QR code per la pagina originale

Flash, avanti tutta con il video

Macromedia riunisce a San Francisco la comunità di sviluppatori Flash e annuncia una nuova release piena di novità.

,

La scena deve essere stata imbarazzante. Siamo a San Francisco, sede dell’edizione
2005 di FlashForward,
la più importante manifestazione mondiale dedicata al popolare software
di Macromedia. Sul palco c’è Mike Downey, uno degli uomini
chiave dell’azienda americana, Technical Product Manager di Flash. Vuole mostrare
a tutti la qualità e i vantaggi della distribuzione di video tramite Flash
Player. L’esempio che porta è il sito di CNET. Va per fare partire il filmato,
la recensione di un prodotto. Niente. Riprova con un altro. Ancora niente. Prima
di riuscire nel suo intento con un terzo filmato, un lampo di genio e ironia:
“Come vedete si tratta di un prodotto assolutamente nuovo: è tutto
nero!”.

Inconvenienti da conferenza. I video in Flash sul sito di CNET funzionano,
la qualità è più che apprezzabile, anche se, come è
facile aspettarsi, non tutto fila liscio con connessioni lente. Quello che Downey
voleva dimostrare è la bonta di una scelta (Flash, ovviamente) che consente
una fruizione dei filmati incorporati in una pagina nettamente meno complicata
rispetto ad altre soluzioni più comuni, si tratti di Real Video, Windows
Media o Quick Time. Lo sanno bene gli sviluppatori, ma è un’esperienza
che chiunque può verificare. Visualizzare un video può trasformarsi
in un’esperienza frustrante, fatta di popup, incompatibilità, codec mancanti
e via dicendo. È un problema sentito anche dai motori di ricerca. Quando
Yahoo! ha lanciato il suo motore per filmati, ha anche evidenziato la difficoltà
del processo di indicizzazione, dal momento che una quantità enorme di
documenti video giace nascosta in popup attivati da Javascript che nessuno spider
è in grado di scovare.

Proprio la gestione migliorata del video dovrebbe essere uno dei punti
di forza del nuovo Flash 8, una release che i manager di Macromedia annunciano
come la più importante di sempre in quanto a nuove funzionalità.
Un nuovo e più efficiente codec incorporato nell’ambiente di sviluppo dovrebbe
garantire migliore qualità e risparmio di banda, anche grazie ad un nuovo
player (nome in codice Maelstrom)
che, oltre che nella visualizzazione di filmati e nelle prestazioni generali,
promette meraviglie anche nella resa a video del testo (il boss di Macromedia,
Kevin Lynch, ha strappato l’ovazione del pubblico mostrando il confronto tra la
tecnologia di casa e il Clear Type di Microsoft). Sarà comunque interessante
verificare sul campo. Quello della distribuzione di video sulla rete (e sui dispositivi
mobili) è un business enorme e promettente, ma Macromedia ha di fronte
rivali molto tosti. All’orizzonte c’è per esempio l’esordio del nuovo sistema
operativo di Apple, Tiger, che avrà tra le chicche più attese la
versione 7 di Quick Time con il supporto della tecnologia di compressione H264,
quella che molti osservatori vedono come candidata più seria per il ruolo
di standard dominante del futuro.

Per il resto, le cronache dal FlashForward si sono soffermate su due eventi
collaterali di segno diverso ma a ben vedere legati da un sottile filo rosso.
Potremmo sintetizzare così: Flash e il web che cambia. In entrambi i casi
Macromedia ha dovuto giocare sulla difensiva, dovendo tornare a ribattere su due
elementi negativi che da sempre accompagnano l’evoluzione di Flash.

Il primo evento è stato un panel intitolato Google food. Il ‘cibo’
di cui Google ama nutrirsi è il testo che riesce a indicizzare percorrendo
in lungo e in largo il web con i suoi miliardi di pagine. Il problema è
che con certi siti realizzati in Flash il principe dei motori ha spesso ben poco
da indicizzare: non trova testo, ma tanti movies da cui è complicato estrapolare
le informazioni in grado di proiettare quei siti in cima alla lista dei risultati.
È una questione annosa. Macromedia aveva a suo tempo realizzato una pagina
ad hoc sul suo sito con brevi spiegazioni sui metodi migliori per rendere un sito
in Flash ben indicizzabile dai motori. Se oggi se ne torna a parlare significa
che qualcosa continua a non funzionare. Oggi, chi decide di realizzare un sito
interamente basato sul software di Macromedia sa che corre il rischio di sparire
dalla più importante fonte di traffico della rete. Dal panel non sono venite
fuori soluzioni definitive. Le strategie suggerite da molti degli intervenuti
puntano ancora alla versione alternativa in HTML del sito o alla distribuzione
dei contenuti in Flash su diverse pagine statiche invece che in un unico movie.

A bacchettare Macromedia è arrivato a San Francisco anche Lawrence
Lessig
, l’avvocato americano alfiere della battaglia sul nuovo copyright e
ideatore delle licenze Creative Commons. Ha esordito con un concetto secco, anch’esso
risaputo: il mondo dell’open source detesta Flash. Detesta la chiusura del formato
che ne ha da sempre contraddistinto lo sviluppo. Ha fatto il paragone con HTML,
Lessig. Ha ricordato come uno dei fattori che ha consentito l’esplosione di internet
sia stata l’opportunità per chiunque di ‘spiare’ dietro le quinte di un
sito potendo visualizzare il sorgente HTML e imparando così a sua volta
i trucchi del mestiere. Per Flash niente di tutto ciò si è mai verificato,
tranne che su quei siti che offrono raccolte di movies accompagnati dal codice
sorgente. Un invito alla condivisione, insomma, rivolto a tutti gli sviluppatori.
La risposta di Macromedia non si è fatta attendere. Uno dei più
celebri animatori delle community legate a Flash, Mike Chambers, ha preparato
una libreria
specifica e liberamente utilizzabile che consente agli sviluppatori di distribuire
facilmente insieme all’opera finale anche il file originale.