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Sorpresa: il P2P non è morto

Si condivide di più e si utilizza molta più musica online. In molti scaricano meno a causa della RIAA. Crescono gli utenti dei servizi legali. L'ultimo rapporto Pew Internet

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Cresce il numero di chi condivide file, cresce l’utilizzo di alcuni software peer to peer, cresce il numero di chi dichiara di non scaricare più per paura della RIAA, diminuisce la quota di scaricamento della musica online. Insomma, un caotico momento di transizione.

Così può essere considerato il mercato generale della musica online negli Stati Uniti, specchio come sempre della situazione nel resto del mondo. Sono lontani i picchi dell’estate 2003, quando più della metà della popolazione Internet americana dichiarava di scaricare musica MP3 da Internet, quasi totalmente dai servizi di file sharing. L’azione repressiva della RIAA, arrivata a quasi 2000 procedimenti verso altrettanti utenti Internet degli stati Uniti, e dell’IFPI, l’associazione internazionale delle major musicali, ha congelato il mercato illegale per avviare i programmi legali di scaricamento file.

Il nuovo rapporto di Pew Internet & American Life Project, pubblicato lo scorso 25 aprile, ci può dare un’idea di questa larga fetta dell’universo Internet. Il rapporto, come gli altri pubblicati dalla società americana, è basato su oltre 2000 interviste telefoniche che rappresentano un panel di utilizzatori demograficamente e territorialmente equilibrato. Le interviste sono state eseguite tra febbraio e marzo scorso.

I Software Peer To Peer

Cresce l’utilizzo di software Peer to Peer. Un dato che può sembrare in controtendenza ma che va inquadrato nella larghissima diffusione di questi software, nella loro continua crescita e innovazione. Secondo il rapporto, la percentuale degli utenti internet che condivide file musicali, film o immagini è salita dal 20 per cento di Novembre-Dicembre 2003 al 23 per cento di questo rapporto. Al di là della leggera percentuale di crescita, va soppesato il cambio di rotta: dal Giugno 2003, quando la percentuale di chi dichiarava di condividere file era del 28 per cento, c’era stato un sensibile calo di utilizzi di software di file sharing che aveva addirittura dimezzato l’utilizzo di Kazaa.

Questi dati sono confermati anche da quelli di comScore Media Metrix che, pubblicati all’interno dello stesso rapporto di Pew Interner, mettono sotto esame mensilmente il traffico di rete su siti e servizi Internet. A fronte di un inesorabile declino di Kazaa (da 35 milioni di utenti unici di Giugno 2003 a 20 milioni di Febbraio 2004), troviamo una sostanziale ripresa di WinMX (in crescita di utenti da Novembre 2003), una crescita quasi raddoppiata di BitTorrent e un avanzamento sensibile per eMule/eDonkey.

La classifica dei software di file sharing americani vede sempre al primo posto Kazaa con 20 milioni di utenti unici, seguito da Winmx (5.900.000), BearShare (1.250.000), iMesh (950.000), BitTorrent, Grokster ed Emule (tra 200 e 400 mila utenti).

I servizi a pagamento

Cresce la popolarità dei servizi a pagamento. Secondo il rapporto Pew, il 17 per cento di coloro che scaricano musica da Internet ha usato o usa i servizi di musica legale a pagamento. Una percentuale che si riduce al 7 per cento considerando l’intera popolazione di navigatori. I risultati sono ben lontani dal 33 per cento di coloro che dichiarano di preferire i software peer to peer per scaricare musica.

Tuttavia i siti di musica a pagamento cominciamo ad essere frequentati. Sempre secondo i dati comScore Media Metrix a Marzo del 2004 i sei siti monitorati dal rapporto (MusicMatch, Napster, iTunes, Listen.com, Walmart Music Store, Liquid.com) hanno totalizzato 11 milioni di visitatori unici, lontani dai circa 30 milioni di utenti dei software peer to peer ma comunque significativi data la novità e la natura dei servizi.

Tra i servizi a pagamento, al primo posto troviamo MusicMatch.com (5,3 milioni di utenti) seguito da Napster e iTunes che totalizzano da soli circa 2,5 milioni di utenti ciascuno. Seguono Listen.com, Walmart e Liquid.com.

Le azioni legali

Dagli USA all’Europa continua intanto la pressione delle case discografiche e dei produttori cinematografici per tagliare le gambe al file sharing di contenuti illegali. Azioni di lobbying hanno portato al varo di alcuni nuovi provvedimenti che renderanno più difficile la vita a chi utilizza i software di file sharing per condividere musica e film protetti dal diritto d’autore.

Negli USA, lo scorso 31 Marzo, è stata approvato da un organo governativo, e dovrà passare al congresso, il “Piracy Deterrence and Education Act” (PDEA), una legge che inasprisce le pene per chi ha in condivisione più di 1000 dollari di materiale protetto e facilita le investigazioni dell’FBI. In Italia la conversione in legge del Decreto Urbani potrebbe estendere le pene per chi mette a disposizione file protetti da diritto d’autore.

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