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USA, Microsoft suggerisce la riforma del copyright

Microsoft non è soddisfatta dell'attuale legge USA sul copyright: troppe procedure legali, troppe spese per la difesa dei propri diritti, troppi vincoli. Microsoft chiede così di cambiare la normativa e di favorire anche privati ed enti non-profit

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Microsoft, l’azienda che più di ogni altra è stata idealmente identificata con il concetto del copyright per la sua strenua battaglia in difesa di tale principio, si fa ora paladina di una proposta di rinnovamento della normativa statunitense sui brevetti. Nella sua proposta Microsoft pretende maggior forza nella difesa dei diritti acquisiti e nel contempo offre migliori condizioni per i privati e le piccole aziende interessate a brevettare (o difendere) una propria ideazione.

La proposta è stata resa pubblica dal consigliere generale Microsoft Brad Smith durante in occasione del seminario tenutosi presso l'”American Enterprise Institute for Public Policy Research” di Washington. Il punto sul quale Microsoft pone l’accento è il problema delle pratiche legali: nei soli ultimi 12 mesi Microsoft ha depositato ben 3000 brevetti, ma nel contempo la stessa azienda è stata costretta ad un esborso di oltre 100 milioni di dollari per difendersi da una serie di presunte infrazioni (sono circa 40 le cause legali avviate contro il gruppo di Redmond nello stesso periodo; famosa, tra queste, la recente vicenda Eolas).

Una tutela internazionale maggiore, una riduzione dei costi di difesa, la creazione di un tribunale speciale per le problematiche relative alla proprietà intellettuale, l’istituzione di regole maggiormente elastiche al fine di tutelare la proprietà intellettuale senza colpire chi possa aver infranto il diritto senza dolo: questi i principali obiettivi Microsoft.

Nel proprio pubblico suggerimento Microsoft chiede inoltre misure speciali per privati, piccole imprese, associazioni non-profit ed università: favorire queste piccole entità con una serie di condizioni vantaggiose per la registrazione e la difesa dei brevetti significherebbe infatti rinforzare lo status giuridico della proprietà intellettuale (principio su cui si erge la frattura con il mondo open source).