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Google: qualche pezzo open source

Non aprirà completamente il proprio codice, ma in parte sarà disponibile operare sulle potenzialità del motore di ricerca costituendone una piattaforma disponibile per nuove applicazioni: Google intende mostrare parte del proprio sorgente.

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Parlando ad una assemblea di studenti australiani, Wayne Rosing, importante responsabile del gruppo Google, ha affrontato un argomento che lancia nuove luci sul futuro del motore di ricerca: Google starebbe andando verso l’open source.

Quello che si augura il team Google è la possibilità di aprire i propri confini predisponendo la propria piattaforma al lavoro di entità terze interessate a sviluppare il progetto. Rosing sottolinea come la stessa Microsoft, nemica putativa dell’etica open, stia facendo importanti passi indietro tali da aprire il codice di alcuni prodotti della stessa azienda di Redmond al pubblico.

La scelta di Google, secondo quanto indicato da Rosing, è una scelta volta a favorire la ricerca: aprire allo sviluppo significa preparare una forza lavoro di una certa qualità ed il tutto colimerà con un centro di ricerche regionale con sede a Melbourne (località della presentazione di Rosing), con un aumento della forza lavoro fino a 2100 unità (contro le sole 700 attuali) e con il progetto open controfirmato direttamente dal direttore tecnico Craig Silverstein.

«Non ho detto che Google diventerà open source» chiarisce Rosing, ma entro breve i primi passi saranno affrontati ed il codice del motore verrà parzialmente aperto all’elaborazione esterna. Le parole di Rosing hanno varcato le mura dell’assemblea grazie ad Adam Turner della testata The Age il quale, riportando quanto esposto in tale sede, getta nuova luce sul futuro di un Google in prossimità dell’importante approdo del motore di ricerca al mercato borsistico.

Il centro ricerche avrà lo scopo di formare ed inglobare nel team Google una «massa critica di talenti», richiamando così importanti investimenti a tutto vantaggio del territorio australiano. Il tutto ha potuto godere inoltre dell’avallo del ministro dell’Information and Communication Technology Marsha Thomson, la quale ha confermato la bontà delle intenzioni Google evidenziando così la fattiva collaborazione della comunità locale.