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Si riaccende la guerra dei motori

Da Amazon a nuove start-up. Il mercato dei motori di ricerca si riaccende con un solo obiettivo: erodere il monopolio di Google. Il motore californiano si mette al sicuro con la propria soluzione per le ricerche sul PC

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Dai browser alla ricerca. La nuova “guerra” che appassionerà utenti e addetti ai lavori si sta già giocando sul campo delle ricerca. Non solo in quello, mai fertile come oggi, dei motori di ricerca, ma anche in quello della ricerca sul PC, un settore in cui le grandi Apple, Microsoft e Google si stanno gettando a capo fitto e in cui il motore di ricerca più cliccato del Web ha posto la sua pietra miliare con la Desktop Search.

Cosa spinge Google a creare un motore di ricerca personale per PC? Forse ne farà un mezzo per veicolare la pubblicità, forse uno strumento di integrazione con gli altri servizi di Google, certamente un tentativo per legare sempre di più l’utente ad un unico sito: quello di Mountain View e mettersi al riparo così dagli altri motori che affollano il Web.

Nelle ultime settimane si è infoltito il numero degli avversari del motore di ricerca californiano. Tra nuove entrate e nuove funzioni, in molti sembrano voler dire la propria su un settore ancora in forte espansione. Tra gli addetti ai lavori circola da tempo un ritornello che mette in guardia dalle posizioni troppo stantie: “In quanto tempo sei passato dal tuo motore a Google? In pochi secondi! E in quanto tempo potrai passare da Google ad un altro motore?” Sempre, naturalmente, in pochi secondi.

L’ultimo a comparire sulla scena è Info.com, un metamotore di ricerca creato da una piccola azienda di Chicago. Il nuovo strumento di ricerca raccoglie i risultati provenienti da più motori e li combina in un’unica interfaccia. Il servizio, che già ora prevede anche ricerche sulle pagine gialle americane, sui siti di commercio elettronico e nelle news, sarà presto integrato da una ricerca sui siti d’aste. Il tutto è ovviamente condito da una buona dose di risultati sponsorizzati.

Di ben più largo respiro è il motore di Amazon. A9, così come è stato chiamato dall’azienda di Jeff Bezos, permette di potenziare la ricerca da un lato conservando le ricerche effettuate nei giorni e nelle settimane precedenti, dall’altro fornendo un’interfaccia semplice ed efficace per la ricerca su immagini, libri e film.

Anche Clusty, come Info.com, è un metamotore, ossia un motore che aggrega i risultati provenienti da diverse fonti. Tuttavia alla base di questo strumento vi è un plus di tecnologia che lo rende appetibile: un “Clustering Engine”, come a dire ‘un motore di raggruppamento’, permette di combinare i risultati in “temi” in modo da cercare di rendere evidente la differenza sfumatura semantica della parola. Cercando ad esempio “sicurezza”, Clusty restituisce le varie tematiche: Salute, Sistemi, Prodotti, Informatica ecc. permettendo di restringere la ricerca al solo campo di significato che interessa all’utente.

Ultima tra le nuove entrate è Snap che punta sulla più alta personalizzazione dei risultati. Il motore, fondato dall’ideatore di Overture Bill Gross, consente attraverso un’interfaccia accattivante di filtrare “al volo” i risultati delle ricerche, basandosi su, ad esempio, il dominio di appartenenza dei siti, le parole che compaiono nelle ricerche e il grado di “soddisfazione” dei siti Web. Il gradimento di un sito viene calcolato sulla base di un non meglio precisato accordo con alcuni provider che forniscono a Snap informazioni anonime sulla navigazione degli utenti.

Quale tra questi motori vi farà cambiare “in un secondo”? Probabilmente nessuno. A Info.com, A9 e Clusty le ricerche sono fornite direttamente dal motore con cui essi stessi vorrebbero competere, ossia Google. Snap raccoglie le pagine da Gigablast e LookSmart che non posseggono la stessa profondità di ricerca del motore californiano.

Non saranno forse queste nuove leve ad insidiare Google ma le “vecchie”, ossia Yahoo! e Microsoft, che a piccoli passi muovono verso la resa dei conti. Piccoli passi: il primo ha da poco ritoccato il design della pagina di ricerca, abbracciando quasi per tutto il modello minimalista di Google, la seconda invece sperimenta da qualche mese il proprio motore.