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Intel: più vicino il super Wi-Fi

L'azienda californiana annuncia l'arrivo del chip Rosedale: è il primo a supportare il nuovo standard WiMax. La promessa del presidente Otellini: banda larga senza fili per tutti.

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L’annuncio è arrivato all’IDF (Intel Developer Forum) in corso di svolgimento
a San Francisco. Intel sta distribuendo ai suoi principali clienti i primi
esemplari del chip Rosedale
, il primo ad integrare il supporto della tecnologia
wireless IEEE 812.16, meglio nota come WiMax. Dopo una serie di
ritardi (l’ultimo riguarda la famiglia di processori Itanium) e qualche scivolone
in borsa, la notizia assume un valore particolare per l’azienda californiana,
specie a livello di immagine.

I primi portatili con supporto WiMax dovrebbero vedere la luce per il 2006.
Un anno dopo il nuovo chip potrebbe essere integrato anche su palmari e smart-phone.
In arrivo già per il prossimo anno, invece, le prime base station in grado
di distribuire il segnale di questa sorta di ‘super wi-fi’. Nelle parole di Paul
Otellini
, presidente di Intel, gli ingredienti per la rivoluzione ci sono
tutti: "WiMax sarà per le connessioni a banda larga via cavo quello
i cellulari sono stati per le linee telefoniche tradizionali".

Dichiarazioni forti buone per caricare la platea? Il solito entusiasmo da ‘next
big thing’? Se si considerano le specifiche tecniche di WiMax e le potenzialità
che porta con sé, diremmo di no. Il confronto immediato lo si può
fare con lo standard 802.11, il Wi-Fi. Se quest’ultimo garantisce una copertura
limitata a circa 60 metri, estendibile solo con un sistema di ‘ponti’, WiMax promette
connessioni wireless in un raggio di 30 miglia. Quanto basta per poter immaginare
la realizzazione di network a banda larga su base metropolitana, ma anche la copertura
di quelle zone rurali o svantaggiate che difficilmente vedrebbero concretizzatarsi
le meraviglie dell’accesso a banda larga con i diversi sistemi basati sul cavo.
Se aggiungiamo che la larghezza di banda a lunga distanza si attesta sui 75Mbit/s,
lo scenario disegnato da Otellini non è poi così irrealistico.

Due i problemi più spinosi segnalati dai manager di Intel. Il primo
riguarda i costi, un fattore che fatalmente andrà a ricadere sul prezzo
dei prodotti finali, e quindi sulle tasche degli utenti. Scott Robinson,
capo della divisione Broadband Wireless, ha fatto sapere che i primi kit con Rosedale
sono costati ai clienti tra i 350 e i 500 dollari. L’obiettivo della società
è di scendere presto a prezzi paragonabili a quelli degli attuali sistemi
Wi-Fi, ovvero sotto i 200 dollari.

C’è poi la questione delle frequenze. Al momento quelle previste sono
sui 2.5GHz, 3.5GHz e 5GHz. La speranza, per Intel ma anche per l’utente finale,
è comunque riposta in un’apertura ulteriore dello spettro. Obiettivo primario
è l’utilizzo delle frequenze al di sotto della fatidica soglia di 1GHz
(in alcune dichiarazioni i dirigenti di Intel hanno fatto riferimento ai 700MHz
come livello ideale). Si tratta di frequenze attualmente destinate alla radio
e alla TV analogica, spesso assegnate negli anni a cavallo della seconda guerra
mondiale, le uniche che consentono di superare l’arduo ostacolo rappresentato
dalle mura delle nostre case. Un problema che va oltre l’ambito tecnologico, dal
momento che la gestione delle frequenze è demandata agli organismi di regolazione
delle comunicazioni attivi nei diversi stati.