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Peer Impact, il SocialMusicStore

Social networking, peer-to-peer, music store: Peer Impact è un cocktail di tante tecnologie che, unite assieme, permettono l'emersione di un nuovo tipo di distribuzione di contenuti digitali. Ma non sempre in questi casi 1 più 1 fa 2.

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Cara, che film guardiamo stasera? Fino a poco tempo fa il dialogo proseguiva con un viaggio fino al primo distributore di videocassette e DVD a disposizione e, dopo il film, un ulteriore viaggio permetteva di riconsegnare il prodotto alla videoteca senza costi aggiuntivi. La scena appartiene ormai irrimediabilmente al passato, però. Come da tempo si immaginava, infatti, la tecnologia è ormai giunta al momento in cui diventa possibile la distribuzione online dei contenuti video su grande scala. Tutto ciò diventa possibile nel momento in cui varie vie di sviluppo convergono e l’emergenza tecnologica permette al nuovo servizio di prendere corpo. Se poi il tutto viene offerto “in salsa P2P“, ecco allora che il piatto è servito: una nuova rivoluzione si appresta ad approcciare il mercato dei contenuti digitali nel tentativo di occupare il grande vuoto lasciato dal decaduto mondo del file-sharing vecchia maniera.

Peer impact è un software che è rivoluzionario già solo per la sua stessa natura: nato su struttura P2P, il servizio è però assolutamente legale in quanto cresciuto tra le cure di un mondo di Hollywood decisamente interessato a valutarne ogni aspetto ed ogni potenzialità. Per semplificare, Peer Impact è un software che permette lo scambio di contenuti video tra gli utenti, ma nel contempo mantiene un controllo centralizzato del Digital Right Management. In pratica il download del prodotto non è ricollegabile ad un server centrale ma ad una struttura allargata (ottimizzando così lo sfruttamento del canale), il pagamento invece va direttamente all’organizzazione centrale e di lì viene diramato quanto necessario per far durare la fruizione del prodotto per il solo tempo per cui l’autorizzazione è valida: 24 ore.

4.48 Mb di download dividono l’utente dall’installazione del proprio Blockbuster personale. Una volta installato il software, l’utente è parte di un network che coinvolge totalmente l’utente: infatti, siccome parte dell’onere della distribuzione è condiviso con chi fruisce del prodotto, anche parte dei guadagni viene equamente diviso. Condividere i film, in pratica, conviene: ogni condivisione è pagata con un credito e tale credito può essere riutilizzato per fruire di nuovi contenuti. E così via in una sorta di ciclo virtuoso che dovrebbe incoraggiare alla “evangelizzazione” delle proprie fruizioni (un apposito “NoiseMaker” è stato messo a punto proprio per una sorta di spam distribuito e legale) ed incentivare la spesa. Impossibile, però, valutare a priori quale sarà il Peer Cash generato dal proprio archivio. Una valutazione non è fattibile in quanto la natura P2P del sistema fa in modo che un file possa essere scaricato da più utente contemporaneamente ed in base a parametri di valutazione propri dell’organizzazione centrale. Ne consegue il fatto che per ogni file possono essere scaricate porzioni più o meno ampie, ed il guadagno relativo sarà direttamente proporzionale alla massa di download raggiunta.

L’attività di distribuzione, inoltre, va divisa in due tipologie differenti: la Distribuzione Passiva, quella costituita dai download concessi agli altri membri della comunità, comporta infatti un onere minore rispetto alla Distribuzione Attiva, quella in cui gli utenti operano una vera e propria opera promozionale prima di procedere alla distribuzione del prodotto in possesso. Vi sono dunque due livelli di utenza: l’utenza passiva funge esclusivamente da distributore, mentre l’utenza attiva si fa carico anche dell’opera promozionale e dei vantaggi in Peer Cash che ne conseguono. Peer Impact distribuirà video (ed è questa la grande novità, soprattutto nell’ottica di un prodotto del tutto identificabile in una struttura Peer-to-Peer), ma Peer Impact sarà innanzitutto un music store oltre a permettere la distribuzione anche di videogiochi, software e qualsivoglia altro materiale digitale. Il controllo sui file è garantito dal fatto che il sistema è chiuso ed ogni singola unità condivisibile è stata immessa nel circuito da parte della Wurld Media: controllo garantito, remunerazione garantita, sicurezza garantita, DRM garantito. Nulla sfugge a Peer Impact.

I partner applaudono
L’industria della produzione ha abbracciato con favore l’idea Peer Impact. Tra i principali partner del progetto figurano infatti nomi quali Sony BMG, Universal Music, Warner Music ed EMI, nonché Virgin, Vivendi, Atari e molti altri. Il sistema non può che apportare grandi vantaggi, infatti, per i vari grandi nomi della produzione: i vantaggi del P2P si sposano con i sigilli del DRM, il tutto in una distribuzione dai costi azzerati e limitato a qualche credito all’utente che si fa carico di ospitare ed evangelizzare il gruppo di amici.

Nessun giudizio campato per aria: il progetto è ambizioso e per certi versi affascinante, ma lo sbilanciamento dello scambio a favore di chi offre sembra essere ancora troppo ampio. Perché l’utente dovrebbe perdere tempo e risorse per pochi centesimi (neppure incassabili, ma solo fruibili in ulteriori prodotti da ospitare ed evangelizzare)? Peer Impact è pubblicamente disponibile in versione 1.5. Provarlo costa nulla perché 5 dollari sono in omaggio, dopodiché sarà una condivisione di giudizi a chiarire se e quanto la condivisione dei contenuti altrui sia cosa buona.

Se fino a poco tempo fa, a detta di talune statistiche, tutti erano pressoché dei pirati, ora l’industria delle varie produzioni chiede agli stessi pirati di vendere quegli stessi prodotti fino a poco tempo prima truffaldinamente scambiati. Purchè non rubiate, vi paghiamo. L’idea è condita di una notevole dose di astuzia, ma è vittima per certi versi di una notevole cecità: un social networking drogato dai guadagni (oltretutto virtuali) non è per forza né coeso né positivo. Anzi. La parola passi pure al mercato, dunque.