formidabile strumento di marketing. Ne è convinto, ad esempio,
Matthew Knowles, uno che di successi e tormentoni dovrebbe saperne qualcosa,
essendo padre e manager di una certa Beyonce. Oltre a dominare le classifiche
dei dischi veri, la giovane cantante americana, fa la sua bella figura anche
nelle innumerevoli hit parade per suonerie spuntate negli ultimi mesi, soprattutto
in Inghilterra.

È proprio nella culla della musica pop moderna che il business delle
suonerie sta incontrando un successo riscontrabile altrove solo in Giappone.
Ad animare la scena non sono solo manager delle telecom e imprenditori rampanti
alla Winsoar. L’austera British Library ha fatto recentemente notizia
per aver venduto a due società del settore (iTouch e Mobiletones)
i versi registrati di diversi animali contenuti nel suo preziosissimo archivio
sonoro.

Sempre in Inghilterra, è sbarcata, per la prima volta in Europa (grazie
a T-Mobile), l’ultima tendenza, quella che alcuni analisti già
definiscono la next big thing. Si tratta dei cosiddetti "ring
back tones
", un giochino che in Corea del Sud ha fruttato nel 2003
qualcosa come 100 milioni di dollari. L’idea è quella di modificare il
classico "tuu – tuu" emesso dal cellulare e che propiniamo alla persona
che ci chiama, sostituendolo con una musichetta. Del suo potenziale come strumento
di viral marketing applicato alla musica, si è molto discusso al MIDEM,
il Mercato Internazionale della Musica, in corso di svolgimento a Cannes. Si
può facilmente immaginare, secondo alcuni, il tenore delle nostre prossime
telefonate: "Bella questa canzone. Di chi è?".

In tutto ciò, non potevano mancare gli stravaganti di turno. Un articolo
uscito su Wired lo scorso dicembre, riportava le parole di Jeremy Xavier,
direttore marketing di Modtones. La società, dopo aver ricevuto
precise richieste da parte di diversi utenti, ha deciso di mettere in vendita
al prezzo di 2 dollari la più incredibile e da molti agognata tra le
suonerie. La musica? Nessuna. Silenzio. 25 secondi di sacrosanto silenzio.