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Google Wallet: non proprio come Paypal

Eric Schmidt conferma l'impegno di Google in un sistema di pagamenti non meglio precisato, ma al tempo stesso nega che il programma possa costituire una concorrenza diretta con il gruppo Paypal. Entro l'anno dovrebbe comunque giungere l'annuncio

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Simile a Paypal, ma non proprio come Paypal: le voci che vedevano Google impegnato in un progetto atto ad erigere un sistema di pagamenti online in grado di contrastare il mercato controllato da Paypal sono state parzialmente confermate. La conferma concerne l’impegno di Google in un progetto simile, mentre la smentita riguarda la concorrenza con Paypal: il progetto di Google avrebbe radici diverse.

Queste le parole accreditate ad Eric Schmidt (CEO Google) da Reuters: «i servizi di pagamento ai quali stiamo lavorando sono un’evoluzione naturale degli esistenti prodotti online e dei programmi di pubblicità che oggi collegano milioni di consumatori e inserzionisti […] Crediamo che l’e-commerce possa migliorare e stiamo lavorando su come migliorare l’esperienza degli utenti».

Le parole di Schmidt fugano dunque l’ipotesi di uno scontro frontale tra Google ed il gruppo eBay, ma al tempo stesso lasciano presumere un tentativo da parte di Google di introdurre un nuovo modo di fare e-commerce: se dunque la concorrenza diretta con Paypal è evitata, al tempo stesso il sistema Paypal potrebbe comunque trovarsi in difficoltà di fronte ad un eventuale successo (probabile, visti i precedenti) del nuovo “Google Wallet”.

L’assenza di ulteriori dettagli circa il progetto di Google ha lasciato sviluppare già molte ipotesi. Le voci che più si rincorrono sono concernenti la chimera dei micropagamenti, sistema che da decenni viene teorizzato come anima commerciale del web del futuro. Google potrebbe dunque avventurarsi in questa nuova sfida e la virtualizzazione del denaro (un credito registrato, in stile AdSense, e spendibile) potrebbe esserne il passaggio fondamentale. Un’ipotesi simile configurerebbe un servizio complementare a Paypal, dunque i due gruppi potrebbero non giungere ad un qualsivoglia ostacolo vicendevole. Anzi.

Le ipotesi e la realtà si fermano alle parole di Schmidt e, soprattutto, all’anticipazione del Wall Street Journal: entro l’anno Google dovrebbe dipanare ogni dubbio al riguardo (le conferme di Schmidt non fanno altro che alzare ulteriore polverone sulla vicenda) ed annunciare ufficialmente il proprio nuovo servizio.