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Tradimento.it: risponde l'”hacker” accusato

L'Hacker accusato di aver messo fuori servizio il sito tradimento.it risponde alle accuse con una e-mail inviata alla nostra Redazione. Si lamenta il mancato controllo dei tabulati telefonici e il sequestro tardivo del materiale informatico

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Dopo la pubblicazione della notizia Hacker per vendetta, fermato dalla Polizia Postale, abbiamo ricevuto la seguente mail dalla persona oggetto delle informazioni da noi divulgate. Dopo aver verificato l’identità dello scrivente, abbiamo deciso di pubblicare la sua e-mail per intero. Ve la riportiamo qui sotto senza modifiche.



«Spettabile Redazione, il sottoscritto è persona direttamente interessata alla faccenda di cui si parla nella notizia “Hacker per vendetta, fermato dalla Polizia Postale”.

«Con la presente intendo dare ulteriori informazioni, visto che diverse testate giornalistiche e agenzie di stampa stanno diffondendo notizie che
mi riguardano e che non corrispondono al vero, soprattutto non sono in arresto e non lo sono mai stato, anzi come potrete leggere alla fine della storia, non mi sono neanche messo al corrente dei fatti per cui si procede.

«In passato, frequentavo un webforum sul sito www.tradimento.it, appartenente alla società Media Strategy di Parma, il web forum è moderato ovvero i messaggi non vengono pubblicati in tempo reale, ma vengono prima vagliati da un moderatore e successivamente pubblicati. Bisogna però dire che la moderazione è sempre stata “faziosa”, ovvero i messaggi di alcune persone che stavano a cuore al moderatore, venivano sempre e comunque pubblicati anche se erano offese dirette ad altri utenti, compreso il sottoscritto a cui non veniva neanche data la possibilità di replicare o smentire quel
che veniva detto.

«Per accedere in lettura ed in scrittura sul forum non vengono chiesti dati identificativi, ovvero chiunque può inviare un messaggio semplicemente inserendo un nickname ed un titolo, però non è concesso firmare i messaggi con un indirizzo di posta elettronica qualsiasi, ma è necessario
iscriversi ai servizi di posta elettronica gratuiti forniti dal sito stesso e quindi fornire i propri dati personali alla società che gestisce il sito.

«Il 25 febbraio 2002 il sito subisce un presunto attacco informatico, rimane offline per tre giorni dopo i quali viene ripristinato, anche se non completamente. Quasi un anno dopo, ovvero il 13 gennaio 2003, mi ritrovo in casa la polizia postale che si presenta con un decreto di perquisizione di carattere generale senza l’indicazione di elementi rilevanti tranne la data in cui sarebbe avvenuto il PRESUNTO reato ed il luogo. Gli agenti portano via qualsiasi cosa assomigliasse ad un supporto informatico, ma anche se appartenenti alla Polizia Postale, in realtà non erano sufficientemente preparati e non erano accompagnati da nessun consluente tecnico opportunamente nominato. Il materiale inoltre è stato portato via SENZA SIGILLI che potessero preservare il tutto, in modo da garantire che non venisse alterato nulla.

«Fino a quel momento ero all’oscuro di denunce a mio carico e che si stesse procedendo nei miei confronti, solo con una opportuna istanza ex art 335 indirizzata alla procura di Parma sono riuscito a sapere la fonte delle accuse e così a memoria sono riuscito a risalire ai fatti. E quì viene il bello, perchè nell’ora in cui sono avvenuti i fatti io non ero neanche collegato ad internet, i tabulati telefonici dovrebbero essere una delle prove su cui si dovevano basare le indagini ma pare che questi non siano mai stati presi in esame. Si parla di presunte “trappole”, che avrebebro permesso di “incastrarmi”, in realtà quando si è verificato il fatto sono semplicemente stati forniti alle autorità i dati personali che avevo utilizzato per registrare degli indirizzi di posta elettronica sui siti della MediaStrategy.

«Secondo quanto riportato dalle varie testate sembra quasi che tutta l’indagine si sia svolta in tempi rapidi, invece i tempi sono stati molto lunghi ed dovrebbe apparire immediatamente assurdo il fatto che sia stato sequestrato un computer 11 mesi dopo che il fatto sia stato commesso.

«Conservo per ultimo il pezzo forte. In tutto questo tempo non mi è stato possibile accedere agli atti del procedimento che il PM ha ritenuto di
dover secretare, né mi è stata notificata la proroga delle indagini preliminari scaduta il 20 novembre 2003, pare invece che l’eccessiva discrezionalità
del PM nel secretare questi atti non sia servita a far sapere la notizia alla stampa che attualmente ne sa più di me.

«Al momento non mi risulta che sia stato emesso nessun decreto di condanna e nessun rinvio a giudizio nei miei confronti. Sul procedimento io non so praticametne nulla, tranne che la mia privacy è stata violata (il computer è contenitore di corrispondenza, diari ed altre cose riservate), e che i ritardi sono stati giustificati con “la particolare complessità delle indagini”. Bastava verificare i tabulati telefonici, invece si sono serviti della perquisizione e del sequestro non come mezzo di ricerca delle prove, ma come mezzo di ricerca della notizia di reato, cosa peraltro inammissibile perché lesiva dei diritti costituzionali dell’indagato. L’attacco informatico informatico al sito www.tradimento.it in realtà potrebbe non essere neanche avvenuto, potrebbe essersi trattato semplicemente di un guasto sfruttato in malafede per accusare me.

«Non c’è stata nessun tipo di ritorsione da parte mia, ho fatto valere i miei diritti con querele, ed ora anche con una denuncia per calunnia contro chi mi ha denunciato. Per le altre accuse infamanti, va precisato che una conferenza stampa non è certo un tribunale, non sono i Poliziotti o i giornalisti a decidere di cosa sono colpevole, ma saranno i giudici che valuteranno anche il caso di malagiustizia di cui sono stato vittima.

«Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti e nella speranza che possiate pubblicare la presente, anche se riveduta e corretta, colgo l’occasione per inviarvi i miei migliori saluti».