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Sven Jaschan, 18 anni: fermato l’autore di Sasser

18 anni, residente in Sassonia, liceale dai risultati buoni ma non eccelsi: è lui l'autore del virus Sasser. Fermato dagli organi competenti, il ragazzo ha confessato e Microsoft avrebbe già avallato la confessione dopo aver analizzato il codice.

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Sven Jaschan, 18 anni, studente liceale appassionato di informatica, residente a Waffensen (nei pressi di Rotenburg) in Germania. Per gioco o per sfida, non per lucro né per dolo, è comunque lui il vero creatore del virus Sasser. Gli inquirenti lo hanno fermato a casa sua, un paesino di 920 anime, i giornalisti hanno circondato l’abitazione e le forze dell’ordine gli hanno sequestrato tutto il materiale informatico in possesso. Il ragazzo ha subito confessato.

Per una reciproca feconda interazione o per semplice casualità (difficile al momento definire la situazione), il fermo dell’autore del virus Sasser giunge in contemporanea ad un altro fermo: 21 anni, residente anch’esso in Germania (nel Baden-Württemberg), autore del virus Phatbot (fu Agobot). Reo confesso, il giovane ha poi spiegato di aver creato il worm in collaborazione con altri cracker della bassa Sassonia.

Si chiudono così due vicende che (soprattutto nel caso di Sasser) avevano egemonizzato le cronache della Rete per molto tempo. Da MyDoom a Bangle, partendo da Blaster e altri virus segnalatisi negli ultimi tempi, Microsoft cercava da tempo (con la fattiva collaborazione dell’FBI) di colpire gli untori per scoraggiare eventuali nuovi malintenzionati o pericolose emulazioni. Il doppio colpo messo ora a segno dona nuovo spessore alle iniziative di messa in sicurezza della Rete, cosa che neppure le corpose taglie messe a disposizione da Bill Gates avevano finora reso possibile.

L’autore di Sasser è stato momentaneamente rilasciato e, grazie alla minore età che aveva nel momento in cui il reato veniva commesso, potrà godere dei benefici che la legge riserva ai minorenni. In caso contrario una lunga pena detentiva sarebbe sicuramente stata inevitabile, e c’è comunque da attendersi un giudizio esemplare che, grazie all’eco raccolta dal caso, costituisca una simbolica forte vittoria contro il mondo dei virus-writer.

Frank Federau, portavoce della polizia tedesca, getta luce su ulteriori dettagli della vicenda. Secondo Federau il ragazzo avrebbe confessato la paternità di tutte le versioni di Sasser, mentre sarebbe da escludersi la sua partecipazione a gruppi organici dediti a terrorismo informatico: il ragazzo avrebbe dunque agito da solo (ma il tutto rimane in attesa di conferma, tra gli obiettivi delle indagini), e vani sarebbero quindi stati i sospetti avanzati dalle case antivirus secondo cui dietro Sasser avrebbe potuto esserci un movimento definito “Skynet Antivirus Team” (gruppo che avrebbe legato le sorti anche al worm Netsky). Rimangono tuttavia numerosi indizi che legano i due worm ad una possibile comune radice: saranno le indagini a dipanare i dettagli della vicenda.

Dopo la confessione e l’analisi dei primi materiali a disposizione sarebbe giunta da Microsoft la conferma della bontà delle parole del ragazzo. Microsoft, tuttavia, sottolinea i propri meriti nella vicenda facendo sapere che la soffiata sarebbe giunta proprio da Redmond e la polizia avrebbe agito di conseguenza fermando il timido ragazzo caduto subito in confessione. Secondo alcune fonti Microsoft avrebbe a sua volta avuto una segnalazione specifica, ma ancora non è dato a sapersi se la taglia da 250.000$ posta sul creatore del worm abbia qualche possibilità di essere assegnata.

Mentre il ragazzo attende di andare a giudizio, la Rete rimane alle prese del worm. Nelle ultime ore è stata segnalata la quinta versione dello stesso, ma a questo punto è possibile che Sasser.E sia l’ultimo rampollo di una famiglia dalla fama poco gloriosa.

Secondo il Guardian il ragazzo avrebbe agito per aiutare la madre in un suo progetto lavorativo: Sven avrebbe inizialmente avuto intenzione di costruire un virus-antivirus automatico in grado di eliminare Netsky, ma le tentazioni e le insistenze di alcuni amici lo avrebbero portato a deviare su Sasser. Il suo professore di informatica si sarebbe addirittura dichiarato sorpreso per l’accaduto, sottolineando la non eccellenza dei voti del ragazzo.

Sven non è mai stato probabilmente conscio dei danni che Sasser avrebbe potuto provocare, e la vicenda lo avrebbe travolto contro ogni volontà e aspettativa. Il caso si riduce però al fatto che un ragazzo timido e introverso ha messo a terra centinaia di migliaia di utenti, uffici bancari, compagnie di volo, sedi istituzionali. E su queste cose si baserà la sentenza degli organi giudiziari competenti.