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Microsoft rifiuta le tesi dell’UE, multa prorogata

Microsoft ottiene quanto desiderato, ovvero spostare ulteriormente la messa in pratica di quanto sentenziato dalla Commissione. Il gruppo rigetta le tesi dell'UE, chiede una nuova udienza ed il tutto continuerà a data da destinarsi

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Tutti i nodi stanno venendo al pettine e, quando ormai il caso sembra essere sulla dirittura d’arrivo, Microsoft lancia un’ultima sfuriata contro la sentenza di colpevolezza giunta dalla Commissione Europea per il noto caso antitrust. Microsoft rifiuta in toto le teorie della Commissione e per esplicitare ulteriormente il proprio punto di vista diffonde un comunicato (dai toni quantomeno indispettiti) che riassume il caso e le ultime vicende legali.

Per assolvere alle richieste dell’UE, Microsoft ha prodotto a suo tempo un certo quantitativo di materiale utile, secondo la casa di Redmond, ad avere pieno accesso a tutte le informazioni necessarie alle aziende terze per operare sui sistemi Windows senza ostacoli anti-concorrenziali. Ruggenti, in tal senso, le parole del comunicato utili a spiegare l’impegno del gruppo nel protendere la mano all’accusa: «migliaia di impiegati Microsoft hanno lavorato per oltre 30.000 ore alla produzione di oltre 12.000 pagine di dettagli tecnici […]. In più Microsoft ha offerto 500 ore di supporto tecnico ed ha reso il proprio codice sorgente disponibile sotto precisa licenza».

Il testo passa quindi ad accusare apertamente la Commissione circa il breve tempo lasciato al gruppo per reagire alle sollecitazioni giunte sul caso. L’obiettivo, comunque, sembra essere raggiunto: Microsoft ha ottenuto una ulteriore udienza presso la Commissione ed i tempi tecnici per far scattare questo passaggio (nonchè il successivo, ovvero la multa da 2 milioni giornalieri per ogni ritardo ulteriore nel regolarizzare la posizione) si dilungano protraendo ulteriormente un caso che affonda le proprie radici al “lontano” 2004.