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Microsoft, il codice non basta

Neelie Kroes, per mano del proprio portavoce Jonathan Todd e rincarando in seguito la dose, allontana gli entusiasmi di Microsoft e non ritiene conclusa la questione: il codice sorgente non basta, serve altra documentazione didascalica

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Una dichiarazione interpretabile in mille modi, ma quantomeno in grado di congelare gli entusiasmi in casa Microsoft in attesa che il verdetto giunga dalla prossima seduta della Commissione: «è prematuro concludere che l’accesso al codice sorgente possa risolvere il problema». Le parole giungono da Jonathan Todd, portavoce della commissaria Neelie Kroes.

Nei giorni scorsi in una conferenza stampa il responsabile Microsoft Brad Smith prometteva di segnare la storia del gruppo aprendo il codice di Windows Server all’utenza dotata di licenza, in modo che aziende terze avrebbero potuto produrre software compatibile e pienamente concorrenziale. Smith ha sottolineato il fatto che più di così Microsoft non possa fare perchè la simbolica apertura del codice è già di per sé un passo decisivo verso la totale trasparenza.

Alle parole di Todd, però, Neelie Kroes ha fatto da controcanto affondando ulteriormente il colpo: «il codice sorgente è la documentazione estrema di niente». Il senso delle parole della Kroes è nella necessità di offrire all’utenza istruzioni comprensibili in quanto senza di esse il codice è materiale tanto prezioso quanto inutilizzabile. In merito alle 12.000 pagine di documentazione Todd ha inoltre sentenziato il fatto che «non è questione di quantità, ma di qualità» lasciando intendere come i principi avanzati da Microsoft siano buoni più nella forma che nel merito dei contenuti.

La Kroes ha infine fatto sapere di aver ricevuto nulla più di un semplice comunicato, dunque ulteriori comunicati alla stampa verranno rilasciati solo in seguito al reperimento effettivo della documentazione promessa da Redmond.