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RedHat e MySQL assieme contro i brevetti

Con l'apertura del sito NoSoftwarePatents.com prende il via una nuova iniziativa volta a riproporre la discussione circa l'opportunità di adottare l'attuale direttiva che l'Europa vorrebbe imporre per regolamentare la brevettabilità dei software.

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Con l’appoggio di nomi quali RedHat e MySQL parte da Monaco una nuova iniziativa contro la direttiva sulla brevettabilità del software che l’Europa ha intenzione di adottare. Senza mezzi termini il sito ufficiale NoSoftwarePatents.com vede nella direttiva non solo la fine di Linux, ma anche l’inizio di un periodo fatto di licenziamenti, insicurezza informatica e mancata tutela della privacy. Al di là dei rispettabili e meritevoli risvolti filologici dell’iniziativa, insomma, si intravvedono schermaglie maggiormente proprie di una meno rispettabile logica di mercato.

L’iniziativa è capitanata da Florian Müller, eclettico personaggio legato da tempo al mondo dell’IT e dei movimenti open source, e vive sull’importante appoggio di nomi quali MySQL e RedHat. Il sito è diffuso in 12 lingue (ivi compreso l’Italiano) e si pone l’obiettivo di informare quanti ergono il proprio mercato sui brevetti software delle distorsioni che tali vincoli apportano alla comunità ed all’economia generale.

Nella fattispecie la primaria delle accuse è quella secondo la quale ad aver benefici dai brevetti sarebbe una ristretta cerchia oligarchica, a danno di tutto il resto del mercato. Per questo motivo la home page del sito ufficiale del movimento evidenzia una previsione controfirmata Deuch Bank: «È molto probabile che i brevetti sul software, pratica comune negli Stati Uniti e sul punto di essere legalizzati in Europa, possano frenare l’innovazione. L’Europa ha ancora la facoltà di cambiare questo corso».

Un importante segnale che emerge è il fatto che l’iniziativa parta da Monaco, proprio la città dove per prima una pubblica amministrazione di una certa entità ha pensato che Linux fosse la via migliore al fine di un migliorato status di sicurezza a fronte di una minore spesa complessiva (la guerra di cifre in tal senso ha già una certa storia e non vede tuttora la fine dei sondaggi promossi dalle parti in causa).

Al tutto non fanno però onore taluni giudizi quantomeno opinabili che minano alla base la credibilità e la forza della meritevole protesta. Un esempio su tutti (frase estrapolata dal commento al risvolto “politico” della questione): «È evidente che alcuni politici semplicemente seguono i consigli dei loro finanziatori provenienti dalla grande industria. Tuttavia, una maggioranza all’interno del parlamento europeo ha votato contro i brevetti software nel settembre del 2003, il che è un’indicazione che un grosso numero di politici sono onesti». Lasciar intendere che i politici che votano a favore della direttiva possano essere “disonesti”, ad esempio, è già di per sè una palese, pleonastica e poco obiettiva distorsione della discussione in ballo. In questo caso il fine non giustifica sicuramente i mezzi e, anzi, ne viene danneggiato.