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Peer to Peer: prime denunce in Italia

Trenta utenti denunciati in Italia, 150 in altri paesi. Esulta l'associazione delle industrie musicali per la prima operazione italiana di lotta allo scaricamento di file musicali protetti

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Aggiornamento 16.54. Da una conversazione di HTML.it con un ufficiale della Guardia di Finanza che ha partecipato alle indagini emergono altri particolari dell’operazione “Clone Attack“.

  • I network interessati all’operazione sono quelli di Kazaa e WinMX (oltre a OpenNap).
  • L’operazione, partita a ottobre 2003 dal monitoraggio del sito Napigator.com, ha portato alla denuncia di circa 30 persone distribuite su 26 province italiane: venti gestivano server OpenNap, altri sette erano semplici utenti di sistemi peer to peer con grossi quantitativi di file in condivisione (i cosiddetti “big uploaders”).
  • Il caso più eclatante è quello di un utente di Kazaa che aveva in condivisione oltre 6.000 MP3 e centinaia di film, anche ultime uscite.
  • Il metodo di individuazione si è basato sulla verifica del materiale condiviso dall’utente attraverso i normali strumenti predisposti dai software, con rilevazione dell’IP.
  • Per nove utenti italiani è scattata la denuncia per possesso di materiale pedopornografico.
  • Nessun utente apparteneva alla rete del provider Fastweb.
  • L’operazione italiana non ha nulla a che fare con le azioni in Canada, Germania e Danimarca.
Per la prima volta in Italia, trenta utenti di sistemi di file sharing sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza e dovranno essere sottoposti a processo. L’indagine, condotta dal comando milanese dei “Baschi Verdi”, ha portato all’identificazione e alla denuncia di trenta utenti di sistemi peer to peer colti a “uploadare” file musicali. In seguito alle perquisizioni sono stati requisiti 25 computer e 30 hard disk e sono stati rinvenuti, oltre a circa 50 mila file illegali, anche «materiali pedopornografici».

Dei trenta casi, distribuiti su tutto il territorio nazionale, uno, ampiamente noto, riguarda il network di eDonkey, un’altra ventina riguardano gestori di server OpenNap, mentre i restanti sono semplici utenti della rete italiana di WinMX (e Kazaa) che condividevano grandi quantità di file MP3 illegali (i cosiddetti “big uploaders”). I reati contestati sono vari e vanno dalla duplicazione per fini di lucro all’uso personale. Alcuni degli utenti denunciati rivendevano anche le opere che scaricavano dalla rete. Nei casi peggiori la pena prevede la reclusione da tre a sei anni e una multa che può variare dai cinque ai trenta milioni di vecchie lire.

L’operazione è partita a Gennaio 2004 (Ottobre 2003, vedi sopra) quando, anche attraverso le pagine di HTML.it, la Federazione dell’Industria Musicale Italiana (FIMI) avvertì gli utenti di un rafforzamento dei controlli sulle reti di condivisione. Rispetto alle azioni precedenti, la novità di queste nuove denunce risiede nelle modalità di verifica delle azioni illegali. Alla base dei provvedimenti non c’è una denuncia specifica, tranne che nel caso dei due utenti del network di eDonkey fermati su denuncia delle edizioni Giuffré, ma un’azione di monitoraggio dei sistemi peer to peer.

Luca Vespignani, segretario generale della Federazione contro la pirateria musicale (FPM), in una intervista telefonica con HTML.it ricorda che l’azione non ha riguardato solo l’Italia ma è stata estesa ad altre nazioni. Denunce civili sono in corso in Canada e Danimarca, mentre in Germania e Italia i reati prevedono denunce penali (ma le forze di polizia italiane non hanno agito in coordinamento con altre, vedi sopra). La FIMI, conferma Vespignani, continua ad agire su due fronti: da un lato informando gli utenti dei pericoli legali che lo scaricamento dei file protetti comporta, dall’altro coadiuvando le forze di polizia nella ricerca di illeciti sui network di file sharing.

«Questo è stato il primo passo – continua Vespignani –. Per ora non ci sono nuove azioni in corso sul fronte delle denunce. Per intraprendere ulteriori passi aspetteremo di valutare i risultati di questa azione e gli sviluppi del decreto Urbani che dovrà ampliare le fattispecie di reato dal settore del cinema a quello della musica».

L’azione della Guardia di Finanza non ha nulla a che vedere con il recente decreto Urbani. Le indagini risalgono a Gennaio 2004 e il decreto Urbani limita le sanzioni allo scaricamento di sole opere cinematografiche. Vespignani si è detto fiducioso sull’ampliamento del decreto, aspramente contestato da provider e utenti, anche all’ambito musicale.