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Yahoo! Music raddoppia il prezzario

Yahoo! Music Unlimited porta i propri abbonamento a 11.99 dollari al mese (9.99 su base annuale) rimanendo da una parte la miglior offerta sul mercato ma raddoppiando quanto finora imposto alla propria utenza.

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Con un annuncio riservato alla propria utenza, Yahoo! cambia il prezzario del proprio music store portando addirittura al raddoppio il costo delle sottoscrizioni. In seguito al mutamento annunciato i prezzi passano da 4.99$ a 9.99$ al mese per le sottoscrizioni annuali e da 6.99$ a 11.99$ per le sottoscrizioni mensili. Il cambiamento avrà valore fattivo a partire dal 1 Novembre 2005.

Finisce, dunque, il periodo di lancio iniziale con il quale Yahoo! Music Unlimited intendeva richiamare utenza al proprio servizio con l’esca dei prezzi ridotti. Ad oggi la motivazione ufficiale resa agli utenti richiama la necessità di proporre un modello economico sostenibile e tale da garantire un regime di continuità alla qualità offerta.

Nonostante il +100% comunicato, Yahoo! rimane ancora il servizio che, tra quelli funzionanti a sottoscrizione periodica e non a pay-per-download, mantiene il prezzo migliore: gli 11.99 dollari mensili (9.99 su base annuale) rimangono infatti al di sotto dei 14.95$ di Napster e dei 13.32$ di Rhapsody (non disponibile al momento in Italia). Nella dimensione parallela del pay-per-download iTunes domina il mercato con il proprio duo iPod/iTunes, ma i prezzi del music store di Cupertino rimangono a 0.99$ contro i 0.79$ di Yahoo! Music.

Da una parte c’è la pressione delle case discografiche che chiedono prezzi flessibili e Digital Right Management meno chiusi; dall’altra vi sono le esigenze dei music store, che nel modello iTunes vedono un margine di profitto troppo risicato; un ulteriore polo di contrasto è quello tra i detentori degli standard di Digital Right Management, vero nocciolo della questione; infine vi sono gli utenti, ai quali un aumento dei costi può costituire un ennesimo invito a tornare a ripercorrere le tradizionali vie del P2P (peraltro mai abbandonate, ma solo confuse da uno status legale sempre più indefinito). Il settore è dunque ancora decisamente instabile e la fluttuazione di prezzi ed accordi intersocietari apre alla possibilità di ulteriori importanti ritocchi.