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British Telecom: scissione per evitare sanzioni

British Telecom, sotto le ferme pressioni della OFCOM (l'omologa inglese dell'AGCOM italiana), ha annunciato di voler separare il proprio gruppo in due aziende diverse: una si occuperà della rete, l'altra dei servizi. E c'è chi pensa a Telecom.

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La notizia è giudicata dagli stessi responsabili British Telecom come la più importante del decennio in seno al gruppo delle telecomunicazioni inglese: BT ha annunciato infatti che opererà una scissione del proprio gruppo in due unità separate, una operante a livello di gestione della rete e l’altra operante a livello di servizi.

L’annuncio della scissione giunge in modo assolutamente improvviso, ma in conseguenza di un’azione molto precisa da parte dell’autorità di controllo inglese: l’OFCOM (“Office of Communications”: l’omologa inglese dell’italiana AGCOM) ha infatti più volte fatto pressioni sull’incumbent anglosassone al fine di forzare l’operazione odierna. British Telecom ha così deciso ora di operare d’anticipo: prima che l’OFCOM intervenga con modalità punitive, il gruppo (ormai con le spalle al muro) annuncia la scissione compiendo un passo importante verso la posizione ordinata dall’authority.

Secondo quanto recentemente annunciato dall’OFCOM, British Telecom sarebbe stata forzata ad aprire un gruppo separato in tutto e per tutto, denominato Access Services, avente 30.000 dipendenti propri, sede propria, uniformi proprie e brand proprio: il taglio deve essere netto. In conseguenza delle pressioni OFCOM British Telecom ha già annunciato un taglio dei costi del “local loop unbundling” pari a circa il 20% che avrà effetto già a partire dal 1 Agosto 2005, il che riverbererà direttamente sulle diverse offerte all’utenza i vantaggi derivati.

Una simile operazione è richiesta in Italia da quanti vedono nella posizione di Telecom Italia (titolare della rete e fornitore di servizi) una eccessiva strozzatura al mercato. Così l’Associazione Anti Digital Divide prende posizione circa l’annuncio BT: «dopo l’esempio francese, indicato dall’antitrust UE come “modello da seguire”, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni italiana (AGCOM) dovrebbe seguire anche quello inglese». Come suggerito peraltro dalla stessa AGCOM già nel lontano 2002.